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Salute mentale, no al trasferimento

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Troppi muri, troppe scale, troppo buio. Il comitato spontaneo di operatori ed utenti che lavorano al Servizio di salute mentale di Trento dicono no al trasferimento negli ex uffici Cisl di via Santa Croce. Si appellano al Comune e alla Provincia chiedendo di innestare la retromarcia, di non cambiare «ciò che funziona molto bene», di non «sfrattare» i malati che oggi trovano ospitalità nei due piani del palazzo di via San Giovanni Bosco, l'ex Civica casa di riposo del capoluogo.

 

«Si tratta di due piani organizzati, su una superficie di 1600 metri quadrati. Organizzata e apprezzata - fanno notare i dipendenti, i volontari e gli Ufe (Utenti familiari esperti) - da chi si rivolge a noi». «Immaginate il disagio di chi è costretto a rivolgersi ai nostri uffici. Immaginate cosa vuole dire arrivare in un ambiente inadeguato, inospitale, scuro, compresso. E poi fate il confronto con la situazione attuale: luce, sale comunicanti per permettere agli operatori di tenere sotto controllo la situazione e di confrontarsi in tempo reale con i colleghi degli altri uffici, uno spazio-bar e un centro diurno che permettono di rendere familiare la struttura», eliminando quell'aspetto e quell'odore da ospedale.

 

Insomma i membri del comitato dicono che la soluzione individuata dall'ente pubblico non è adatta. Quella del Servizio di salute mentale pare essere una telenovela senza fine: dipendenti e volontari sempre pronti a traslocare, con gli scatoloni da riempire. «Chi ha seguito le vicende della salute mentale di Trento - si legge in una lettera aperta - sa che almeno a partire dal 2000 siamo stati costretti in una sede, 2 piani nella palazzina di via Petrarca, che ogni giorno diventava meno vivibile, perché ogni giorno crescevano gli utenti e i familiari che la frequentavano». Operazioni tampone, succursali, pezze dopo pezze, fino al 20 novembre 2012, quando il Servizio venne trasferito nell'ex Rsa di via San Giovanni Bosco.

 

«Neanche il tempo di inaugurare ufficialmente le sale (l'area gestione delle crisi, l'area abitare, l'area lavoro per il reinserimento professionale, l'area del fare assieme, centro diurno, ambulatori medici e amministrazione), nel marzo del 2013, che già si iniziava a parlare di trasferimento» racconta il dottor  Renzo De Stefani . «Trasferirci per mandarci all'ex Cisl è una violenza che viene fatta al buonsenso».

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