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Le fabbriche saranno le prime a riaprire

«Ma lavoreremo con le mascherine

fino al vaccino, nel 2021»

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Le fabbriche saranno le prime a riaprire. Il 40% del settore manifatturiero trentino, cioè le aziende dei settori essenziali e le 1.400 imprese ad essi collegate che hanno chiesto l’autorizzazione al Commissariato del governo, è già al lavoro, anche se generalmente a regime ridotto.

Sempre che la situazione epidemiologica lo permetta, cioè che i contagi continuino a scendere, e con tutte le misure di sicurezza necessarie, il restante 60% della manifattura industriale e artigianale potrebbe riaprire prima della fine del mese. Seguiranno, con gradualità, l’edilizia, l’agricoltura, la logistica e trasporti, la distribuzione commerciale, i pubblici esercizi, il ricettivo e alberghiero. Ma tutto dovrà avvenire seguendo protocolli rigorosi. Almeno per un anno e mezzo, fino al vaccino anti-Covid, lavoreremo e andremo in giro con le mascherine.

Il percorso verso la ripartenza dell’economia trentina, in una società che dovrà convivere per un po’ con il Coronavirus, è stato approfondito ieri mattina nel Comitato provinciale di coordinamento in materia di salute e sicurezza sul lavoro, divenuto in queste settimane tavolo Covid, presenti, come sempre in videoconferenza, sindacati e associazioni imprenditoriali, l’Azienda sanitaria provinciale e la sua Unità operativa sulla sicurezza Uopsal, l’assessore provinciale allo sviluppo economico Achille Spinelli . Il tavolo ha avviato una serie di gruppi di lavoro, integrati con esperti di settore, per definire le linee guida operative sui vari comparti economici. Il lavoro parte subito e, nel giro di una settimana, potrebbero già essere pronte le prime linee guida sulla riapertura del manifatturiero.

Tutte le categorie spingono per riaprire al più presto, perché i danni economici della chiusura cominciano ad essere pesanti. D’altra parte resta la grande preoccupazione che una riapertura troppo rapida ci riporti in una nuova emergenza. L’orientamento è quello di non agire prima del via libera nazionale e, in ogni caso, solo se effettivamente la diffusione dell’epidemia rallenta, come sembrano far pensare i primi segnali di questi giorni. Intanto però ci si prepara.

Con una consapevolezza, sottolineata dal dirigente del dipartimento salute della Provincia Giancarlo Ruscitti : dovremo convivere col virus per lunghi periodi dopo l’emergenza, la ripresa di un lavoro normale, un lavoro senza distanziamento e mascherine, senza le procedure di sicurezza, via via aggiornate, per la tutela della salute dal virus, non si vedrà prima del vaccino, non prima cioè della fine del 2021.

«Il tema è prepararsi per tempo e preventivamente alla ripresa. Ma nessuno si può permettere di sbagliare sui tempi, un errore vuol dire ricadere nell’onda lunga dei contagi» spiega Manuela Faggioni della Cgil che ha seguito il tavolo insieme a Milena Sega della Cisl e Alan Tancredi della Uil. «Ci sono settori dove riaprire è più complesso, altri, come la manifattura artigianale e industriale, dove le procedure sono già in atto e si tratta di estenderle. La revisione organizzativa sarà comunque impegnativa. Si tratta di regolare le entrate e le uscite dal lavoro, i gruppi di lavoro in modo che non vi siano contatti, servono procedure per la mensa e gli spogliatoi».

Poi c’è un nodo cruciale: la formazione. «È una questione fondamentale - sottolinea Faggioni - Tutti coloro che sono stati a casa non hanno ancora visto le procedure e il vademecum utilizzati nelle attività aperte. Si tratta di fare formazione a datori di lavoro e dipendenti. E tutta la formazione, quella per la sicurezza e quella professionalizzante, va fatta a distanza». Tra i settori che potrebbero ripartire dopo l’industria c’è l’edilizia, mentre il commercio all’ingrosso e la logistica, già parzialmente operativi, potrebbero ampliare l’attività. Più complicato e lungo sarà per negozi, bar, ristoranti, alberghi. «Dovranno contingentare le presenze - rimarca Faggioni - Avranno quindi bisogno di meno personale e questo ci preoccupa».

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