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Cantine Ferrari nel mirino degli hacker

Sotto attacco informatico

e «isolate» per due giorni

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Le Cantine Ferrari finiscono nel mirino degli hacker, che giovedì hanno lanciato un attacco informatico contro la storica azienda spumantistica. Dopo due giorni di preoccupazione e inevitabili disagi - per precauzione la società è stata “isolata” - l’allarme è rientrato.
«Questa mattina (ieri ndr) sono state riattivate le e-mail - conferma Matteo Lunelli, presidente e amministratore delegato del colosso delle bollicine - I nostri tecnici, insieme a dei consulenti esterni, saranno al lavoro per tutto il fine settimana per risolvere il problema ed essere certi che tutto sia in ordine. Sicuramente siamo più sereni».
L’azienda, che ora può tirare un sospiro di sollievo, ha presentato denuncia, anche se non sarà facile risalire a questi criminali della rete.

Alle Cantine Ferrari l’allarme è scattato giovedì. «Il nostro consulente It (il tecnico informatico ndr) - spiega Lunelli - ha iniziato a vedere che c’erano delle intrusioni sul sistema e un tentativo di criptare dei dati, che noi abbiamo bloccato». A quel punto sono state messe subito in atto le contromisure. «Abbiamo subito questo attacco di hacker - prosegue - per cui, anche per precazione, abbiamo dovuto bloccare alcuni sistemi e tutta la comunicazione verso l’esterno». Insomma sono state abbassate tutte le saracinesche virtuali. «Per difenderci abbiamo dovuto “isolare” l’azienda». Sia la sede di Ravina che le altre del gruppo fuori regione - dalla Toscana all’Umbria - che sono collegate in rete. Inutile dire che, in tempi in cui il business delle aziende passa sempre più per la parte informatica, in pieno periodo natalizio, questo ha comportato degli inevitabili disagi. «In questi casi si capisce quanto sia vitale per un’azienda il sistema informatico, perché altrimenti le aziende sono bloccate. Giovedì sera e venerdì ci sono stati numerosi disagi dal punto di vista gestionale - conferma -. Venerdì le spedizioni sono state complesse da organizzare, ma ce l’abbiamo fatta.

Abbiamo dovuto bloccare la mail, ma oggi (ieri ndr) per fortuna è tutto rientrato». Insomma, il peggio è passato. «Quando è successo abbiamo avuto molta preoccupazione e paure, ora la situazione è risolta e siamo più sereni», conferma.

Quello degli attacchi informatici non è purtroppo un fenomeno nuovo, ma segna anche un pericolo divenuto sempre più frequente, tanto che da qualche anno il nostro Paese è entrato nella top 10 delle nazioni più colpite dai cyber criminali. «Ci hanno confermato che si tratta di un fenomeno abbastanza comune, anche in Veneto ci sono state altre aziende colpite». La finalità di questi criminali digitali, spesso, è quella di estorcere denaro. Spesso, infatti, chi si intrufola - magari attraverso un malware che mette “ko” l’antivirus - accompagna l’attacco ad una richiesta di riscatto. «Non sappiamo quali fossero gli obiettivi, in alcuni casi so che ci sono richieste di denaro, nel nostro caso questo non è successo, anche perché siamo riusciti a difenderci e non avevamo né abbiamo alcuna intenzione di metterci in contatto o dialogare con degli hacker».

Quanto successo alle Cantine Ferrari, come detto, non è purtroppo un caso isolato. E se, da un lato, la prima regola è quella di non cedere mai alle richieste dei criminali informatici e denunciare, l’altro aspetto da mettere in campo è quello della prevenzione. Le aziende, in sostanza, devono essere attrezzate anche per respingere questi assalti informatici. «Bisogna dire che si tratta di un tema attualissimo - sottolinea Lunelli - ci sono diverse aziende attaccate e, dunque, devono attrezzarsi tutte per affrontare questa problematica, che può causare gravi danni. I nostri sistemi erano sempre riusciti a rispondere agli attacchi, ma questo era evidentemente molto aggressivo e il nostro responsabile della sezione informativa ha detto che, chi ha tentato questo attacco, era sicuramente gente molto sofisticata e preparata».

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