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Cavit-Lavis, firmata la fusione

nasce un gigante del vino

da 250 milioni di giro d'affari

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L’altroieri a Milano Cavit e La Vis hanno firmato l’accordo di riassetto che porterà alla nascita di un polo trentino del vino da 250 milioni di euro di giro d’affari. In base all’intesa, le società Cesarini Sforza Spumanti e Casa Girelli e l’80% della commerciale Glv, che distribuisce i marchi Cantina La Vis e Cembra Cantina di Montagna, vengono acquisite dal gruppo Cavit per circa 26 milioni, mentre la Cantina di Lavis e Valle di Cembra rientra a far parte della compagine sociale del consorzio, da cui era uscita, in modo traumatico, tredici anni fa, nel 2006. La Vis va in assemblea venerdì 27 dicembre con bilanci in miglioramento, a parte i costi dell’operazione che pesano sul risultato finale, e praticamente senza più debiti finanziari.

L’operazione, che verrà presentata lunedì dai presidenti di Cavit Lorenzo Libera e di La Vis Pietro Patton, è molto complessa e parte dall’accordo con le banche creditrici, che ha liberato il gruppo lavisano di 42 milioni di debiti “non performing” cioè deteriorati. I principali creditori erano il pool di banche guidato da Cassa Centrale (18,9 milioni), di cui la quota maggiore era di Unicredit (9,1 milioni), e Isa (7,1 milioni). Banca Finint, presente anche in Trentino, ha acquistato dai creditori il debito finanziario. D’altro canto ha ricevuto gran parte della cifra versata da Cavit, attraverso la società veicolo Royal Eagle, per l’acquisto delle società del gruppo La Vis, cioè 20,75 milioni.

In un caso, il debito con Banco Bpm, sono intervenuti anche Cooperfidi e Confidi Trentino Imprese a seguito delle fideiussioni che avevano prestato. In questo senso l’operazione si può definire davvero «di sistema» come aveva detto il direttore generale di Cavit Enrico Zanoni. Alla fine dell’operazione sul debito, La Vis risulta beneficiaria di risorse finanziarie nette per oltre 2 milioni.
Nell’operazione, Cavit è stata assistita da Pwc Tls Avvocati e Commercialisti. Lo studio trentino Ioos, con i partner Andrea Girardi e Marco Mantini, ha assistito La Vis nell’operazione e nella ristrutturazione del debito verso il ceto bancario. La cantina si è avvalsa di CapitaLink nella veste di advisor finanziario.

La Vis arriverà in assemblea il 27 dicembre con bilanci che non vanno in rosso, se non per gli oneri del riassetto. Cesarini Sforza Spumanti chiude i conti al 30 giugno con ricavi per 6,7 milioni, il 27% in più dell’anno prima, e un utile di 415 mila euro. L’azienda dello spumante Trentodoc è stata valutata, per la cessione a Cavit, poco meno di 8 milioni. Casa Girelli, la società di imbottigliamento e commercializzazione, fattura 39 milioni, in leggero calo, e ottiene un utile di 291 mila euro. Viene ceduta al prezzo di 15,8 milioni. Glv, in cui La Vis mantiene il 20%, ha ricavi per 16 milioni e un utile di 267 mila euro. La cantina, di suo, vede i ricavi balzare a oltre 40 milioni, per l’acquisizione del ramo commerciale di Ethica, ma chiude i conti in rosso di quasi 7 milioni per gli oneri dell’operazione. All’ordine del giorno dell’assemblea c’è anche il rinnovo parziale del cda, compresa la presidenza.

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