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Carige, via libera da Consob

ma anche un'avvertenza

sui rischi (che corrono le Rurali)

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Via libera della Consob all’aumento di capitale di Carige. Nella notte l’authority di Borsa ha dato disco verde al prospetto della ricapitalizzazione da 700 milioni di euro, necessaria per il salvataggio dell’istituto ligure. Ma mettendo anche in guardia dai rischi dell’operazione capeggiata dalla holding delle Casse Rurali, la trentina Cassa Centrale Banca.

Da oggi fino al 13 dicembre gli attuali azionisti possono sottoscrivere la tranche in opzione, il cui controvalore ammonta a 85 milioni. La restante parte dell’aumento è garantita dal partner industriale trentino Ccb (63 milioni) e dal Fitd che, attraverso conversione del bond subordinato (313,2 milioni) e quota cash (238,8 milioni), metterà sul piatto 552 milioni, che saliranno a 637 milioni nel caso in cui la parte in opzione andasse deserta.

Il prospetto evidenzia diversi rischi tra cui quello che Carige, le cui azioni sono sospese in Borsa dal 2 gennaio 2019, possa non tornare a Piazza Affari. Per scongiurare il pericolo, che si concretizzerà qualora non si creasse un flottante minimo del 10%, occorre che i soci sottoscrivano il 12% della loro tranche, con un impegno di circa 10,3 milioni. Una cifra contenuta solo per chi non è rimasto scottato dalla “fornace” ligure, dove in pochi anni sono stati bruciati miliardi di euro.

«Non abbiamo aspettative, i soci guarderanno il prospetto e prenderanno le loro decisioni» ha detto il commissario Fabio Innocenzi. Da parte dei grandi soci (famiglia Malacalza, Volpi, Mincione) «non abbiamo avuto segnali preventivi né informazioni in anticipo quindi attendiamo e vediamo».
Su richiesta della Consob, Carige ha dato evidenza ad alcuni dei rischi descritti analiticamente nel prospetto. L’aumento si configura come operazione «di salvataggio» senza la quale Carige precipiterebbe in una «crisi irreversibile, che porterebbe alla sua liquidazione». La banca, infatti, non rispetta i requisiti di capitale e non dispone di capitale circolante sufficiente per far fronte alle «proprie esigenze» a 12 mesi.

Dopo aver chiuso il 2018 in rosso per 272,8 milioni, il 2019 è atteso in perdita per 783 milioni, in lieve peggioramento rispetto alla precedente previsione di 779 milioni. Già nel 2019 Carige ha rilevato «scostamenti significativi» rispetto al piano strategico «nelle componenti economiche sottostanti» alla perdita. A maggior ragione «non vi è alcuna certezza» di realizzare gli obiettivi del piano strategico, che prevede il ritorno all’utile nel 2021 e profitti per 74 milioni nel 2023.

L’aumento «serve proprio per dotare la banca di tutti quegli elementi necessari per essere in sicurezza», ha sottolineato Innocenzi che, con i commissari, convocherà l’assemblea per nominare il nuovo cda «non appena chiuso l’aumento», probabilmente il «31 gennaio» 2020. Se Carige dovesse restare fuori dalla Borsa, ha aggiunto, toccherà «ai regulator» l’ultima parola. Mentre un’eventuale Opa di Ccb per liquidare i piccoli soci è una decisione di competenza dei trentini.

Intanto Amco ha comunicato di aver ricevuto l’autorizzazione di Bankitalia all’acquisto di 2,8 miliardi di euro di crediti deteriorati (60% utp e 40% npl) al prezzo di 1 miliardo di euro.

Amco ha anche presentato un’offerta per proteggere per cinque anni una parte del rischio di un portafoglio “high risk” in bonis da 1,2 miliardi, a fronte del pagamento di un premio trimestrale. All’ex Sga andrà anche la gestione delle posizioni che verranno riclassificate come Npe.

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