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Busta paga: i laureati battono

i diplomati di 400 euro al mese

Per le donne 300 euro in meno

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L’università paga rispetto al diploma. A quattro anni dall’assunzione, in media, il differenziale tra il salario netto mensile dei diplomati delle scuole superiori rispetto a chi si è laureato in Trentino viaggia sui 400 euro. Ma, tra chi esce dall’ateneo trentino, il differenziale è ancora alto ad esempio per genere (gli uomini guadagnano al mese circa 300 euro in più) sia per tipo di percorso, con quelle scientifiche e economiche che restano davanti a quelle, ad esempio, di tipo letterario e umanistico in generale.

«Se si guarda all’ultima analisi dettagliata dell’Istat sulla differenza di salario tra diplomati e laureati in Trentino, spiega Antonio Schizzerotto, ricercatore senior di Fbk-Irvapp e ex preside di Sociologia - si conferma la tendenza per cui coloro che si laureano hanno competenze che vengono premiate maggiormente da parte del mercato del lavoro sia in termini di difesa dalla disoccupazione sia in termini di salari più elevati».

I dati Istat divisi per provincia mostra, per i diplomati e i laureati a distanza di 4 anni dal titolo mostrano che a fronte di un salario di 1.408 euro netti al mese per i laureati nel complesso (laureati di primo e secondo livello, ossia triennali e quinquennali), i diplomati possono contare su 1.022 euro. Sebbene siano riferiti al 2015, si tratta degli ultimi dati Istat e spiega Schizzerotto «la tendenza è confermata anche in questi ultimi anni. E sappiamo che c’è sempre stata una relazione positiva tra il livello più elevato di studio, difesa dai rischi della disoccupazione e trattamenti salariali. Queste protezionI si sono indebolite per tutti con la crisi, ma soprattutto per i diplomati perché la loro numerosità si è accresciuta nel tempo rispetto a quella dei laureati» sottolinea Schizzerotto.

«Occorre tenere poi presente che i laureati oltre a una qualificazione superiore hanno una competenza specifica molto alta e non non esce più il laureato generico. Questo non significa che siano subito pronti a svolgere compiti lavorativi specifici, ma che i costi sono minori rispetto a un tempo per formarli al lavoro. Insomma l’apprendimento è dei laureati avviene in tempi più celeri» assicura Schizzerotto. Ovviamente, assicura Schizzerotto, ci sono differenze sostanziali tra i diversi tipi di corso di laurea. Ma in generale i salari dei

Nel 2018, secondo l’ultimo rapporto di Almalaurea infatti, per le lauree magistrali (cioè chi ha studiato cinque anni in totale) il salario medio netto mensile a tre anni dal titolo (quindi per chi si è laureato nel 2015) era pari a 1.459 euro al mese, con un tasso di occupazione del 91%. Solo nel 2010, in piena crisi, il salario era di 1.370 euro al mese, mentre il tasso di occupazione era pari all’88%. Tra le università analizzate da Almalaurea, Trento è attorno al decimo posto, mentre la regione, grazie a Bolzano dove i salari medi netti al mese sono di 2.000 euro (ma i numeri analizzati sono molto bassi) svetta rispetto a tutte le altre in Italia.

Resta, in ogni caso, ancora un divario di genere, visto che a tre anni dalla laurea magistrale, le laureate dichiarano un salario pari a circa 1.300 euro contro i 1.600 euro al mese dei colleghi uomini.
«Il dato - conferma Schizzerotto - rappresenta una conferma del livello di arretratezza del nostro mercato del lavoro. Le donne sono sottopagate perché a parità sono trattate peggio a parità di laurea sul posto di lavoro e poi le donne scelgono in maniera inferiore rispetto ai colleghi uomini le lauree scientifiche che sono quelle che poi garantiscono un salario maggiore».

Servirebbe un sistema di promozione delle carriere scientifiche per le studentesse, sin dai primi anni di istruzione, sottolinea Schizzerotto.
Se si guarda, infine, al tipo di lavoro, il 14% svolge un lavoro autonomo, il 44% è dipendente fisso, il resto ha contratti di tipo precario o parasubordinato. Il part time riguarda il 16% dei laureati a tre anni dal titolo, il numero medio di ore lavorate in settimana è pari a 37,4.

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