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«F.lli Zanotelli»: una voragine di 16 milioni
La Procura indaga anche sulla ditta edile

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La Procura della Repubblica di Trento sta indagando per bancarotta non solo su Opera Vitivinicola in Valdicembra, a cui nei giorni scorsi sono state sequestrate 200 mila bottiglie di spumante Trentodoc, ma anche su F.lli Zanotelli, la ditta edile di Cembra nata nel 1979 e fallita nel 2016, che ha in comune con Opera uno dei titolari e diversi affari.

La curatela fallimentare di F.lli Zanotelli ha finora registrato al passivo dell’azienda debiti per 10 milioni 151 mila euro. A cui si potrebbero aggiungere altri 6,5 milioni di richieste di ammissione allo stato passivo ad oggi escluse, per un totale di oltre 16 milioni. Sul versante dell’attivo invece, il valore degli immobili, dei beni mobili e dei crediti si ferma a 3,6 milioni.

Già nel decreto di sequestro preventivo del 4 maggio 2017 si parlava di «indagato» a proposito del titolare della F.lli Zanotelli. Il sequestro di beni per 312.720 euro, effettuato dal nucleo operativo del Gruppo di Trento della Guardia di Finanza su ordine del Gip La Ganga, ha riguardato edifici e terreni in val di Cembra già gravati sia di ipoteche a garanzia di mutui delle Casse rurali di Lavis e di Aldeno (ora Trento) e del Credito Valtellinese, sia di ipoteche giudiziarie e pignoramenti di Rurali (Pergine, Lavis), Volksbank, Cassa di Risparmio di Bolzano, Banca Popolare di Sondrio, per un totale che supera i 3 milioni e mezzo di euro.

L’ultimo bilancio disponibile della F.lli Zanotelli è quello del 2014 approvato a gennaio 2016. Poco dopo, a marzo, la società veniva messa in liquidazione volontaria. Il 21 aprile 2016 il Tribunale di Trento dichiarava il fallimento. In effetti i conti 2014 si chiudevano con 5,2 milioni di valore della produzione e ben 3,9 milioni di perdite, che portano il patrimonio netto in rosso di 3,6 milioni a fronte di 13,5 milioni di debiti e oltre 10 milioni di fideiussioni a imprese collegate, soprattutto immobiliari. All’attivo c’erano immobili, rimanenze immobiliari, col valore rettificato a 6 milioni, crediti, alcuni azzerati, e partecipazioni in altre imprese, pesantemente svalutate da 2,7 milioni a 60 mila euro.
F.lli Zanotelli è caduta sulla solita buccia di banana della crisi edile: i progetti immobiliari. Si parla ad esempio di partecipazioni nella Sata di Bolzano, che registra un patrimonio negativo di 600 mila euro, nella società Il Borgo di Mezzocorona, che vede un buco di 1,1 milioni, per non parlare della Finediltrentino e della partecipata veneziana Dng, fallita lo scorso dicembre con 60 milioni di debiti (l’Adige del 21 gennaio). Vengono svalutati i valori di condomini e residence a Lavis.
Con F.lli Zanotelli sono esposte un bel po’ di banche, per un totale di 7,5 milioni (senza contare le fideiussioni e gli interessi non pagati). Ci sono, tra le altre, le Casse rurali di Lavis, Giovo (ora Rotaliana e Giovo), Pergine (Alta Valsugana), Trento, Aldeno e Cadine (oggi Trento), la Volksbank, il Credito Valtellinese.

I debiti con i fornitori ammontano a 1,7 milioni. Lo stop a F.lli Zanotelli porta anche alla definitiva perdita dei posti di lavoro, che a inizio 2015 erano ancora 43.
Nello stato passivo non mancano i debiti verso gli ex dipendenti nell’ambito degli 1,3 milioni di crediti privilegiati. I crediti ipotecari sono poco meno di 5 milioni, quelli chirografari 3,9 milioni. Il realizzo dell’attivo, che già risulta molto inferiore al passivo, procede con difficoltà. Finora dei 3 milioni 770 mila euro di immobili, beni mobili e crediti, ne sono stati realizzati 291 mila euro. Il 15 febbraio, poche settimane fa, è stata aggiudicata all’asta giudiziaria per 51 mila euro un’abitazione in Sardegna, a Trinità d’Agultu, in una zona dove si sono scottate anche altre imprese trentine.

Ma alla Procura della Repubblica e alla Guardia di Finanza i conti della ditta edile di Cembra non tornano completamente. Da qui l’indagine parallela a quella su Opera Vitivinicola in Valdicembra. Un esempio è descritto in dettaglio nella sentenza del 12 dicembre scorso che dichiara fallita Opera. La cantina affermava di avere un credito verso l’azienda edile derivante dalla penale contrattuale per la conclusione ritardata dei lavori di costruzione e ristrutturazione dell’immobile di sua proprietà. Valore presunto: 285 mila euro. F.lli Zanotelli, d’altra parte, vantava un credito residuo per i lavori di 187 mila euro.

Nel gennaio 2016 i titolari di Opera e di F.lli Zanotelli con una scrittura privata compensavano i due crediti senza saldare la differenza. Il giudice però ha ridimensionato l’entità del credito di Opera a 118 mila euro e ha quindi segnalato la transazione alla Procura perché la condotta del titolare della ditta edile, che ha rinunciato a un credito senza contropartita, «è suscettibile di configurare il reato di bancarotta fraudolenta».

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