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TRENTO. «Siamo di fronte a una partenza con il botto e lo stato di salute della nostra associazione è decisamente buono». Con queste parole Mario Panizza ha aperto l’assemblea autunnale del Collegio dei maestri di sci del Trentino, sottolineando come gli iscritti abbiano superato quota 3.000, con un incremento significativo soprattutto tra i professionisti più giovani. Il progetto di sviluppo del comparto, presentato a Riva del Garda, punta alla trasformazione delle scuole di sci in veri e propri hub delle professioni della montagna, con un ruolo formativo e organizzativo più ampio rispetto al passato.
I dati aggiornati confermano la crescita del settore: gli iscritti in regola sono 3.105, contro i 2.947 del 2024. Nel dettaglio: 2.551 maestri di sci alpino, 455 di snowboard e 169 di fondo. I nuovi iscritti sono 170, mentre 40 risultano cancellati, con la particolarità che altri 40 si sono ri-iscritti. Aumenta anche la componente femminile, oggi al 24%, con un’età media sensibilmente più bassa rispetto a quella maschile: circa 36 anni contro 47. In apertura di stagione, alcune località della provincia hanno già attivato gli impianti e le restanti si aggiungeranno nei prossimi giorni.
Interessante anche l’incrocio tra le professioni della montagna: i maestri trentini rappresentano il 24% delle 247 guide alpine e aspiranti guide, e il 27% dei 238 accompagnatori di media montagna. In Italia ogni anno si formano circa 600 maestri di sci, di cui 80 provengono dal Trentino, confermando la forza del vivaio locale. La distribuzione anagrafica mostra equilibrio tra le due macrofasce 20-40 e 41-oltre 60 anni. Tra i 20 e i 30 anni si registrano 840 professionisti, mentre il picco numerico è tra gli ultrasessantenni, che raggiungono quota 617.
Sul territorio operano 52 scuole e associazioni affiliate Amst, di cui 45 dedicate allo sci alpino, quattro allo snowboard e tre al fondo, per un totale di circa 200 lavoratori. Restano però alcune criticità: la difficoltà a trattenere giovani nella professione, penalizzata dalla stagionalità; il numero crescente di laureati che scelgono altri percorsi; la fiscalità e la concorrenza dell’estero, in particolare Francia e Svizzera, che attraggono figure qualificate. Panizza ha comunque ribadito la solidità del comparto e la volontà di continuare a investire nella formazione e nell’innovazione delle scuole di sci.


