Agricoltura biologica, molte difficoltà per i produttori trentini

di Franco Gottardi

Le difficoltà dei produttori biologici trentini sono emerse in tutta evidenza l'altro giorno a Povo in occasione del dibattito organizzato dal locale circolo del Pd, guidato da Michele Brugnara, su «Tutela del territorio e valore del cibo: nel rispetto di chi produce, in armonia con chi consuma». Un incontro che ha riempito la sala del Centro civico, a testimonianza dell'interesse anche per un tema come l'agricoltura se questo si rivolge e si intreccia alle esigenze della vita quotidiana.

L'interesse a conoscere provenienza e qualità del cibo che acquistiamo è resa evidente dall crescente adesione a proposte come i Gruppi di acquisto solidale e il movimento Slow Food, realtà che si rivolgono principalmente ai produttori di un certo tipo. Ma la capacità di stare sul mercato, è stato fatto notare nel corso del dibattito, sono messe in Trentino a dura prova da una concorrenza formidabile costituita dalla cooperazione, che ha il 90% dei terreni, acquista copiosamente vino da fuori regione per rivenderlo con quello nostrano e si può permettere prezzi impensabili per un piccolo produttore biologico. «Un modello che ci ha permesso di uscire dalla miseria ma è evidente oggi il conflitto tra questo sistema e la crescita dei venditori privati di eccellenza» ha detto Alessio Manica, capogruppo Pd in consiglio provinciale, a chiusura del dibattito.

L'incontro si era aperto con l'analisi di Geremia Gios, direttore del Dipartimento di Economia dell'Università e sindaco di Vallarsa, che in questa seconda veste ha spiegato come il suo Comune sia stato il primo in Italia a introdurre un sistema che incentiva l'agricoltura biologica e penalizza quella che crea esternalità negative, costretta a pagare una fidejussione a garanzia dei danni ambientali futuri.
Claudia Casagranda, produttrice vitivinicola bio e componente dell'Associazione Donne in campo, ha raccontato le difficoltà a convertire inizialmente l'attività ma anche le soddisfazioni raccolte, confermando come tanti giovani si vogliano avvicinare all'agricoltura e in particolare a quella biologica. Una passione che dovrebbe essere favorita dalla messa a disposizione dei molti terreni incolti, spesso di proprietà di enti pubblici, cosa che non sempre avviene anche per la mancata attuazione della legge provinciale del 2009 che doveva creare una corsia preferenziale per l'affidamento delle aree pubbliche ai giovani agricoltori.

Neanche il mondo della ricerca pubblica in Trentino sembra particolarmente interessato allo sviluppo dell'agricoltura bio se è vero che con la presidenza Salamini gli stanziamenti per il settore sono calati. Cesare Raoss, rappresentante dei Gas (Gruppi di acquisto solidale) al tavolo provinciale dell'Economia solidale, ha spiegato la filosofia che sta alla base di questi gruppi di consumatori, riuniti dalla volontà di pagare il giusto ed avere sulle proprie tavole prodotti sani e genuini. Filosofia condivisa da Slow Food, il cui referente per la condotta di Trento, Guido Marini, ha invitato tutti a sostenere gli agricoltori di qualità in nome del diritto ad avere un cibo buono, pulito e giusto.

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