Sergio Ferrari, maestro di vita e di giornalismo

Il giornalista Giuseppe Casagrande ricorda la figura del professor Sergio Ferrari, recentemente scomparso. La risposta del nostro Direttore, Alberto Faustini.

Sergio Ferrari, maestro di vita e di giornalismo

Ci ha lasciati il prof. Sergio Ferrari, amico e collega giornalista con il quale ho condiviso un tratto di strada professionale nell’Associazione stampa agricola ed agroalimentare.
Docente all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (dove formò generazioni di giovani agricoltori ed enologi), rigoroso, severo, di profonda cultura, spesso critico anche nei confronti dell’establishment politico, non amava la sciatteria, il pressappochismo (lo testimoniano le domande, mai banali, che poneva con cognizione di causa durante certe conferenze stampa “addomesticate”).
L’ho conosciuto giovanissimo quando come corrispondente dell’Adige egli raccontava i fatti di cronaca del Perginese. Nel mio archivio ho trovato un suo servizio giornalistico sull’agonia del lago di lago di Canzolino (19 settembre 1964). Io, giovanissimo, nella veste di campione junior (under 16) di pesca sportiva (ero reduce dai campionati nazionali di pesca al colpo svoltisi sul Mincio a Peschiera), ebbi l’onore di essere intervistato da lui sul perché della morìa di pesci in quel lago. «È stato un discorso vivace, appassionato - scriveva Sergio Ferrari - ricco di spunti sulla fauna ittica e sulla pesca di diporto». In quell’occasione - ricordo - stimolò la mia fantasia di studentello liceale ad affacciarmi al mondo del giornalismo. Il che avvenne l’anno successivo quando Giorgio Varesco, responsabile della pagina del Tempo Libero dell’Adige, mi affidò l’incarico di curare proprio la rubrica di pesca.
Fu la scintilla che mi portò ad abbracciare, due anni dopo, la professione giornalistica. Quell’incontro cementò la nostra amicizia, discreta, sincera, rinsaldata con gli anni per la comune passione per l’agricoltura, l’enologia, la cucina, i tesori del BelPaese. Ricordo le trasferte in Italia e all’estero con le Confraternite enogastronomiche di Bacco e dello Smacafam. Le dotte conversazioni con gli amici, gli incontri conviviali, i confronti spesso dialettici sul vino e sul mondo dell’agroindustria. Da lui ho imparato tanto. Ciao Sergio, maestro di vita e di giornalismo.

Giuseppe Casagrande


 

Ferrari era davvero uno di noi

Hai fatto molto bene a ricordare il “nostro” Sergio. Dico “nostro”, caro Giuseppe, perché Ferrari era davvero uno di noi, in ogni senso. E sapeva - a scuola e fra le pagine - riconoscere bene anche le scintille, per collegarmi al bell’episodio che tu ricordi. Era un burbero gentile: lo so, sembra un ossimoro, ma lui era proprio così.
Appariva lontano, persino duro e intransigente - soprattutto quando si trattava di difendere un’idea, un progetto -, ma se poi ti avvicinavi a lui, se osavi entrare nel suo mondo con garbo, ti apriva il cuore e ti permetteva di trovarvi non solo la gentilezza, ma anche - è vero - una profonda cultura e un amore sconfinato per l’agricoltura, in ogni modo intesa.

lettere@ladige.it

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