Quest’Italia sempre in crisi

Ma è possibile che in Italia non ci sia mai un periodo di stabilità? Se lo chiede un lettore, e il nostro Direttore, Alberto Faustini, gli risponde.

Quest’Italia sempre in crisi

Caro Direttore, si è aperta l’ennesima crisi di governo, di cui è difficile capire le motivazioni. Dal dopoguerra, non si contano le crisi. Viene in mente la Francia che aveva la stessa “malattia”. Poi venne De Gaulle che salvò quel grande Paese, creando la Repubblica presidenziale che assicura una stabilità quinquennale. Da noi basta un capetto come Renzi per mettere in crisi un governo, in un momento critico come questo con la pandemia che miete vittime quanto una guerra.

Ezio Pelino


 

Noi italiani ci innamoriamo (e disamoriamo) in fretta

Penso di averle risposto con il mio ultimo editoriale. Ma qui le dico che l’Italia dei Guelfi e dei Ghibellini è così da sempre. Prima i governi cadevano anche se a tenerli in piedi erano partiti con maggioranze prossime all’assoluto (ma all’interno di quei partiti, ad ogni scricchiolio reale o presunto, cambiavano segretari e presidenti del consiglio), poi sono arrivati i partiti-persone (un leader, un movimento) e la situazione è rimasta in sostanza la stessa. Perché noi siamo così: ci innamoriamo in fretta (di Prodi, di Berlusconi, di Renzi, di Grillo, di Monti, di Ciampi, di Letta, di Conte...) e ci stufiamo in fretta. Vale per i politici (donne e uomini), per i calciatori, per i cantanti (donne e uomini), ma anche per artigiani, ristoratori e parrucchieri (sempre donne e uomini). Solo che i primi, contrariamente a tutti gli altri, non l’hanno ancora capito e pensano di poter essere eterni. Così ogni volta che hanno un po’ di consenso e che finiscono a palazzo Chigi s’ammalano d’una strana e acuta forma di narcisismo e fondano un partito. E dopo un più o meno entusiasmante giro di giostra quel partito e quel leader finiscono nel bidone delle immondizie. Ma spunta sempre un altro leader, noi torniamo a fare il tifo, e la giostra riparte. Sarebbe bello che questa volta ci si affidasse a una donna, provando finalmente un percorso diverso (anche se, per far un esempio a caso, Angela Merkel in Italia non sarebbe certo rimasta in carica così a lungo), ma come avrà visto sembra che la strada, già abbastanza delineata, sia ben diversa. Confermo: i problemi sono ben altri. È peraltro opportuno che il nuovo governo, nuovo o vecchio che sia, se ne occupi con ben altro vigore.

lettere@ladige.it

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