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Insinna a Lourdes

un "barelliere"

speciale tra i malati

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C’è un “barelliere” speciale questi giorni a Lourdes: è Flavio Insinna, volto noto della tv, che non si risparmia ai sorrisi e ai tanti selfie chiesti da malati e volontari.

Insinna, testimonial dell’Unitalsi, è in pellegrinaggio in questi giorni al santuario mariano più famoso del mondo. «Sono qui perché ho avuto la fortuna di una famiglia che mi ha indicato subito i concetti fondamentali, sia mio padre medico, scienziato che non credeva, sia mia madre che invece ha sempre creduto. Quindi metti insieme la tachipirina e le preghiere, come diceva Padre Pio ai medici a San Giovanni Rotondo, ‘buttatece dentro una preghierinà», dice con la sua cadenza romana che è anche una cifra della sua simpatia.

Insinna è con la giacchetta scura dell’Unitalsi come tutti i volontari e ha scelto di prendere parte a tutti i momenti del pellegrinaggio, dalla messa alle processioni, per poi salire sul palco e regalare uno spettacolo ai malati e ai volontari a Lourdes. «Credo in un Paese e in un mondo in cui ci si dà una mano e quindi durante l’anno c’è questo per me»; dice riferendosi all’impegno come testimonial dell’Unitalsi - e poi c’è l’Airc, e andare negli ospedali. Col sorriso si comunica una cosa, c’è la possibilità di dire a qualcuno: «guardate che non proprio tutti si dimenticano di voi. C’è l’Unitalsi, ci sono i medici, ci sono i volontari, e anche qualcuno così che, tra lustrini e paillettes, un buonasera, benvenuti, ci vediamo domani, ci mette appunto la voglia di dire ti penso, ti pensiamo, non è tutto un mondo distratto che pensa solo a se stesso».

«Quando vado a recitare in carcere è un modo di dire “avete sbagliato” ma nessuno può giudicare nessuno, è un modo di dire ‘non siete persi qua dentro se ci metti la tua buona volontà io ci metto la mia e forse possiamo trovare la seconda possibilita».
«Qua a Lourdes - prosegue l’attore e presentatore Rai - c’è anche una componente in più. Certo c’è il pellegrinaggio, c’è la sofferenza ma c’è un concentrato potentissimo di vita. Nella stessa giornata c’è il sorriso, le lacrime, il pianto, la stretta di chi ti vuole salutare da vicino, la delusione, la speranza, l’attesa di qualcosa che potrebbe succedere, la vita. È un giro del mondo fatto in un minuto, c’è tutto».

Ma dando uno sguardo alla Esplanade del santuario dove hanno il primo posto sempre le persone più fragili aggiunge: «A Lourdes la cosa più importante è che qua veramente la regola è la diversità. Chi può dire quale è la normalità, non c’è la normalità. In piedi, seduti, sdraiati sulla lettiga, seduti sulla sedia a rotelle, in piedi col bastone, siamo tutti veramente sotto lo stesso Cielo, tutti speriamo di avere una mano dal Signore e dalla scienza. E quindi dobbiamo essere qui».

Poi un ricordo commosso di Fabrizio Frizzi dal quale ha ereditato, come testimonial, l’impegno in Unitalsi: «In tutto questo c’è la straordinaria presenza-assenza che è quella di Fabrizio - conclude trattenendo a fatica la commozione - e quindi siamo qua».

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