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I cinema e l'effetto lockdown

ieri la protesta degli esercenti

Lazzeri: «Il drive in? Inutile»

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Anche gli esercenti dei cinema del Triveneto, aderenti ad Anec, hanno partecipato ieri al flashmob in concomitanza con l’assegnazione dei Premi David di Donatello. Tutte le sale cinematografiche dalle 21.30 per un’ora e mezza hanno riacceso le insegne e gli schermi, in attesa della riapertura e di un ritorno alla normalità.

«Soltanto nel Triveneto, dove 126 sale cinematografiche con 360 schermi hanno chiuso dal 23 febbraio scorso, - rileva Massimo Lazzeri, presidente Anec Tre Venezie - si calcolano 15 milioni di euro di perdite da biglietteria e oltre 2 milioni di spettatori in meno».

Il flashmob, organizzato da Anec con l’hashtag #riaccendilcinema, intende lanciare un messaggio simbolico agli spettatori, agli operatori e alle istituzioni per sottolineare la funzione sociale che le sale svolgono quotidianamente sul territorio come luoghi di incontro, partecipazione e scambio culturale, e si evidenzia la necessità di un progetto strategico per il rilancio del settore.

Lazzeri, dunque luci accese?

Sì, durante la consegna dei David di Donatello, evento di rilevanza del cinema italiano. I cinema in Italia, come già fatto dai negozianti, fanno un flash mob. Si riaccendono le luci per ricordare che siamo chiusi da più da due mesi e non abbiamo nessuna certezza sulla riapertura e soprattutto sulle modalità.

I cinema sono stati identificati come luoghi a rischio, ma lo sono meno di altri, come la ristorazione o i bar, noi possiamo rispettare il distanziamento senza grandissimi problemi. Non sarà semplice riavviare il sistema...

Quello del cinema è un sistema complesso. È una filiera particolare. Necessitiamo di avere prodotti nuovi, che arrivano da tutto il mondo. Capisco che è una fase interlocutoria, il nostro apparato governativo sia locale sia nazionale sta studiando la situazione. So che sono giorni importanti, siamo fiduciosi.

Vi state già attrezzando nelle sale?

Al momento siamo in attesa di un protocollo. Siamo sul chi va là. Ne stanno discutendo le autorità con l’Agis, di cui l’Anec fa parte, e ci sono già alcune nostre proposte. Possiamo ripartire come avevamo iniziato questa fase con il con distanziamento all’interno delle sale. Distanziamento che non ha senso per le famiglie o per le coppie. Ma gli altri possiamo tenerli distanziati. Certo questo solo in una fase temporanea, perché sul lungo periodo ci sarebbero problemi. Ma questi problemi sono identici per i teatri e per le chiese con le funzioni religiose.

E sulla proposta dei drive in? Lei è contrario e lo sono anche personaggi come Carlo Verdone.

Ci siamo messi a disposizione del comune, sia noi, sia Artuso dell’Astra e il Coordinamento teatrale, ma il drive in è un format che non esiste più e non si capisce perché devono esistere ora. Un’arena puo andare benissimo, ma i drive in o i “bike in” no. Il drive in è morto da una vita. Significa andare con un auto che deve tenere accesa l’aria condizionata, con un vetro magari non perfetto e gli schermi devono essere enormi, con conseguenti spese gigantesche anche per la messa in sicurezza. Si vive di immagini romantiche, con l’auto cabrio, ma cosa facciamo? mettiamo nello stesso veicolo persone che magari non vivono nello stesso tetto? Queste cose vengono proposte da persone che non sono del settore e che magari invocano l’intervento pubblico. Allora pensiamo ad aiutare chi fa questa professione e pensiamo a strutture come le nostre, magari dando spazio anche agli spettacoli dal vivo. Anche perché si tratta di reperire piazzali molto ampi, come l’Italcementi o piazzale Sanseverino...

Appunto. E c’è chi ha proposte le “bike in”...

Allora meglio l’arena con il giusto distanziamento. Per quanto riguarda i drive in, me ne tiro fuori. Sull’arena invece si può fare, sapendo che al momento manca il prodotto, che si è fermato a febbraio. Film importanti sono stati bloccati, come «Fast e furious» e «James Bond». Qualcosa è uscito in streaming, ma io sono per le sale.

Quando si tornerà in sala con qualche film nuovo?

Penso che luglio potrebbe essere un momento di convergenza, giugno no, mi sembra prematuro.

Lo streaming che ha visto un boom in questi mesi, potrà incidere nel ritorno in sala?

Ce lo stiamo chiedendo noi gestori. Però dico che abbiamo visto di tutto. Siamo sopravvissuti anche ai Blockbuster, perché il cinema è un momento sociale, di condivisione. Il cinema rimarrà sempre. E poi non è detto che chi guarda i film in streaming non sia uno spettatore da sala. A me fanno più paura le serie tv, perché hanno significato un’emorragia di “teste”: sceneggiatori, registi, attori che si stanno spostando. E poi c’è il vero problema: la pirateria. È quella che va combattuta.

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