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Accuse di violenza a Brizzi

il giudice archivia: non ci sono

né prove né violenza

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«L’impianto narrativo articolato nell’atto di querela» di V.M. «non consente di individuare, neppure in astratto, elementi fattuali qualificanti l’assunta violenza sessuale»: è uno dei passaggi del decreto di archiviazione del gip di Roma Alessandro Arturi che ha archiviato il procedimento per violenza sessuale a carico del regista Fausto Brizzi, rigettando l’opposizione alla richiesta di archiviazione da parte delle persone offese. Il gip definisce «evanescenti» ed «impalpabili» le iniziative di presunta prevaricazione messe in atto dall’indagato.

A fronte della ricostruzione dell’incontro con Brizzi da parte di V.M., una delle tre donne che hanno denunciato il regista, il gip parla di «estrema problematicità di riconoscere in una tale tipologia di approccio una reale potenzialità costrittiva della volontà della pretesa vittima». Sottolinea inoltre come sia da escludere che «un cambio nel tono di voce» o una «maggiore risolutezza» da parte del regista possano aver intimidito «una donna di 30 anni, con una solida esperienza di vita alle spalle, non già un’adolescente sprovveduta».

Anche a proposito di un presunto abuso di autorità da parte di Brizzi, come potrebbero essere eventualmente qualificati gli abusi, il gip sottolinea che «in caso di comportamento poco compiacente» la donna avrebbe rischiato di perdere «200 euro per due comparsate nell’ambito del film in lavorazione», una contropartita giudicata dal gip non sufficiente a configurare una possibile «posizione di preminenza per ottenere favori sessuali estorcendo alla vittima un apparente consenso».

Il gip, a proposito dell’accusatrice V.M., scrive inoltre che la donna «non si è astenuta dal ritornare presso lo studio professionale di Brizzi, accettando evidentemente la eventualità di incappare in rinnovate profferte sessuali e, dunque, nella medesima situazione fonte di tanto, seppur tardivo, pentimento».

L’asoluzione di Brizzi - sposato e padre di due bambini - conclude un lungo anno di esposizione mediatica per il regista: le accuse erano venute in piena epoca #metoo, e la trasmissione «Le Iene» ci aveva fatto una puntata mandando in onda registrazione di donne mascherate che accusavano il regista di abusi sessuali. Accuse senza alcun valore, ribadisce la sentenza, e comunque tardive.

Probabile che il regista intenti ora una causa milionaria di risarcimento danni contro la trasmissione, ma né lui né i suoi legali, al momento, hanno rilasciato dichiarazioni.

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