TRENTOOltre 622 milioni di euro nel 2023 che secondo le proiezioni potrebbero crescere attorno ai 630 nel 2024 (ma qui siamo alle stime perché i dati dell'ultimo trimestre verranno resi noti dall'Istat solo a marzo). Il valore.
Tanto vale per le imprese trentine l'export verso gli Stati Uniti: quasi il 13 per cento di tutto ciò che viene prodotto sul territorio provinciale e che finisce all'estero. Si tratta del secondo mercato più importante per il Trentino dopo la Germania (850 milioni di euro, 15,3 per cento di tutto l'export), ben sopra a Regno Unito (9,3%) e Francia (8,6%). Ma soprattutto è una delle piazze che più è cresciuta negli ultimi anni. Si calcola che nei 4 anni di presidenza Biden le esportazioni trentine verso Washington siano cresciute di circa il 31 per cento a valore, al netto dello stop Covid.

Le mosse di Trump.

Naturale, allora, che anche in Trentino ci sia un certo allarme sulle ultime mosse del neoeletto presidente Donald Trump, deciso a riequilibrare la bilancia commerciale americana a suon di nuovi dazi. Se è scattato l'aumento del 10 per cento delle imposte su beni e servizi cinesi diretti negli Usa, e se allo stesso tempo sono stati congelati per 30 giorni i balzelli alle merci canadesi e messicane (per altro a fronte di concessioni su altri temi), l'Europa è in attesa di capire cosa deciderà di fare Trump nei confronti del Vecchio Continenti.

Ovvero, se effettivamente imporre dazi più alti (si parla del 10%) o se usare la minaccia per ottenere altri vantaggi agli Usa, come un aumento delle spese militari per la Nato o accordi per l'acquisto di merci (ad esempio più quote di gas dagli Usa o petrolio) per migliorare la propria bilancia commerciale.

Mosse rispetto alle quali un territorio piccolo e senza leva di politica estera come il Trentino non può davvero nulla. Vediamo allora quali sono i settori in cui il Trentino è più "esposto" verso gli Usa. Di fatto oltre il 99 per cento delle esportazioni provinciali verso gli States sono produzioni industriali. I settori primario (agricoltura) e terziario (servizi) valgono meno di 4 milioni.

Il vino.

Nell'attività manifatturiera considerata dall'Istat (tramite i codici Ateco) dentro l'attività manifatturiera finiscono anche i prodotti alimentari come il vino e le mele, il cui mercato americano vale qualcosa come 221 milioni di euro, il 35 per cento delle esportazioni totali in Usa. Oltre un terzo del vino trentino (Pinot grigio e bollicine) finisce sulle tavole dei consumatori americani, nonostante sul prodotto esistano già dei dazi: per i "fermi" sotto i 14,5 gradi si tratta di 3,5 dollari per ogni cassa da 12 bottiglie da 0,75 l, ovvero 0,27-0,30 euro a bottiglia al cambio attuale. Più alte le imposte sugli "sparkling" (spumanti): 10,5 dollari ogni cassa da 12 (0,80 euro).

La meccanica.

La fetta più grande di export trentino è quella legata alla filiera della meccanica. Secondo l'Istat macchinari, apparecchi e mezzi di trasporto "made in Trentino" che finiscono sul mercato statunitense valgono oltre 310 milioni di euro, compresi gli assali Dana prodotti ad Arco e Rovereto.

In pratica alimentare e meccanica (531 milioni) pesano per oltre l'85 per cento delle vendite trentine in America. Molto più staccato il settore della gomma-plastica con circa 25 milioni e ancora più sotto l'abbigliamento e calzature che vale circa 14 milioni.

Importazioni.

Il Trentino è, a modo suo, un esempio che Trump vuole combattere. Lo sbilanciamento tra importazioni ed esportazioni verso gli Stati Uniti è pesante: a fronte degli oltre 622 di vendite trentine in Usa, gli acquisti ammontano ad appena 34 milioni.

Secondo il tycoon i dazi sono lo strumento per provare a migliorare il rapporto, anche se è difficile che nel brevissimo periodo i consumatori americani riescano a sostituire il vino trentino e le fabbriche Usa i pezzi meccanici prodotti qui. Certo, costando di più potrebbero essere meno competitivi e favorire i sostituti "born in the Usa". Di sicuro la mossa provocherebbe inflazione interna.