TRENTO. Un grande settembre, una performance in forte crescita di Trento-Monte Bondone, le massime concentrazioni tra Garda e val di Fassa. E ancora: un prevalenza di italiani (61,6%, con lombardi, veneti ed emiliani al top), ma anche un aumento di pernottamenti stranieri (tedeschi, olandesi, austriaci, inglesi e polacchi sono quelli che amano di più il Trentino).

Sono queste le notizie principali che arrivano dallo studio sui flussi turistici nella stagione estiva 2023, ovvero i quattro mesi compresi tra giugno e settembre. Complessivamente la nostra provincia ha totalizzato 2,4 milioni di arrivi (il numero di clienti, italiani e stranieri, ospitati negli esercizi ricettivi) e quasi 10 milioni di presenze (il numero delle notti trascorse dai clienti negli esercizi ricettivi): nel confronto con il 2022 emerge una leggera crescita negli arrivi (+1%) e un calo nelle presenze (-1,6%). Nell'alberghiero il calo è dell'1% negli arrivi e del 2,9% nelle presenze, mentre l'extralberghiero cresce (+5,1% e +0,6%).

I numeri, quindi, sono decisamente importanti e i risultati sono positivi. Fermo restando che, come sostengono da tempo gli esperti del settore turismo, non tutto si misura con i grandi numeri e, anzi, a volte conta più la qualità della quantità. E per l'economia trentina - e le tasche di chi lavora nel settore - a volte è meglio avere "poche" persone che però spendono e ritornano l'anno dopo, piuttosto di tante "mordi e fuggi" che si portano i panini da casa.

Proseguendo nell'analisi dei dati, la dinamica delle presenze rispetto al 2022 mostra un calo nei mesi di giugno (-2,7%), luglio (-0,9%) e agosto (-3,8%), mentre settembre ha fatto segnare una crescita del 3%. Agosto, in ogni caso, si conferma il mese con il più alto numero di pernottamenti, che rappresentano il 35,9% dell'intera estate. Capitolo "provenienze": i turisti italiani calano del 4,3% rispetto all'estate 2022, con un aumento del 2,9% dei pernottamenti stranieri.

La performance dei singoli territori vede prevalere il segno negativo: quasi tutti gli ambiti, infatti, hanno fatto registrare una contrazione. In controtendenza la val di Fassa, con un aumento delle presenze dell'1,2%, Trento, Monte Bondone e Altopiano di Pinè (+5,1%), San Martino di Castrozza, Primiero e Vanoi (+3,6%) e l'ambito di Rovereto, Vallagarina e Monte Baldo (+0,9%). Il Garda trentino si conferma la zona con il maggior numero di pernottamenti, vale a dire il 26,3% dell'intero movimento turistico della stagione estiva, con una flessione dell'1,4% nelle presenze ma un aumento dell'1,6% negli arrivi.

In generale il numero di posti letto alberghieri disponibili in Trentino è pari a 88.927, circa il 98% del potenziale totale e il tasso di occupazione dei posti letto risulta migliore negli alberghi a quattro stelle (76,8%). Il settore extralberghiero, che rappresenta il 36,9% delle presenze estive complessive, evidenzia in generale un andamento in crescita sia negli arrivi (+5,1%) sia nelle presenze (+4,6%).

Negativo, però, è stato l'andamento delle presenze in campeggi, agritur ed esercizi rurali (-1,5%), che rappresentano nella stagione estiva il 55,7% del totale dell'extralberghiero. Affittacamere, case vacanze e bed and breakfast registrano una flessione dell'1,4% nelle presenze. In crescita, invece, il movimento negli "altri esercizi", ovvero strutture alpinistiche, case per ferie, ostelli e campeggi mobili (+13,8%).

Infine uno bilancio parziale dell'anno (gennaio-settembre): i dati parlano di un aumento del 9% negli arrivi e dell'8% nelle presenze. I primi tre trimestri 2023, quindi, segnano una crescita molto significativa, anche per via di un confronto con un 2022 che fu condizionato dagli effetti dell'emergenza sanitaria e della guerra in Ucraina.