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TRENTO. L'economia trentina continua a crescere, ma a un ritmo contenuto e inferiore sia alla media nazionale sia a quello registrato in Alto Adige. Nel primo semestre del 2026 il prodotto provinciale è aumentato dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. È quanto emerge dall'analisi della Banca d'Italia, basata sull'indicatore trimestrale dell'economia regionale (Iter), che fotografa un quadro caratterizzato da segnali di tenuta in alcuni comparti e difficoltà in altri.
Il confronto con gli altri territori evidenzia una dinamica più favorevole in provincia di Bolzano, dove la crescita ha raggiunto l'1%, mentre a livello nazionale si è attestata allo 0,9%. A sostenere l'economia trentina sono stati soprattutto i consumi delle famiglie, favoriti dall'incremento delle presenze turistiche e da una moderata crescita del reddito disponibile, insieme agli investimenti pubblici. A pesare sul risultato complessivo sono invece la contrazione delle esportazioni e la debolezza degli investimenti privati.
Sul fronte industriale si intravedono alcuni segnali di miglioramento. Le rilevazioni della Banca d'Italia relative ai primi tre trimestri dell'anno indicano una ripresa dei fatturati delle imprese manifatturiere trentine rispetto al 2025. Secondo i dati della Camera di commercio, i ricavi del comparto sono cresciuti dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Una dinamica ancora moderata, che si inserisce in un contesto caratterizzato da difficoltà sui mercati internazionali.
Proprio l'export rappresenta uno degli elementi di maggiore debolezza. Nel primo semestre del 2026 le esportazioni, considerate al netto della variazione dei prezzi, sono diminuite dell'1,4% sia in Trentino sia in Alto Adige. In termini nominali, la flessione per la provincia di Trento è stata dell'1%, mentre in provincia di Bolzano i valori sono rimasti invariati. A livello nazionale, invece, si è registrato un aumento del 4,5%.
Più positivo il quadro del terziario, dove è proseguita la crescita dei ricavi, particolarmente sostenuta nei trasporti, nel commercio all'ingrosso e nei servizi alle imprese. A trainare il settore contribuisce anche il turismo: le presenze nelle strutture ricettive trentine sono aumentate del 4,4% nei primi sei mesi dell'anno, contro il 3,7% registrato in Alto Adige. L'incremento ha interessato in misura simile sia i visitatori italiani sia quelli stranieri.
Sul mercato immobiliare continua la crescita dei prezzi delle abitazioni. Le quotazioni degli immobili residenziali in Trentino sono aumentate del 4,2%, un dato vicino alla media italiana del 4,6%, ma inferiore al 7,8% registrato in provincia di Bolzano.
Uno degli aspetti più delicati del rapporto riguarda il mercato del lavoro. Dopo tre anni di crescita ininterrotta, l'occupazione in Trentino ha registrato una flessione dello 0,9% nella media del primo semestre 2026. La diminuzione ha interessato soprattutto i lavoratori autonomi, mentre il numero dei dipendenti è rimasto sostanzialmente stabile. In Alto Adige, invece, l'occupazione non ha evidenziato variazioni significative.
Alla contrazione degli occupati si è accompagnato un aumento delle persone in cerca di lavoro. Il tasso di disoccupazione provinciale è salito al 2,4%, rimanendo comunque inferiore all'1,5% registrato in Alto Adige? No: il dato altoatesino è pari all'1,5%, mentre la media nazionale raggiunge il 5,6%.
Per quanto riguarda le famiglie, il reddito disponibile è cresciuto dello 0,8% in termini reali, al netto dell'inflazione, mentre la spesa è aumentata dello 0,5%. La dinamica dei consumi resta quindi positiva, ma più contenuta rispetto al dato nazionale, pari all'1,1%.
Si rafforza anche il ricorso al credito da parte delle famiglie. A giugno 2026 i prestiti concessi da banche e società finanziarie sono aumentati del 3% su base annua. In particolare, il credito al consumo è cresciuto del 5,5%, mentre i mutui per l'acquisto di abitazioni hanno registrato un incremento del 3,2%.
Più complessa la situazione per le imprese. La contrazione dei finanziamenti al settore produttivo si è attenuata, passando dal -2,3% di dicembre 2025 al -0,9% di giugno 2026. Il calo ha riguardato soprattutto manifattura e costruzioni, mentre sono aumentati i prestiti destinati ai servizi. I finanziamenti alle aziende medio-grandi sono rimasti pressoché stabili, a fronte di una nuova diminuzione di quelli alle imprese più piccole.
Il costo del credito ha registrato un lieve aumento: il tasso medio sui finanziamenti destinati alle esigenze di liquidità si è attestato al 4,7%, mentre quello sui nuovi prestiti per investimenti ha raggiunto il 4%.
Nel complesso, il credito al settore privato non finanziario ha mostrato un moderato recupero, passando dal -0,6% di fine 2025 al +0,5% di giugno 2026. Resta elevata la qualità dei finanziamenti: l'incidenza dei prestiti deteriorati sul totale è scesa dal 2,4% al 2,1%.


