PHOTO
TRENTO. Un aumento graduale dell’inflazione che potrebbe riscrivere nel corso del tempo il livello dei prezzi (e dei salari). Questa la lettura del professore di Economia e Management dell’Università di Trento Andrea Fracasso a commento della possibile variazione dell’inflazione nei prossimi mesi e anni con il proseguo della guerra in Medio Oriente e, soprattutto, del blocco iraniano dello stretto di Hormuz, da cui transita circa il 27% del petrolio mondiale e il 20% del gas, risorsa fondamentale dopo la chiusura alle risorse russe.
Professore, come commenta l’ultimo studio di Istat sull’inflazione?
Chiaramente il report registra quello che è avvenuto a febbraio mentre la crisi attuale si è profilata verso la fine del mese di marzo. In questo studio non si possono quindi vedere ancora i risultati del conflitto in corso.
Dobbiamo aspettarci dal prossimo report un aumento repentino dei prezzi?
Non proprio. Quello che probabilmente avverrà sarà un passaggio progressivo. Dobbiamo infatti fare un distinguo. Da una parte abbiamo già avuto un aumento dei carburanti che senz’altro apparirà. Dall’altra però chiaramente questo aumento dei prezzi si trasferirà su altri prezzi, e nella misura in cui lo farà, porterà ad ulteriori aumenti. L’inflazione insomma tenderà a salire quando questo shock si trasmetterà lentamente ai costi energetici di produzione delle imprese.
Ci vorranno quindi alcuni mesi per vedere gli effetti reali sul territorio della guerra in corso?
Esatto. Normalmente quando aumentano di molto i prezzi energetici l’effetto è diluito nel tempo. Da un lato c’è un effetto immediato, motivo per cui probabilmente vedremo un primo rialzo a marzo e legato principalmente al costo dei carburanti. Lentamente dall’altra ci saranno poi una serie di adeguamenti.
Può farci un esempio?
Per intenderci, ad esempio, gli effetti che potrebbero esserci sul costo del riscaldamento. Questi probabilmente sarà possibile sperimentarli solo l’anno prossimo nel caso in cui lo stoccaggio del gas, che verrà fatto nei mesi primaverili, fosse fatto alle cifre attuali. Questo per dire quindi che ci sono alcuni effetti immediati e altri molto diluiti. È probabile che vederemo un’inflazione relativamente più alta, ma un pochino alla volta. E poi più durerà la crisi più è probabile che questo effetto duri a lungo e sia più ampio.
Una volta saliti i prezzi li vedremo altrettanto gradualmente scendere nel corso dei mesi o degli anni?
Questo dipende. Nel senso che non sempre i prezzi una volta che aumentano scendono. Quello che avviene a volte è invece che i salari si adeguano e ci si comincia a muovere su un livello di prezzi (e di conseguenza di salari) più alto. Questo lo abbiamo già visto nella storia.
E se la crisi rientrasse nel breve periodo?
Se questo shock durasse pochissimo è molto probabile che i prezzi si ritirino e avremo un ritorno al livello precedente. Se invece così non fosse questo aumento potrebbe passare di prodotto in prodotto. Ci fermeremo ad un livello più alto di quello di partenza e che poi non continuerà a salire. Una sorta di adeguamento a rialzo. Ma l’aumento dovrebbe valere per tutto: per le spese sì, ma anche per i salari.


