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TRENTO. Nel corso del 2024 la crescita del Prodotto interno lordo in Trentino è stimata intorno allo 0,8%: si dovrebbero sfiorare i 26 miliardi di euro, quasi 5 miliardi di euro in più rispetto al 2019.
La crescita è stata trainata dalla domanda interna, soprattutto grazie ai consumi turistici e alla spesa della Pubblica amministrazione. Questa la stima anticipata da Ispat, sostanzialmente in linea con la crescita italiana e con la crescita ristimata da Ispat per il Trentino per l'anno 2023 (+0,7%),ma superiore di sei decimi di punto alla stima per il Nord-est (+0,2%) e si posiziona immediatamente alle spalle della crescita stimata per le regioni del Centro, del Nord-ovest e del Mezzogiorno (+0,9%).
In termini di contributo alla crescita, a fornire l'apporto più significativo al Pil sono ancora i consumi delle famiglie (0,67 punti percentuali). Positivo anche il contributo della spesa pubblica locale, che apporta oltre un decimo di punto (0,15). Marginale il contributo degli investimenti (0,02) così come il contributo della domanda estera netta e delle scorte (0,04) Consumi delle famiglie, però, significa soprattutto consumi turistici, che hanno compensato la debolezza della domanda dei residenti: nel 2024 nelle strutture alberghiere ed extralberghiere è stato registrato il valore di pernottamenti più elevato di sempre (oltre 19,6 milioni), con una prevalenza di turisti italiani (il 56,1%). La crescita rispetto al 2023 è stata del 2,3% per gli arrivi e del 2,6% per le presenze.
Sulle famiglie trentine, invece, hanno pesato gli effetti prolungati dell'inflazione. La spesa per consumi dei residenti ha continuato infatti a crescere moderatamente in ragione del peggioramento delle aspettative sul quadro economico e della percezione di un rincaro significativo dei prezzi, fattori che hanno plausibilmente frenato le scelte di consumo. Nel 2024 la spesa delle famiglie trentine è stimata in aumento dello 0,6%. Cresce anche la spesa per i beni non durevoli mentre gli acquisti dei beni semidurevoli si sarebbero invece nuovamente contratti, soprattutto quelli di vestiario e calzature, mentre la spesa per servizi ha continuato a espandersi, in particolare nei comparti dell'alloggio e della ristorazione.
L'incertezza non ha facilitato la propensione delle imprese ad investire sia per effetto delle turbolenze dei mercati, sia per i ritardi nella partenza degli incentivi legati al Piano Transizione 5.0. L'esame dei dati disponibili solo per il livello nazionale evidenzia che la spesa per macchinari e attrezzature è diminuita; la contrazione è stata marcata anche nella componente dei mezzi di trasporto (in Trentino le nuove immatricolazioni sono calate del 7,2%), una voce che però era notevolmente aumentata l'anno precedente (+60,8% nel 2023). In generale in Trentino i finanziamenti a lungo termine, che costituiscono la migliore proxy a livello finanziario per osservare la dinamica degli investimenti, si sono ridotti in modo marcato (oltre il 9%).
Nel 2024 le esportazioni trentine sono rimaste sostanzialmente stazionarie (+0,1% a valori correnti e una variazione nulla in volume), mantenendosi sul livello di 5,3 miliardi di euro. Gli scambi commerciali del Trentino sono concentrati infatti maggiormente nel contesto europeo (57%). Si confermano le posizioni del Regno Unito (8,3%) e degli Usa (12,5%). L'esposizione diretta verso il mercato statunitense, su cui pesano le recenti politiche commerciali dell'amministrazione Trump, è maggiormente significativa nei settori della meccanica, automotive e delle bevande: il 43% delle esportazioni trentine di bevande e il 20% di macchinari e attrezzature sono diretti infatti verso il mercato Usa.
Spinelli
«Il Trentino prosegue nella fase di crescita della propria economia. L'analisi di Ispa conferma come stia dando risultati concreti la strada intrapresa a livello territoriale, fatta di misure di incentivo allo sviluppo e di un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e mondo del lavoro». Così, in una nota, il vicepresidente e assessore allo sviluppo economico Achille Spinelli commenta la fotografia scattata dall'analisi pubblicata oggi da Ispat-Istituto di statistica provinciale. «Il nostro obiettivo è ora quello di proseguire su questo percorso, che ha permesso al territorio di ottenere risultati positivi anche in un contesto internazionale di tensioni e incertezze, senza dimenticare le criticità e i margini di possibile miglioramento. Siamo convinti che le misure di stimolo all'economia, confermate anche nella manovra di assestamento che mobilita risorse per quasi 900 milioni di euro nel 2025, potranno offrire nuove opportunità da cogliere, favorendo maggiore competitività e innovazione».
Confindustria
Auto, meccanica e moda soffrono come dappertutto, i nodi da sciogliere per l'economia trentina sono l'export che non decolla e le dimensioni ancora troppo piccole delle imprese. E' la lettura in controluce che il direttore generale di Confindustria Roberto Busato fa della stima Ispat sulla crescita del Pil (+0,8% nel 2024). I dati "sono positivi nel complesso, il risultato migliore rispetto al Nord-Est è sicuramene un buon segno" e "guardiamo con attenzione il dato sull'industria che vede il Trentino leggermente sotto il livello nazionale in termini di valore aggiunto" commenta Busato. «Essendo l'industria il principale motore dell'economia - analizza - servirà innanzitutto una strategia comune europea per incentivare l'export ma anche un'attenzione a livello locale per sviluppare gli investimenti". "Anche le dimensioni di impresa hanno influito in questo rallentamento, con le microimprese che hanno sofferto di più. Un motivo ulteriore per lavorare sul far crescere le nostre imprese e sostenere gli investimenti mirati ad evolversi e innovare», aggiunge Busato. In merito agli investimenti del settore industriale «l'incertezza - precisa - non ha facilitato la propensione delle imprese ad investire, sia per le turbolenze dei mercati, sia per i ritardi nella partenza degli incentivi legati al Piano Transizione 5.0». «A soffrire maggiormente sono stati i settori dell'automotive, dovuto alla crisi del comparto in Germania, della meccanica e della moda, in linea in questo caso con la tendenza nazionale. Per questi settori si evidenzia soprattutto un mancato traino dell'export, dovuto principalmente alla situazione geopolitica che non incentiva le imprese ad andare sui mercati esteri e soprattutto ad investire sul futuro».
Sindacati
«La crescita economica esiste, ma è modesta e squilibrata. Il +0,8% di aumento reale del PIL è inferiore alle potenzialità del nostro territorio e non è sufficiente a rispondere ai bisogni sociali e occupazionali». Lo scrivono in una nota unitaria Andrea Grosselli, Michele, Bezzi e Walter Alotti, segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil del Trentino. «L'industria manifatturiera, pilastro dell'occupazione stabile e qualificata, ha registrato un calo del valore aggiunto dello 0,3%, dopo un crollo del 3% nel 2023. È una situazione allarmante che richiede interventi urgenti, soprattutto a sostegno degli investimenti delle imprese in innovazione che sono il vero tallone d'Achille del nostro sistema economico . Senza questi investimenti che nel 2024 sono praticamente stagnanti (+0,1%), produttività e competitività e con essi nuovi posti di lavoro di maggiore qualità non possono crescere. Per questo bisogna mettere al bando i sussidi a pioggia alle aziende e puntare su una vera selettività delle politiche di incentivo».


