MILANO. Il divario costruito durante la vita lavorativa arriva fino alla pensione. E nel primo semestre del 2026 si allarga ancora. Le nuove pensioni liquidate alle donne valgono in media 1.048 euro al mese, contro i 1.506 euro riconosciuti agli uomini: una differenza di 458 euro, pari al 30,41%. È la fotografia scattata dall'Osservatorio Inps sui flussi di pensionamento, aggiornato al 2 luglio 2026.

Il confronto con l'anno precedente racconta una distanza che non si sta riducendo. Nel 2025 le pensioni con decorrenza nell'anno avevano un importo medio di 1.047 euro per le donne e 1.419 euro per gli uomini, con un divario del 26,2%. In dodici mesi, dunque, l'importo medio delle nuove pensioni maschili è cresciuto di quasi 90 euro, mentre quello delle donne è rimasto sostanzialmente fermo.

Dietro i numeri ci sono soprattutto le differenze accumulate nel corso della vita professionale. Carriere contributive mediamente più lunghe e retribuzioni più elevate per gli uomini si traducono in assegni previdenziali più consistenti. Per molte donne, invece, il percorso lavorativo è stato più discontinuo e in alcuni casi non ha prodotto una contribuzione sufficiente a costruire una pensione propria.

Il dato complessivo comprende diverse tipologie di trattamento e mostra una situazione particolarmente marcata quando si guarda alle singole categorie. È nella pensione di vecchiaia che il divario raggiunge il livello più alto: alle donne spettano mediamente 1.006 euro al mese, mentre agli uomini 1.491 euro, con una differenza del 32,53%. Quasi 500 euro in meno ogni mese.

La distanza si riduce quando si passa alle pensioni anticipate, dove per accedere al trattamento è necessario avere alle spalle carriere contributive più lunghe. Anche in questo caso, tuttavia, lo scarto resta significativo: 1.814 euro medi per le donne contro 2.211 per gli uomini, pari a una differenza del 17,96%.

Ancora una volta sono le pensioni ai superstiti a rappresentare l'eccezione. Nel primo semestre 2026 le nuove prestazioni di questo tipo sono state 87.111 per le donne, contro 19.816 per gli uomini. E, in questo caso, sono le donne a ricevere l'importo medio più elevato: 1.042 euro contro 651 euro.

Per tutte le altre principali tipologie, invece, la situazione torna a essere favorevole agli uomini. Anche nelle pensioni di invalidità il divario è evidente: 686 euro medi al mese per le donne, 913 per gli uomini, con uno scarto del 24,86%.

Il quadro generale dell'Osservatorio Inps fotografa complessivamente 417.061 pensioni con decorrenza nel primo semestre 2026, per un importo medio mensile di 1.264 euro. Il dato comprende le pensioni di vecchiaia, anticipate, di invalidità e ai superstiti delle principali gestioni amministrate dall'Istituto, oltre agli assegni sociali.

L'Inps invita comunque alla cautela nel confronto tra il 2025 e il primo semestre 2026: i dati del 2026 sono ancora suscettibili di variazioni, perché riguardano le pensioni liquidate entro il 2 luglio con decorrenza entro giugno. Il dato relativo al 2025, invece, comprende anche trattamenti liquidati successivamente alla fine dell'anno, purché con decorrenza nel 2025.

Resta però il segnale più evidente: il divario pensionistico arriva alla fine di un percorso iniziato molto prima, nel mercato del lavoro. E i numeri delle nuove pensioni mostrano che, almeno per ora, quella distanza tra uomini e donne non si sta riducendo.