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TRENTO. Nemmeno due mesi è durato il secondo mandato di Mauro Capra alla guida del Comifo, la Federazione provinciale dei consorzi di miglioramento fondiario.
Nel mezzo di una accesissima riunione dell'altra sera Capra ha infatti deciso di gettare la spugna. E con lui il vicepresidente vicario Giuseppe Pancheri.
Resta invece in carica l'altro vicepresidente, il noneso Mauro Albertini, ma è molto probabile che da qui a qualche tempo sia necessario provvedere all'azzeramento del consiglio di amministrazione e a nuove votazioni.
A meno che nelle prossime riunioni del cda non si riescano a ricucire i più recenti strappi e a ritrovare la giusta serenità per eleggere con ampia maggioranza un nuovo presidente. Eventualità difficile da prevedere oggi, visto il clima di contrapposizione che caratterizza il cda appena entrato in carica.
Dopo diverse sedute molto tese, la goccia che l'altra sera ha fatto traboccare il vaso (ed è ironico dirlo di un organismo che ha a che fare con l'irrigazione...) è stata la questione della nomina del nuovo direttore.
L'attuale, Lorenzo Cattani, tra poche settimane andrà in pensione. Per sostituirlo era stato preparato un bando, ma sul nome proposto dal presidente Capra è scoppiata la bufera. Non tanto per la persona, ma quanto perché - a dire dei contestatori - non rispetterebbe i requisiti del bando.
Fatto sta che l'altra sera durante la riunione del consiglio di amministrazione il tema è stato la miccia per l'ennesima infuocata discussione, al termine della quale Capra ha deciso di farsi da parte. E con lui Pancheri.
«C'è poco da raccontare perché penso dispiaccia a tutti prendere decisioni del genere» spiega il giorno dopo l'ormai ex presidente, eletto a luglio con 8 voti a favore e 7 contrari. «La spaccatura dentro il consiglio è stata evidente fin dalla prima seduta dentro il consiglio. Spero solo che questo mio passo indietro serva a rendere il clima più sereno e costruttivo, per il bene della Federazione. Non aveva più senso scontrarsi ogni volta e su ogni questione».
Meglio dunque azzerare tutto e provare a ripartire da capo.
Ma chi potrà prendere in mano le redini di Comifo, che in Trentino rappresenta 230 consorzi irrigui che coprono all'incirca l'85 per cento del territorio irrigato a livello provinciale?
«Non spetta a me dirlo - risponde Capra -. So solo che abbiamo tanti progetti ambiziosi da portare avanti a favore del mondo agricolo e sarebbe un peccato se tutto si bloccasse per questioni di principio che, purtroppo, negli ultimi tempi sono diventate anche personali».
Il riferimento è al fondo messo a disposizione dalla Provincia per oltre 18,2 milioni di euro con l'obiettivo di promuovere investimenti per l'efficienza nella gestione delle risorse idriche in agricoltura.
«Credo ci sia la necessità di mettere a terra velocemente queste risorse perché il cambiamento climatico è ormai evidente e anche i sistemi di irrigazione hanno bisogno di diventare più efficienti, sostenibili e moderni, al di là delle contrapposizioni interne ad un consiglio di amministrazione».


