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Lo spread tra Btp e Bund vola oltre i 210 punti base fino a 215, segnando il massimo dal febbraio 2014. Il rendimento del decennale italiano sfonda quota 2,50% fino al 2,54%, segnando i massimi da ottobre 2014.
Non si allenta la tensione su Milano con la Piazza Affari che amplia il calo toccando una flessone dell’1% con il Ftse Mib a 22.541 punti. Si amplia la corrente di vendite sulle banche con lo spread che sfiora i 210 punti. Mps lascia il 4,29%, Mediobanca il 3,4%, Ubi il 3,3%, Bper il 3,1%, Fineco il 3,4%, Intesa il 3,055, Unicredit il 2,48%. Mentre Banco Bpm è finita in asta per eccesso di ribasso.
GIAVAZZI: ATTENTI, COSÌ RICHIAMO LA GRECIA
Il costo per lo Stato del rialzo dello spread per ora «non è alto» ma il nostro Paese rischia di assistere a una improvvisa e violenta impennata dei rendimenti dei nostri Btp e di pagare un prezzo altissimo, quello della «chiusura del mercato» per i nostri titoli di Stato, che non troverebbero più compratori.
A innescare l’escalation potrebbe essere «un taglio del rating del debito italiano sotto l’investment grade» non appena verrà presentato il programma di governo, i cui costi per le casse pubbliche potrebbero spingere le agenzie ad abbassare il giudizio sul merito di credito del nostro Paese. «Sono molto preoccupato, corriamo seri rischi», spiega all’Ansa il professore di economia politica della Bocconi, Francesco Giavazzi.
«Se perdiamo l’investment grade è un disastro» e di fronte all’Italia potrebbe spalancarsi «uno scenario greco».




