TRENTO. Un'inflazione che continua a galoppare sull'onda lunga dell'aumento dei prezzi energetici e dei trasporti. Questo il quadro dell'indice dei prezzi al consumo in Trentino che, seppur sotto alla media nazionale (+3,2%), registra da gennaio un trend di crescita costante toccando a maggio un complessivo +2,8% su base annua. E nell'orizzonte di un futuro a dir poco complesso un'ulteriore stangata la subisce il «carrello della spesa» che, seppur stabile dal mese di aprile, rimane sul valore del +3,9%.

Il quadro locale

Così in Trentino, come in tutta Italia, i dati Istat registrano da marzo un'impennata nell'inflazione rispetto allo stesso mese dell'anno precedente trainata soprattutto dagli effetti della crisi medio orientale e in particolare, della chiusura dello stretto di Hormuz. A maggio il Trentino registra infatti su base annua un +2,8%, un valore superiore alle variazioni tendenziali dei mesi precedenti, e in particolare di gennaio quando si attestava ad un morbido +1%. Il dato, seppure alto, si attesta al di sotto della media nazionale (+3,2%) ma anche al di sopra delle vicine Bolzano (+3,4%) e Verona (+3,7%). Proprio la città scaligera registra il secondo valore peggiore d'Italia dopo Reggio Calabria (+4,4%).

I capitoli di spesa

A determinare l'aumento dell'inflazione sul territorio sono in particolare, come anticipato, i capitoli dell'energia e dei trasporti. Gli effetti della crisi tra Iran, Israele e Usa hanno toccato infatti anche il Trentino che vede a maggio i prezzi di abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili salire al +7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Un valore ben distante dagli indici pre-guerra di inizio 2026 quando l'inflazione del comparto si attestava tra un -5,7% e un -2,8%. Ad aumentare contestualmente anche i trasporti che toccano un +4,1% su base annua, anche qui ben distanti dai valori di inizio anno pre-guerra, fermi in media attorno al -1%.

A rimanere alto (ma stabile) il capitolo dei prodotti alimentari e bevande analcoliche (+3,9%), mentre alcolici e tabacco registrano un +2,1%. Al contrario a registrare una lieve inversione di rotta il capitolo dell'abbigliamento e calzature (-1,9%), così come il settore dei servizi finanziari e assicurativi (-0,6%) e quello dell'informazione e comunicazione (-2,2%). Più o meno stabile l'indice della sanità con un +1,6%.

Il commento

«Ci si augura ora che con la fine della guerra ricominci l'afflusso del petrolio, che pare che già oggi (ieri per chi legge Ndr.) sia crollato nel costo». Commenta così gli ultimi dati sull'inflazione Walter Alotti dell'Associazione Consumatori. «La speranza - spiega - è che si attenui questa fiammata dei prezzi anche se sanno tutti che fanno presto ad aumentare e ci mettono invece tanto a calare. Da questo punto di vista come consumatori non facciamo che chiedere una reciprocità rispetto a questo meccanismo in cui i prezzi dovrebbero essere compensati alla stessa velocità con il quale crescono». E, oltre al nodo dell'aumento del tasso di interesse da parte della Bce, cui «bisogna capire come influirà sui mutui» resta aperta, ora più che mai, la partita dei rinnovi contrattuali: «Su questo - incalza Alotti - è il sindacato che deve fare il proprio mestiere. Abbiamo avuto qualche aumento nell'ultimo anno ma dobbiamo trovare dei meccanismi nuovi di compensazione anche per quanto riguarda l'Isee o l'Icef. C'è la necessità che la Provincia metta mano a quei meccanismi che non hanno tenuto conto dell'aumento dei prezzi degli ultimi anni». Gli effetti dell'inflazione nel frattempo, spiega Alotti, si vedono chiaramente ormai nella quotidianità con famiglie che fanno molta più attenzione al carrello, ad esempio mettendo in atto una «spesa itinerante» cogliendo le offerte nei diversi supermercati del territorio, allo scopo di compensare gli aumenti alimentari.