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TRENTO. Dopo anni di buoni numeri, sorpresa: l'occupazione frena. Non dati davvero allarmati, ma comunque qualche segno meno che fa riflettere e qualche previsione di prospettiva poco rassicurante. Perché due sono i dati che emergono dall'analisi congiunturale sull'occupazione realizzata da Agenzia del Lavoro e Ispat: calano gli occupati, soprattutto per la diminuzione degli autonomi e delle donne, e aumentano gli inattivi, sempre alla voce donne, per le quali evidentemente siamo lontani dall'aver creato condizioni socio economiche vantaggiose.
E quanto al fabbisogno delle imprese, pure qui si potrebbe aprire una riflessione: il 55,4% delle proposte di lavoro, nel sistema trentino, è per occupazione a bassa o nulla specializzazione. Visto così, è un sistema che offre poche opportunità ai trentini con alte competenze, che quindi per forza finiscono per andare altrove, se non è Lombardia, è estero.
Con ordine, comunque, ecco i dati principali della congiuntura sul primo trimestre dell'anno.
Occupati. Gli occupati in Trentino nel primo trimestre 2026 erano 249mila, in calo dell'1,1%, che significa 2.749 in meno, rispetto al medesimo trimestre dell'anno precedente. Ma non tutte le categorie sono colpite nello stesso modo. Tiene l'occupazione maschile (-0,1%) arrivata a quasi 136mila lavoratori, ma cala in modo netto quella femminile (-2,2%), che scende a 144mila unità.
Dal punto di vista contrattuale, in calo anche i lavoratori autonomi (-8,5%), e crescono i dipendenti (+0,7%). Il risultato di questi numeri è un tasso di occupazione in flessione per la prima volta dopo molto tempo: ora è al 70,8%, mentre era al 71,6%.
Emerge soprattutto un cedimento netto del tasso di occupazione femminile, ora fermo al 66,2% (-1,4%). Un gap di genere che è evidente su base tendenziale, quindi rispetto al medesimo periodo dell'anno scorso, ma anche su base congiunturale, posto che rispetto all'ultimo trimestre 2025 il differenziale donne-uomini si è allargato dello 0,5%.
Stranieri e giovani. Le dinamiche già viste nei trimestri precedenti sono confermate in questo 2026: aumentano i lavoratori stranieri (+0,9%, cioè +228 unità), calano quelli italiani (-1,3%, che significa -2.976 persone).
Quanto alle classi d'età, invece, calano solo gli occupati in età più matura. Gli over 50 fanno segnare una flessione netta (-4,8%), che a sua volta fa scendere il tasso di occupazione degli over 50 a 71,5% (che significa -4,3%).
Crescono invece i giovani under 35, che fanno segnare un +3,5%, pari a 2.202 unità in più. Rimane quindi basso, ma in netta crescita il tasso d'occupazione in questa fascia d'età, ora al 54,8% (+1,5%). Stabile invece la fascia d'età centrale, da 35 a 49 anni, sostanzialmente stabile (-0,1%).
Forza lavoro e inattivi. Su questi due dati, qualche riflessione va fatta. Intanto, inizia a vedersi l'impatto dell'inverno demografico, perché ci sono ormai meno persone che possono lavorare, indipendentemente dalla loro propensione a farlo.
La forza lavoro, cioè la popolazione attiva, sfiora le 254mila unità, in calo dell'1,1%. Calano soprattutto le donne (-2,2%).
Quanto agli inattivi, cioè chi non ha lavoro ma non lo cerca nemmeno, sono 95,5mila unità, in crescita su base annua del 2,6%, soprattutto per effetto di un aumento nettissimo della componente femminile (+5,1%). Un dato, quello degli inattivi, che dovrebbe preoccupare, anche perché è più alto rispetto al Nordest.
Qualità del lavoro. Ispat analizza anche il fabbisogno per settembre delle imprese trentine. E la fotografia che emerge è quella di un sistema in cui preponderanti sono le lavorazioni a basso valore aggiunto.
Guardando alle previsioni di assunzione, le tre figure più richieste saranno addetti alla ristorazione, personale non qualificato nei servizi di pulizia e addetti alle vendite.
Rimangono contenute le richieste di professioni ad alta qualificazione: solo l'11,3% dei posti è per dirigenti, professioni intellettuali e tecnici.
Se inoltre si guarda ai titoli di studio richiesti dalle imprese, si ha una fotografia piuttosto chiara del sistema economico: il 48,5% degli ingressi nel mondo del lavoro è cercato con qualifica di formazione o diploma professionale, il 21,7% con la sola scuola dell'obbligo, il 19,6% con diploma di scuola secondaria.
Solo il 9% dei posti richiede la laurea, mentre appena l'1,2% richiede un'istruzione tecnica superiore.
C.Z.


