MILANO. La pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi quest’anno al 42,9%, in lieve calo rispetto al 43,1% registrato nel 2025, ma ancora tra le più elevate d’Europa. Secondo l’analisi dell’Ufficio studi CGIA, il dato è comunque superiore al 41,7% registrato nel 2022, ultimo anno prima dell’insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni

L’associazione sottolinea però che l’aumento della pressione fiscale complessiva non si sarebbe tradotto in un aggravio per la maggior parte delle famiglie e delle microimprese. Le misure contenute nelle ultime quattro Leggi di Bilancio avrebbero infatti determinato una riduzione del carico fiscale pari a oltre 33 miliardi di euro per lavoratori, pensionati, autonomi, artigiani e piccoli commercianti. 

La crescita del gettito sarebbe stata favorita soprattutto dall’incremento dell’occupazione, con circa 1,2 milioni di lavoratori in più negli ultimi quattro anni, e dagli aumenti salariali derivanti dai rinnovi contrattuali. A contribuire in modo significativo sarebbero stati anche banche, compagnie assicurative e grandi imprese, interessate da interventi normativi che hanno aumentato il prelievo fiscale a loro carico. 

Nel documento viene inoltre ricordato che le principali riduzioni fiscali hanno riguardato il taglio del cuneo fiscale, la riforma degli scaglioni Irpef e l’estensione della flat tax per alcune categorie di lavoratori autonomi. La CGIA ribadisce infine la necessità di intervenire sulle cosiddette tax expenditures, le agevolazioni fiscali che secondo le stime superano i 119 miliardi di euro l’anno a livello statale, come possibile leva per ridurre ulteriormente la pressione fiscale senza compromettere i servizi essenziali.