TRENTO. L'autunno si apre con un conto pesantissimo per le famiglie. Lo dicono le elaborazioni dell'Osservatorio Nazionale Federconsumatori: tra settembre e novembre le principali spese stagionali raggiungeranno 2.959,42 euro per famiglia, il 7,2% in più rispetto al 2025. Dentro questa cifra ci sono scuola, visite mediche, Tari, attività sportive e soprattutto bollette. Queste ultime aumentano del 14,3%, mentre per la benzina l'incremento stimato raggiunge addirittura il 22,8% e la prima rata del riscaldamento condominiale cresce del 15,7%.

«Ma fermarsi alle percentuali significa raccontare soltanto metà del problema, perché 100 euro di aumento non pesano allo stesso modo per tutti» evidenzia Federconsumatori del Trentino. Per una famiglia che vive con uno stipendio medio o basso significano rinunciare ad altri consumi; per chi dispone di redditi elevati rappresentano una variazione molto più facilmente assorbibile. Energia, riscaldamento, carburante, casa, alimentazione, scuola e salute non sono consumi liberamente eliminabili. Quando aumentano queste voci, alle famiglie rimane una sola possibilità: ridurre tutto ciò che viene dopo. che significa anche una progressiva riduzione della qualità della vita.

Ma a perdere non sono soltanto i nuclei familiari: diminuiscono gli acquisti, soffrono il commercio e i servizi, rallenta l'economia locale. «C'è poi una questione di equità. Non è accettabile che nei momenti di maggiore difficoltà il peso degli aumenti venga trasferito prevalentemente sui consumatori mentre, in alcuni settori, continuano a prodursi margini e profitti straordinari» viene evidenziato.Per Federconsumatori del Trentino servono quindi interventi che vadano oltre i provvedimenti temporanei: sostegno ai redditi medio-bassi, contrasto alla povertà energetica, riduzione della pressione fiscale sui beni essenziali, controlli rigorosi sulla formazione dei prezzi e sulle possibili dinamiche speculative e una reale contribuzione da parte di chi, proprio nelle fasi di crisi, realizza guadagni eccezionali.

Sono richieste coerenti anche con le misure indicate nel documento nazionale Federconsumatori. «Anche la Provincia autonoma di Trento può fare la propria parte, attraverso un monitoraggio sistematico dei prezzi, interventi mirati per le famiglie maggiormente esposte e un confronto con distribuzione e operatori economici per capire dove e perché si producono gli aumenti - viene proposto - Il punto, alla fine, è semplice: il reddito da lavoro e da pensione non può trasformarsi progressivamente in un reddito destinato quasi esclusivamente a pagare le spese obbligate. Una società nella quale lavorare non garantisce più la possibilità di vivere dignitosamente, risparmiare e progettare il proprio futuro è una società che sta spostando sempre più verso il basso il peso delle proprie contraddizioni».Federconsumatori del Trentino chiede che questo meccanismo venga interrotto: la tutela del potere d'acquisto non è soltanto una questione economica, ma una questione di equità sociale.