PHOTO
ROMA. Arriva con l'ultima bozza della manovra economica, ormai ufficiale, anche l'attesa norma che modifica la tassa sugli extraprofitti delle società energetiche: il risultato sarà un sensibile calo dei soldi che lo Stato chiederà alle imprese avvantaggiate dall'impennata dei prezzi di mercato.
La tassa, che cambia nome in "contributo di solidarietà", sale al 50% per 7 mila aziende, ma l'incasso stimato scende di 2,56 miliardi.
La versione della tassa prevista invece dal governo implicava un gettito di circa undici miliardi di euro.
La differenza è che l’aliquota del 50% varata dal governo Meloni colpisce solo la quota del reddito ante primo gennaio 2023 superiore al 10% della media dei redditi nei quattro anni precedenti.
Il governo Draghi, invece, aveva previsto un’aliquota del 25% da apllicare però direttamente sull'aumento dell'imponibile Iva del periodo ottobre 2021- 30 aprile 2022 rispetto all'anno precedente. Il Tar nei giorni scorsi ha respinto il ricorso di alcune imprese contro questa formulazione, che sarebbe dunque praticabile, ma il nuovo esecutivo ha deciso di procedere diversamente, con una riduzione delle entrate previste.
Dura la reazione, in proposito, di alcune forze di opposizione. Angelo Bonelli dei Verdi attacca: "Meloni fa pagare il prezzo dell'elettricità a famiglie e imprese italiane e non a chi ha speculato sul gas accumulando una ricchezza enorme con gli extraprofitti, pari a 50 miliardi di euro. Proprio quando il governo in carica riduce il gettito degli extraprofitti delle società energetiche a 2,5 miliardi euro, mentre Draghi ne prevedeva 10".
Per il resto, la manovra confermato l'innalzamento della soglia della flat tax da 65.000 euro a 85.000 euro per le sole partite Iva, ma per l'incremento - si precisa - manca ancora l'ok dell'Ue (la richiesta di deroga, presentata il 4 novembre "è attualmente al vaglio delle competenti autorità europee").
Spunta un Fondo per il contrasto al consumo di suolo, finanziato con 160 milioni in 5 anni. Cambiano poi gli oneri di sistema che pesano sulla bolletta della luce, da cui escono le spese per lo smantellamento del nucleare, in linea con gli obiettivi del Pnrr.
Previsto, inoltre, un miliardo per il comparto pubblico da destinare, in attesa del rinnovo del contratto, ad una una tantum per i dipendenti statali nel 2023. E se da una parte il governo Meloni dismette InvestItalia, la cabina di regia a palazzo Chigi sugli investimenti pubblici e privati creata dal governo Conte I, dall'altra avvia una mini-spending su intercettazioni e carceri: dal 2023, le spese di giustizia per le intercettazioni e comunicazioni sono ridotte di 1,57 milioni l'anno.
Tagli contro cui si scaglia la senatrice Ilaria Cucchi (Verdi-Sinistra) che ricorda le cronache quotidiane dei suicidi nelle carceri.
Sulle coperture restano comunque ancora dei dubbi. "Leggendo il testo definitivo della legge di bilancio temo avremo delle brutte sorprese sulle coperture, che attualmente sono ancora un grande punto di domanda", osserva Ettore Rosato di Iv, evidenziando il rischio di "nuovi tagli in alcuni settori sensibili ed ulteriori aumenti delle tasse".
Sul tema energia interviene anche Cna (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della piccola e media impresa), che ha inviato a Giorgia Meloni, e ai ministri Urso, Pichetto e Fitto, una serie di proposte sul tema energia per affiancare agli strumenti emergenziali anche "interventi strategici" per consentire alle piccole imprese di partecipare pienamente al percorso della transizione energetica.
L'avvio dell'esame della legge di bilancio e l'apertura del tavolo Pnrr sono l'occasione per definire misure strategiche e strutturali. Nel dettaglio Cna rileva la necessità di sostenere gli investimenti delle piccole imprese per l'installazione di impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili, in particolare il fotovoltaico.
"Chiediamo al governo - si legge nella lettera - un significativo impegno a favore dell'autoproduzione valorizzando il patrimonio di immobili produttivi che conta circa 800mila unità con una superficie di 400milioni di mq con un potenziale di 50mila MW".
Cna propone l'introduzione di agevolazioni fiscali mutuando il meccanismo del credito d'imposta al 50% già previsto per l'edilizia residenziale.
"Nell'immediato si possono coinvolgere 200mila piccole imprese per impianti fino a 200 KW attivando 8.700 MW di nuova potenza installata. Nella lettera la Confederazione segnala la criticità provocata dalla tassazione degli extra-profitti che colpisce in maniera iniqua i piccoli impianti destinati all'autoconsumo energetico. Inoltre la misura sta provocando preoccupanti problemi di liquidità alle imprese. Cna infine chiede al Presidente del Consiglio di estendere anche ai comuni sopra i 5mila abitanti la possibilità di accedere alle risorse previste nel Pnrr per dare impulso alle Cer (Comunità energetiche rinnovabili) e prevedere una quota di riserva alle piccole imprese nell'ambito delle aste per l'acquisto di energia elettrica e gas a prezzi calmierati (electricity e gas release).


