TRENTO. I dazi e l'incertezza dettati da Trump fanno tremare non solo l'intera Europa, ma anche il Trentino. Sono ore di attesa per l'economia del Vecchio continente, colpito dall'annuncio giunto da Oltreoceano che ha previsto un'imposta pari al 30% su tutti i prodotti che supereranno i confini degli States, a partire dal primo agosto.Inutile dirlo. Anche sul territorio provinciale la notizia, a detta di alcuni «inattesa», è stata percepita come uno «scossone», o meglio, «una doccia fredda». E la risposta, al momento, sembra essere solo una: pensare in futuro, di diversificare il nostro expo, puntando a nuovi mercati. In ballo per il Trentino ci sono i circa 683 milioni di euro delle esportazioni (registrati lo scorso anno), pari al 13% dell'export totale. Diversi sono i settori a rischio, in primis quello della meccanica (macchinari e mezzi di trasporto), bevande e alimentari, tessile-abbigliamento. Ma la stangata - se la Casa Bianca dovesse confermare quanto annunciato - arriverà anche al mondo del vino.

«Una notizia per noi inaspettata - dichiara il direttore generale del Gruppo Mezzacorona, Francesco Giovannini -. È stata molto impattante. Nelle ultime settimane sembrava si andasse verso il 10%, soprattutto per i prodotti farmaceutici, dell'elettronica, ma anche per gli alcolici. Ci avevano fatto ben sperare, non essendo gli Stati Uniti del tutto autosufficienti su questo fronte». Nel frattempo però il tempo stringe. «In queste tre settimane che mancano - prosegue - ci sono dei margini di manovra per le trattative. Come gruppo abbiamo un grande vantaggio, la Prestige wine imports, società americana di cui siamo proprietari al cento per cento. Rappresenta non solo il primo passaggio della filiera, ma grazie a questa realtà abbiamo la possibilità di condividere delle strategie "in casa"».

Essendo la situazione in continua evoluzione, l'attenzione rimane alta. «Applicheremo strategie diverse a seconda della percentuale applicata. Al 30%, però, è altissima. Per il nostro territorio si parla di circa 184 milioni di euro di vino esportato: la perdita potrebbe andare dai 54 ai 18 milioni. Ora dovremmo capire l'impatto che avrà la diminuzione delle bottiglie vendute e gli effetti degli aumenti». L'orientamento sembra essere quello dello sviluppo verso altri mercati: «Il Canada potrebbe rappresentare un'opportunità. Negli ultimi 5 anni il nostro fatturato è raddoppiato sui mercati internazionali, escludendo Germania e Stati Uniti. Quest'ultimo però vale un terzo dei nostri guadagni: è chiaro che sarà difficile sostituirle questo Paese». Sulle spine anche Cavit che attende notizie certe. «Aspettiamo di avere certezze, se mai ne avremo, per fare delle considerazioni», sostiene il direttore generale, Enrico Zanoni. Ma ad esprimere grande timore è anche Confindustria Trento. «Saranno colpiti tutti i settori - così la vicepresidente con delega all'internazionalizzazione, già presidente di Trentino Export Barbara Fedrizzi - Mi sento però di dire che ci sono delle negoziazioni in corso. Non è detto che i dazi al 30% siano definitivi: se lo fossero, sarebbe un disastro». Secondo l'analisi di Fedrizzi, questo limiterà «sia la nostra economia che quella europea così come quella americana, anche in termini di posti di lavoro». Insomma, la misura di Washington non gioverà a nessuno. «Il presidente Usa vuole controbilanciare il peso dell'economia dell'Europa che secondo lui è a favore nostro. Ma non è così. Per rilanciare in "casa propria" tutti i prodotti che ora deve acquistare, ci vorranno almeno 15 anni. E fino ad allora quali saranno le ricadute sul loro sistema economico?».

A prescindere dalla piega che prenderà la situazione attuale, tra le vie da intraprendere, a detta della presidente, è necessaria una «diversificazione del nostro expo». «Dobbiamo ripensare il nostro rapporto con gli States e ampliare gli orizzonti. Per esempio il Marocco, dove si sta sviluppando un mercato che spazia dal settore manifatturiero alla meccanica, dall'agro-alimentare all'alberghiero. O anche la Corea del Sud». L'auspicio è che si trovi un punto d'incontro e che l'Ue possa avere una voce in capitolo: «L'Europa - conclude Fedrizzi - è forte e ha sicuramente un certo potere. Gli svantaggi di questa guerra economica non porteranno nulla di positivo, a nessuno».