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TRENTO. Ci sperava davvero, il settore vitivinicolo. Invece ieri è arrivata la doccia fredda: niente esenzione dai dazi per l'export negli Stati Uniti. Anche per gli alcolici l'imposizione fiscale in ingresso negli Usa sarà del 15%. Tanto, per molti prodotti. Troppo per alcuni. Perché un aumento di prezzo così sostanzioso, aggiunto al deprezzamento del dollaro che amplifica l'effetto dell'imposizione doganale, rischia di mettere fuori mercato alcune produzioni. Insomma, è comprensibile l'apprensione di un settore che in Italia vale 2 miliardi e nel solo Trentino 184 milioni, ma soprattutto migliaia di famiglie coinvolte. Perché i primi a rischiare sono le cantine.
Ma a stretto giro, risentirà del provvedimento l'intera filiera, fino ad arrivare - questo il rischio concreto ovviamente - ai contadini in campagna, in questi giorni impegnati nell'avvio della vendemmia. E non è un caso che il presidente di Coldiretti Barbacovi abbia introdotto il tema della necessità di sostegni economici alle filiere più colpite.
L'accordo
La firma dell'intesa (vedi servizio a pagina 4) è stata confermata nel primissimo pomeriggio di ieri: rispetto alla situazione precedente l'intesa migliorano alcuni settori, non altri. Sono portati al 15% di dazi automotive e farmaceutici. Sono esentati solo componenti in legno, principi attivi generici e componenti di aereo.
Dal punto di vista dell'economia trentina, tira un sospiro di sollievo il settore della meccanica e meccatronica, perché i componenti del settore automotive non saranno penalizzati.
Ma è il settore del vino a uscire dalle trattative con un panorama complesso davanti.
Vino e alcolici
Dazi al 15% significano un aumento di prezzo che è forse sostenibile per il comparto del lusso, dove eventuali aumenti sul mercato sono più facilmente accettabili da parte della clientela e dove la redditività è tale da permettere di spalmare i costi della politica doganale di Trump sull'intera filiera. Rischiano di più i prodotti destinati alla classe media.
Ecco perché il mondo vinicolo trentino spera ancora in un accordo successivo: «Diciamo che in questa prima tornata non siamo rientrati tra i prodotti esenti - evidenzia il direttore generale del Gruppo Mezzacorona Francesco Giovannini - il commissario al Commercio Sefcovic ha dichiarato tuttavia che si tratta di un primo passo. Chiaro che se fosse arrivata l'esenzione, sarebbe stato meglio, ma io voglio sperare che nei prossimi accordi posso rientrare il vino». Siccome tuttavia non vive di speranza un grande gruppo come Mezzacorona, Giovannini ricorda che alla strategia per far fronte al problema dei dazi è già in campo da tempo: «Certo, anche perché questo problema non nasce oggi, ma è ormai dal 9 aprile che facciamo i conti, stiamo attuando le nostre strategie per difendere la redditività dei nostri soci. Sicuramente dovranno esserci degli aumenti di prezzo sul mercato americano. A noi dà grande fiducia avere la proprietà al 100% del nostro importatore, con il quale ci stiamo organizzando per calibrare gli aumenti sul mercato, condividendo la strategia».
Anche sull'attività della Prestige Wine Import, l'importatore negli Usa, si potrà spalmare l'aumento di costi di un prodotto ora appesantito dal 15% dei dazi e dal deprezzamento del dollaro. L'obiettivo è capire quanto la clientela potrà assorbire un aumento dei prezzi, senza una flessione importante nei volumi di vendita. Il tutto in un mercato che segna il passo: le vendite dei vini italiani negli Usa da inizio anno segnano già ora una contrazione tra il 7 e l'8%. «In questo contesto noi siamo meno penalizzati di altri, abbiamo avuto finora buona soddisfazione, ma sappiamo che ci muoviamo in un mercato in tendenza negativa. Stiamo facendo delle ipotesi.
Ma restiamo fiduciosi che il vino possa rientrare in un secondo momento tra i prodotti esentati dai dazi». Pare meno fiducioso il mondo contadino, tanto che la Coldiretti parla apertamente della necessità di sostegni economici del settore: «La pubblicazione dell'accordo - afferma il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi - conferma lo squilibrio di una trattativa che avevamo già denunciato decisamente a favore degli Stati Uniti rispetto all'Europa. Occorre proseguire il negoziato per ottenere l'esclusione dei prodotti agroalimentari di eccellenza dalla lista dei dazi, risultato che ci aspettavamo almeno per il vino e che invece non è arrivato e ogni giorno in più che passa in questo modo si lascia spazio ad altri Paesi per un mercato, quello vinicolo, che storicamente ci appartiene. È necessario garantire sostegni economici alle filiere più colpite, che già si trovano in grande difficoltà. Non è accettabile che il settore agroalimentare continui a essere il più penalizzato da una conduzione delle trattative troppo remissiva da parte della Commissione Ue, che si somma peraltro al taglio senza precedenti delle risorse destinate all'agricoltura proposto dallo stesso esecutivo nel prossimo bilancio comunitario. Allo stesso tempo va assicurato il rispetto dei rigidi standard di sicurezza alimentare europei, senza pericolosi passi indietro sulla tutela della salute dei cittadini. Ci vuole chiarezza sulle intenzioni rispetto all'ingresso dei prodotti dagli Stati Uniti: non possiamo accettare di aprire ai cibi che non siano prodotti con gli stessi standard di qualità e sicurezza alimentare».


