PHOTO
TRENTO. C'è un passaggio, tra i molti appuntati ieri in Cooperazione, che restituisce meglio di altri il senso della partita che si è aperta. Gesti e non detti che valgono molto: Renato Dalpalù chiede un bicchiere d'acqua, si ferma, la voce si incrina, gli occhi si bagnano. Non è solo emozione personale parlando di quindici anni al vertice del Sait, ma il riflesso di un sistema che sente di essere arrivato a un bivio
La candidatura ora è ufficiale: Dalpalù sfiderà il presidente uscente Roberto Simoni per la guida della Federazione della Cooperazione trentina appoggiato da numerosi esponenti delle coop. Un sistema che, numeri alla mano, resta uno dei pilastri dell'economia locale: 4 miliardi di fatturato, 300 mila soci, tre trentini su cinque coinvolti, 39 mila occupati.
Al tavolo, con lui, ci sono Italo Monfredini e Paola Dalsasso. In sala, una platea che dice molto degli equilibri in movimento: Francesca Broch dal Primiero, Michele Odorizzi, Franca Castaldo, Sandra Dodi, Giorgio Corradi. Assente per impegni assembleari, ma schierato, Stefano Albasini di Trentingrana; come Luca Rigotti delle cantine di Mezzacorona.Dalpalù parte da una dichiarazione di continuità «il sistema è solido e sano» - ma subito prova a spostare il baricentro: meno gestione, più visione. «Vogliamo un'utopia con fondamenta tecnicamente valide», dice, con una formula che è insieme prudente e ambiziosa. E nella costruzione di questa «utopia concreta» inserisce un elogio esplicito al credito cooperativo, citando Cassa Centrale come esempio di come anche una realtà periferica possa reggere sfide globali e dando anche il segnale degli appoggi potenti di cui gode.
Il punto, però, è un altro: «Ci manca la discussione su cosa può fare la cooperazione per il futuro». Da qui lo slogan - destinato a pesare nella campagna elettorale, che prova a tenere insieme identità e prospettiva: la cooperazione «è più della somma delle singole forze», perché non si limita a stare insieme ma «fa le cose assieme».Lo sguardo si allarga subito oltre il Trentino. «Le partite si giocano a Bruxelles, ma molto passa da Roma»: è lì che, secondo Dalpalù, si misura la capacità di difendere e insieme esportare un modello che rivendica come «unico» in Italia. Ma è quando entra nei nodi più sensibili che il discorso cambia tono.
Sul tema dei migranti non usa giri di parole: «Non possiamo farne a meno». La fotografia è netta - nel 2040 meno popolazione e più anziana - e la risposta, per lui, non può essere solo economica. Servirà «mediazione culturale, alzare l'asticella etica», tenere insieme la tradizione cooperativa e i richiami della dottrina sociale della Chiesa, fino alle parole del papato e dell'arcivescovo Tisi.Poi c'è il capitolo più spinoso, quello interno. Dalpalù non lascia, per ora, il Sait e annuncia che il 15 maggio si ricandiderà alla presidenza. È qui che l'emozione affiora: «Ho fatto un percorso di 15 anni, mi trovo bene».
Rivendica le scelte difficili, anche dolorose, ma sottolinea un dato secondario: «Non ho mai trovato un graffio sulla macchina, né un insulto. C'è stato rispetto». Non evita neppure le fratture recenti, come il dibattito su Gaza che ha attraversato il mondo cooperativo. La soluzione - boicottare singole aziende e non Israele - diventa, nel suo racconto, la prova di una comunità che, pur divisa, «si è contaminata a vicenda».
Sul piano personale, mette un paletto: se eletto il 12 giugno, terrà un solo compenso e poi passerà la mano al Sait entro qualche mese. E concede anche una battuta sul meccanismo che lo ha portato in campo, evocato con ironia da Monfredini: «Abbiamo fatto un test di intelligenza e uno di simpatia: Dalpalù è più simpatico di me». Nessun attacco diretto però a Simoni: «La sua candidatura non viene sminuita», ma la sfida è ormai aperta. E forse la definizione più efficace la dà lo stesso Dalpalù, con sarcasmo: in cooperazione, i passaggi sono «più complicati che in un conclave».
Adesso si entra nella campagna vera. Il 12 giugno oltre 400 cooperative trentine dovranno scegliere. E a decidere non solo un presidente, ma la direzione di marcia di un sistema.


