TRENTO. La spesa pensionistica in Trentino supera i 3 miliardi e mezzo di euro e continua a crescere. Nel 2024 sono stati erogati 196.827 trattamenti per un totale di 3,539 miliardi, pari al 13,6% del Pil provinciale. Rispetto al 2023 l’aumento è del 5,8%, mentre nel confronto con il 2015 la crescita supera il 41%. Un incremento sostenuto che però non deriva da un aumento significativo dei beneficiari, ma soprattutto dall’aumento degli importi medi.

Il numero complessivo delle pensioni, infatti, cresce lentamente: +0,7% nell’ultimo anno e appena +2,8% nell’ultimo decennio. Gli assegni medi, invece, salgono con maggiore intensità, raggiungendo nel 2024 i 17.980 euro annui (+5,1%). A incidere è l’adeguamento al costo della vita legato all’inflazione del 2023. I pensionati sono 147.567, pari al 27% della popolazione, e percepiscono mediamente 23.982 euro l’anno, anche grazie alla possibilità di cumulare più trattamenti: in media 1,33 pensioni per persona.

La componente principale resta quella delle pensioni di vecchiaia e anzianità, che rappresentano il 67,9% dei trattamenti e assorbono oltre l’81% della spesa, con importi medi più elevati. Le pensioni ai superstiti incidono per il 18,8% del totale ma con valori più contenuti, mentre quelle assistenziali e indennitarie, pur rappresentando oltre il 10% delle prestazioni, pesano solo per il 4,1% sulla spesa complessiva.

Resta marcato il divario di genere. Le donne ricevono più trattamenti degli uomini, ma con importi medi molto più bassi: 13.954 euro annui contro 22.699 euro. Il gap raggiunge così il 38,5% sui singoli assegni. Anche considerando il reddito complessivo, le pensionate si fermano a 19.856 euro annui contro i 28.196 degli uomini. Pesano carriere lavorative più discontinue, salari inferiori e una maggiore incidenza delle pensioni assistenziali e di reversibilità.

Le differenze emergono anche sul territorio. Nella Val d’Adige, area più urbanizzata e con maggiore presenza di servizi, si registrano i redditi pensionistici più alti, pari a 27.234 euro annui. Nei principali poli economici come Vallagarina, Alta Valsugana e Bersntol e Alto Garda e Ledro i valori restano sopra la media, mentre nelle aree a vocazione agricola come Valle di Cembra e Val di Non gli assegni risultano più bassi. Tra la zona più ricca e quella con i redditi pensionistici più contenuti il divario supera i 5.700 euro all’anno, confermando come le pensioni riflettano le differenze economiche del territorio.