TRENTO. «Gli albergatori trentini non sono un’iperbole». Parte da qui la dura presa di posizione delle associazioni del turismo e del commercio trentino, che intervengono nel dibattito degli ultimi giorni su salari, lavoro e ruolo delle imprese. Una replica firmata da Asat-Federalberghi Trentino, Confcommercio Trentino, Associazione Pubblici Esercizi, Associazione Ristoratori, Faita, Fiavet, Unat e Confesercenti. Le categorie accolgono la precisazione secondo cui le affermazioni finite al centro delle polemiche sarebbero state un’«iperbole», ma avvertono: «Le iperboli, soprattutto quando vengono pronunciate in una sede istituzionale, rischiano di trasformarsi rapidamente in giudizi sommari su migliaia di persone e imprese».

Secondo le associazioni, il confronto su salari, qualità del lavoro, costo della vita e legalità è necessario, ma non può trasformarsi in una contrapposizione tra dipendenti e imprenditori. Le categorie ricordano gli investimenti sostenuti ogni anno dagli albergatori per riqualificare le strutture, migliorare i servizi, aumentare l'efficienza energetica e innovare l'offerta. La partecipazione ai bandi provinciali, sostengono, dimostra la disponibilità delle aziende a investire risorse proprie e ad assumersi rischi. Contestata anche l'idea di misurare il contributo degli imprenditori attraverso il solo reddito personale dichiarato: un albergo genera stipendi, acquisti, forniture, lavoro per professionisti e artigiani e gettito fiscale e contributivo.

Le associazioni respingono anche una rappresentazione del Trentino come territorio caratterizzato prevalentemente da lavoro povero e attività a basso valore aggiunto. I problemi, precisano, esistono: dal costo della vita alla questione salariale fino alla crescente difficoltà di trovare casa in alcune zone. Ma il territorio, sottolineano, presenta anche livelli occupazionali elevati, un tessuto imprenditoriale diffuso, competenze e capacità di investimento. In questo quadro il turismo resta uno dei principali motori dell'economia provinciale. «Dire questo non significa nascondere i problemi – osservano le categorie – significa semplicemente evitare di raccontarne uno solo come se fosse il tutto».

Il settore, assicurano le associazioni, non intende sottrarsi al confronto sulla qualità dell'occupazione, sulla difficoltà di reperire collaboratori e sulla necessità di rendere più attrattive le professioni dell'ospitalità. Ciò che viene respinto è invece il tentativo di contrapporre la tutela dei lavoratori alla figura dell'imprenditore o di lasciare intendere che dietro l'attività alberghiera possano esserci comportamenti fiscali opachi. «Lavoratori e imprenditori non sono due eserciti schierati uno contro l'altro. Senza gli uni non esistono gli altri». Dietro il turismo, concludono Asat-Federalberghi, Confcommercio, Pubblici Esercizi, Ristoratori, Faita, Fiavet, Unat e Confesercenti, c'è una rete di alberghi, ristoranti, bar, attività commerciali, botteghe artigiane e servizi che crea occupazione e valore. La chiusura è altrettanto netta: «Le iperboli è meglio lasciarle alla retorica. Agli imprenditori lasciamo il compito, meno spettacolare ma assai più concreto, di continuare a creare impresa, occupazione e valore per il Trentino». C.L.