Autotrasporto, crollo in Italia: Trentino Alto Adige in controtendenza
Pedaggi e carburante tornano a pesare sui bilanci delle aziende, soprattutto quelle più piccole. La Cgia di Mestre segnala anche il problema dei pagamenti tardivi e un calo nazionale di imprese in dieci anni. Nel quadro generale, il Trentino-Alto Adige è l’unica regione in crescita
TRENTO. L’inizio dell’anno si apre con un nuovo aumento dei costi per l’autotrasporto, tra pedaggi autostradali in salita (circa +1,5%) e gasolio più caro (+3,6%). Secondo l’Ufficio studi CGIA, se il prezzo del diesel resterà invariato per tutto l’anno, le spese fisse potrebbero crescere di diverse migliaia di euro, con un impatto particolarmente pesante sulle imprese più piccole.
Per ogni mezzo pesante, le realtà di dimensioni contenute rischiano un aggravio medio annuo di circa 2.000 euro solo per il carburante rispetto a fine dicembre. Una pressione che si somma a un’altra criticità strutturale: i ritardi nei pagamenti.
A ottobre, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto con una circolare per richiamare i committenti e contrastare la prassi dei pagamenti tardivi, prevedendo sanzioni fino al 10% del fatturato annuo.
Nel complesso, negli ultimi dieci anni lo stock nazionale di imprese attive è diminuito di 19.241 unità: dalle 86.590 del 2015 alle 67.349 del 2025 (-22,2%). Le contrazioni più forti si registrano in Valle d’Aosta, Marche e Lazio, mentre l’unica regione con un saldo positivo è il Trentino-Alto Adige, che segna un +12,1% (+165 imprese).
Il quadro evidenzia come il trasporto su gomma resti essenziale: oltre l’80% delle merci in Italia viaggia su strada almeno per una parte del percorso. Ma tra concorrenza internazionale, carenza di autisti, infrastrutture datate e costi in crescita, la tenuta del comparto resta una questione centrale anche per Trento e per l’economia del territorio.