Scatta la corsa alla presidenza di FederCoop: domani il cda decisivo
Il numero uno uscente Roberto Simoni dovrebbe sciogliere la riserva su un possibile terzo mandato. Ma non mancano le perplessità, all’interno del movimento, su una sua eventuale ricandidatura
TRENTO. Sarà venerdì prossimo 30 gennaio il giorno in cui il movimento cooperativo trentino dovrebbe conoscere il nome del suo futuro presidente.
Nella riunione del consiglio di amministrazione fissato per quella data il presidente uscente Roberto Simoni ha assicurato che scioglierà le proprie riserve, ovvero se si presenterà per un terzo mandato, oppure se cederà la mano.Grande attesa dunque per quello che succederà tra poche ore e grandi movimenti dietro le quinte in attesa della decisione del presidente. Che, secondo le indiscrezioni di chi gli sta vicino, sarebbe intenzionato a non farsi da parte, nonostante qualche problema di salute che l'ha tenuto fisicamente lontano da Via Segantini in diversi periodi durante questi due mandati.Innegabile che una parte degli attuali membri del cda, avendo vissuto "da dentro" l'esperienza degli ultimi anni si è persuaso che le assenze del presidente abbiano gravato sul sistema di governance della Federazione della Cooperazione in una fase piuttosto difficile del movimento.
Il riferimento è ai disaccordi dentro il mondo del credito (leggi la lettera di una decina di presidenti di casse rurali contro il doppio ruolo di Giorgio Fracalossi), alle difficoltà del mondo dell'allevamento e al clima rovente tra i caseifici e dentro il Concast, per continuare con l'uscita della "sfera Dao" dalla Cooperazione.
Ecco perché si spinge per un presidente che sia pienamente operativo. Queste perplessità fanno anche capire come mai Simoni abbia preso tutto il tempo possibile prima di fare la sua mossa.L'eco che rimbalza anche tra le ovattate stanze della Federazione riporta che le rappresentanze di settori come sociale, consumo (Famiglie cooperative), e produzione-lavoro abbiano più di una perplessità sull'ipotesi di ricandidatura. Anche parte del mondo agricolo - a partire dai grandi consorzi come Cavit, Mezzacorona e Melinda - sarebbe piuttosto tiepida su Simoni.Ma il punto vero è quale linea adotterà in consiglio il presidente uscente: se lui andrà in consiglio di amministrazione presentando con fermezza la sua candidatura è probabile che nessuno osi andargli contro (non sarebbe nello stile "vellutato" della Federazione...), mentre se propenderà per una scelta soft dicendosi semplicemente "disponibile" per un nuovo mandato, allora qualcosa potrebbe succedere.Buttiamo lì un'idea. Il consiglio potrebbe dire: «Prendiamo atto della tua disponibilità e avviamo le consultazioni tra le cooperative per capire l'indice di gradimento».
A quel punto il nome di Simoni sarebbe uno dei tre che, per Statuto, il consiglio di amministrazione uscente (termine 31 marzo) indica per l'inserimento nel futuro cda, ma senza l'imprimatur da presidente.In quel momento i candidati alla poltronissima di Via Segantini dovrebbero farsi avanti. Uno a quel punto sarebbe scontato, ovvero Silvio Mucchi, presidente del Fondo comune delle casse rurali, considerato delfino di Simoni. Ma di conseguenza si potrebbe muovere quella che un tempo era la variegata "area schelfiana", proponendo per esempio Renato Dalpalù. Ma allora, per evitare una spaccatura dentro la Federazione, bisognerebbe forse cercare un uomo di mediazione. L'assessore Mario Tonina, che sarebbe l'identikit perfetto, dice di non essere interessato. Vedremo.