Assicurazioni

Il bilancio del presidente di Itas Mutua Rova «Boom di iscritti alla previdenza integrativa»

Nel 2025 crescita del ramo Danni del 13 per cento e del Vita attorno al 25%. "Abbiamo centrato gli obiettivi di incrementare di cento milioni i premi e di aprire 15 nuove agenzie aumentando la solidità della compagnia"

di Daniele Battistel

TRENTO.  Presidente Luciano Rova, tracciamo un bilancio 2025 per Itas Mutua.
«È stato un anno ricco di sfide, in cui l'azienda al suo interno è cambiata tanto, ma ci sono stati grandi risultati. Come consiglio di amministrazione avevamo lanciato un piano di sviluppo molto sfidante: 100 milioni l'anno di incremento premi e l'apertura di un'agenzia al mese. In questo primo anno abbiamo già raggiunto gli obiettivi prima della fine dell'anno: un miliardo di premi dal ramo danni e 15 nuove agenzie. Soprattutto sono soddisfatto del fatto che si tratta di un obiettivo ottenuto incrementando la solidità della compagnia. Questo significa che non parlavamo di una campagna commerciale col mero intento di far crescere i numeri, bensì di un piano concreto per incrementare in modo coerente il nostro portafoglio».

A quanto ammonta dunque il vostro indice di solvibilità?
«È cresciuto di dieci punti. Per fine anno prevediamo di attestarci a 244. In contemporanea sottolineerei anche l'aggiornamento positivo del rating ad A-. Solo la Provincia ha il nostro stesso giudizio per quanto riguarda società ed enti in Trentino».

Dal punto di vista del bilancio, quali sono i dati più significativi?
«Abbiamo avuto una crescita dei premi nel ramo Danni del 13 per cento. Scendendo nello specifico, c'è stato un aumento per il settore RCAuto del 16,7 per cento ma siamo cresciuti anche nel ramo property».

In questo immagino abbia aiutato anche l'obbligatorietà per le imprese della copertura per i danni da calamità naturali.
«In questo specifico settore abbiamo emesso 14mila polizze, e ancora mancano le Pmi, per le quali il Governo ha spostato l'obbligo a marzo 2026, per un totale di circa 18 miliardi di somme assicurate».

Per quanto riguarda il ramo Vita e previdenza integrativa?
«Abbiamo avuto una crescita complessiva del 25 per cento. Per quanto riguarda nello specifico la previdenza complementare l'aumento è del 12 per cento, con 140mila aderenti al Plurifonds e un patrimonio di 1,8 miliardi di euro».

Ha aiutato la nuova legge regionale che offre un contributo pubblico fino a 1.100 euro per ogni bambino nato a partire dal 2020 con l'iscrizione a un fondo pensione di Pensplan?
«Guardi, negli ultimi anni avevano una media di 120 nuovi aderenti minorenni al mese in Trentino e 120 nel resto d'Italia. Dall'entrata in vigore della nuova legge in Trentino abbiamo avuto 500 iscritti ad ottobre e 1.000 in novembre. Credo che quello fatto dalla Regione sia un passo importante in considerazione di quelle che saranno le future pensioni. Lo dico chiaro e forte: sarà sempre più importante costruirsi una seconda gamba pensionistica. Ci aspettiamo riscontri positivi anche nei prossimi mesi».

In questi ultimi anni Itas sta crescendo dimensionalmente come struttura.
«Abbiamo avuto 50 nuovi inserimenti nel 2025 oltre ai 70 dell'anno scorso su un totale di circa 780 unità. Questo piano di nuove assunzioni sta portando al ringiovanimento dell'organigramma oltre al fatto di aggiungere professionalità elevate e anche un pizzico di entusiasmo, che è il motore di un'azienda sana. Grazie a risorse interne abbiamo sviluppato e introdotto un sistema per l'apertura dei sinistri in modalità elettronica utilizzando l'intelligenza artificiale. Crediamo molto nel valore degli investimenti informatici per supportare certe funzioni ripetitive perché aumentano l'efficienza della compagnia e dunque l'attrattività nei confronti degli agenti».

Le assicurazioni online sono concorrenza spietata per voi?
«Sembrava così all'inizio, ma in realtà i numeri dicono che le polizze online hanno un altissimo turnover. Noi sul ramo Rca abbiamo un grado di rinnovo della polizza attorno al 90 per cento. Questa è fidelizzazione del cliente. Significa che, oltre al prezzo, conta il servizio. Tanto che abbiamo meno della metà di reclami (1,7 su 1 milioni di premi) rispetto alla media del mercato nazionale. Del resto, o questa compagnia fa vedere che è diversa oppure perde la propria ragion d'essere, perché se ci confrontiamo con i grandi player nazionali siamo minuscoli».

Questo ha a che fare anche con la vostra natura mutualistica?
«Noi siamo a metà strada tra una società per azioni e un ente pubblico, e questo ci distingue dagli altri. Anzi, a breve porteremo in consiglio di amministrazione una delibera che imporrà di girare per lo meno il 10 per cento del risultato economico annuale come beneficio di mutualità ai soci secondo parametri di partecipazione alla vita aziendale e al volume premi pagati. Questo significa un ritorno immediato ai nostri clienti, che sono soci. Questo ci permetterà di far conoscere ancora di più il concetto di mutualità che in Italia, a differenza del resto d'Europa è ancora poco noto. Eppure è il modello assicurativo che più si avvicina ai moderni criteri Esg, perché considera risultati economici, ma anche gli aspetti sociali di lavoratori e soci. Non a caso noi nel 2025 abbiamo cofinanziato 50 progetti mutualistici sul territorio nazionale».

Il 2026 che anno sarà?
«Io cerco do essere positivo. Abbiamo un piano di crescita sfidante, ma non impossibile da raggiungere. È sempre difficile fare valutazioni ad inizio anno, a livello dell'economia ci saranno riflessi negativi da una guerra di cui fatico a vedere una fine veloce. Questo continuerà a provocare squilibri sulla catena di approvvigionamento delle merci, ma aumentando il bisogno di sicurezza il nostro ruolo di mitigazione dei rischi sarà sempre fondamentale. A livello generale è indubbio che le persone stanno sentendo la crisi economica, e credo che il nostro scopo sociale sia quello di fare presente che è importante mitigare il rischio proteggendo se stessi e i propri beni per evitare conseguenze ben più gravi in caso di disgrazie».

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