«Sulla necessità di uguaglianza sono tutti d'accordo. In teoria...»

«Assenza di mobilità sociale significa diseguaglianza di opportunità e tutti sono d'accordo sulla necessità di uguaglianza, ma in teoria. Nel concreto poi si arroccano sulle proprie posizioni. Mobilità sociale però vuol dire anche garantire maggiore efficienza e mobilità economica, significa guardare ai cambiamenti della società globale». È il ragionamento con cui il coordinatore scientifico del Festival dell'economia, Tito Boeri, presidente dell'Inps, ha aperto il suo intervento per la decima edizione, da oggi al 2 giugno a Trento, dedicata alla mobilità sociale, tracciando alcuni percorsi di riflessione da aprire in queste giornate.

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Boeri ha citato poi l'Inps, di cui si occupa, come «qualcosa di coerente con i temi del Festival e che serve come strumento per analizzare argomenti concreti sul tavolo di questa manifestazione». A evidenziare il legame tra mobilità sociale e conoscenza è stato poi Giuseppe Laterza, l'editore che dall'inizio ha portato l'idea del Festival a Trento, guidandone la crescita in collaborazione con Provincia autonoma di Trento, Comune e Università.

Ha puntato invece a sottolineare il binomio mobilità sociale e crescita Gregorio De Felice, chief economist Intesa Sanpaolo. «L'argomento scelto è importante, anche per l'università, non banale, controverso» il commento del presidente dell'ateneo di Trento, Innocenzo Cipolletta. «Bisogna chiedersi - ha affermato - se si è favorevoli alla mobilità sociale. Siamo orgogliosi di quella del passato, perché siamo i vincitori, se guardiamo al rovesciamento avvenuto dalla seconda guerra mondiale in poi. Nel presente invece la gente è contro: pensiamo ad esempio ai grandi movimenti di immigrazione che osserviamo nel mondo, non diversi da quelli dei primi del Novecento o della seconda guerra mondiale, al di là dei contesti specifici. Vediamo in tutta Europa una resistenza fortissima, un'avversione: stiamo mandando navi e aerei a bombardare navi e pescherecci, perchè potrebbero portare persone sul nostro territorio. Se si pensa al futuro la mobilità sociale è la crescita economica dei Paesi più poveri, come Cina e India, ma ci fanno paura. Questi giorni ci faranno riflettere e invito a ragionare per capire chi è che resiste alla mobilità sociale. E purtroppo scopriremo che siamo anche noi». «Università e formazione - ha sottolineato il rettore dell'Università del capoluogo, Paolo Collini - sono fondamentali nel processo di mobilità sociale: io direi culturale».

A fare gli onori di casa il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, che ha sottolineato come il Festival sia «anche una scelta di campo per il turismo di Trento, un turismo di qualità, con la cultura come elemento trainante». Entrando nel merito della manifestazione, «il tema è sempre dell'equità: uguaglianza e differenze sono valori, che vanno riaffermati. Il più grande ascensore sociale è la formazione, dunque la scuola e l'università».

«Un festival che continuerà ancora a lungo - ha detto poi il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, che ha aperto il suo intervento ringraziando lavoratori e volontari del Festival - e che ha contribuito esso stesso quale elemento di mobilità sociale. Oltre all'impegno del governo locale e sulla formazione, in particolare sulle competenze linguistiche e sul rapporto col mondo del lavoro e delle imprese e sulla competitività di queste ultime». Una mobilità che Rossi ha declinato anche «tra territori».

Chiusura col saluto della giornalista Nunzia Penelope, che oggi inaugura per il Festival una mostra sul decennale della manifestazione. E con una parola anche per i sindacati di base, fuori dalla Provincia in un presidio di protesta, da parte del presidente Rossi: «Sapremo fare tesoro anche dei loro spunti».

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