I revisori bocciano i conti La Vis Dal top al flop: cronistoria di una crisi

Così come un tempo si parlava, in altri ambiti, delle «sette sorelle», anche in Trentino, fino a pochissimi anni fa, esistevano le «tre sorelle» del vino, i tre giganti cooperativi che si spartivano gran parte del business in bottiglia. C’erano Cavit, la prima a conquistare il mercato Usa, c’erano l’aggressiva Mezzacorona, e c’era La Vis, ultima arrivata nel salotto buono, con grandi ambizioni e la voglia di distinguersi dalle altre due, cercando di coniugare, non senza un pizzico di presunzione, affari e tradizione, vino e cultura. Non ne è passato molto, di tempo, da allora. Eppure il mondo, quel mondo, è cambiato. E non poco. Due di quelle «sorelle» sono rimaste dov’erano. Sono ancora i colossi del vino trentino. La terza, invece, è ormai un’altra cosa. Tanto rapida e impetuosa era stata la sua ascesa, tanto repentina e dirompente è stata la sua caduta. Cerchiamo di ripercorrerne le tappe più importanti.

 

2010


Al Vinitaly del 2010, edizione numero 44, l’allora uomo forte della La Vis, il direttore Fausto Peratoner, dichiarava all’Adige: «Dopo aver investito in maniera considerevole negli ultimi due anni, ci stiamo consolidando. Lo snodo cruciale è rappresentato dal mercato: per questo abbiamo investito nel potenziamento della rete commerciale e nel marketing».

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Nel contempo, il superconsulente Emilio Pedron, chiamato dalla Cooperazione a guidare un pool di esperti, illustra il suo piano per il rilancio del vino trentino, anticipato dall’Adige. Il piano prevede la creazione di una Spa industriale di Cavit, il «ritorno» di fatto nel  consorzio di Ravina della cantina La Vis e delle sue società, in primo luogo Casa Girelli, e il conseguente consolidamento di due poli, Cavit  e Mezzacorona. Una cura durissima, con aggregazioni e uno stop alla concorrenza interna, la «cabina di regia» della promozione con i vignaioli privati e, soprattutto, il riassetto finanziario di molte realtà.

Tra i grandi malati c’è proprio La Vis, le cui difficoltà finanziarie stanno emergendo in tutta la loro gravità. Ne è ben consapevole lo stesso Pedron che, sempre all’Adige, dichiara senza mezzi termini: «La Vis ha fatto il passo più lungo della gamba, ha fatto molti investimenti a debito, qualcuno non proprio giusto, come quelli in Toscana, che è una regione in crisi profonda».

Per le partecipazioni in Basilica Cafaggio di Greve in Chianti, portata in dote da Casa Girelli e ora controllata al 76%, e nella Poggio Morino di Scansano, di cui La Vis ha il 100%, il consiglio del pool di esperti è di venderle, naturalmente aspettando il momento giusto.

Anche le altre controllate di La Vis, Casa Girelli, Cesarini Sforza e Ethica sono destinate, se il piano Pedron verrà approvato, ad essere cedute. L’idea di Pedron e c. è che la soluzione migliore sia cedere Girelli e Cesarini alla nuova Cavit Spa. «Cesarini Sforza in Cavit - sostiene Pedron - potrebbe triplicare il fatturato». Un po’ più complicata la situazione di Casa Girelli, sulla quale si sono fatti sentire nei giorni scorsi anche i 70 dipendenti: c’è da liquidare la partecipazione al 31% dell’Isa, che a bilancio ce l’ha a 8 milioni, ma per uscire chiede molto di più.
 
Il primo a farne le spese è il presidente, Roberto Giacomoni, al vertice dal 1988, comunque destinato a rimanere all’interno del cda e a mantenere gli incarichi collegati. Gli subentra Vittorio Brugnara, direttore della Cassa Rurale di Giovo fino alla primavera 2009. Sono in molti a leggere in questo passaggio di consegne il fallimento del cosiddetto «terzo polo» del vino.

[[{"type":"media","view_mode":"media_preview","fid":"152961","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"180","style":"float: right;","width":"180"}}]]In luglio dello stesso anno, sul palco dell’assemblea, i soci della cantina, numerosissimi, chiedono spiegazioni, con un fuoco di fila di critiche che investono i vertici. Il direttore Fausto Peratoner annuncia «tre anni difficili per rimettersi in sesto», e si dice pronto a dimettersi.

Il bilancio 2010

La relazione alla gestione del bilancio 2010

La relazione dei revisori dei conti

Il neo presidente Vittorio Brugnara e lo stesso Peratoner illustrano la situazione, basandosi sui dati del bilancio 2008-2009, dato che quello nuovo, chiuso al 30 giugno, non è ancora disponibile. Tra le voci chiave, l’indebitamento verso le banche, che a livello di gruppo raggiunge gli 81 milioni di euro, e quello totale a poco meno di 150 milioni. D’altra parte l’attivo ammonta a 190 milioni. Il problema è che i 25 milioni di crediti vantati dalla cantina verso le società controllate, da Casa Girelli alle aziende toscane, non possono essere pagati allo stato attuale. Sono praticamente «incagliati».

Anche la Federazione trentina della Cooperazione mette a punto una propria proposta di riassetto dell'intero settore del vino, basandosi proprio sul piano Pedron.


Nel frattempo Casa Girelli chiude il bilancio 2009-2010 con un fatturato in calo di circa il 10% rispetto ai 52,7 milioni di euro dell’esercizio precedente e un risultato d’esercizio di nuovo in rosso per oltre 1,5 milioni.

I due colossi Cavit e Mezzacorona, intanto, stanno alla finestra, pronti a inserirsi in una eventuale operazione di salvataggio della ormai ex «sorella». Al cda della cantina arrivano due proposte. A prevalere è l’ipotesi di un «rientro» di La Vis nell’orbita Cavit. Siamo ormai alla fine di agosto: nel giro di pochi mesi, l’orizzonte per la cantina guidata da Peratoner è stato rivoluzionato.

E mentre i consigli di amministrazione di Cavit e La Vis si preparano a riunirsi per approfondire termini e modalità di un eventuale accordo, si estende a macchia d’olio il malumore tra i soci ed una frangia della componente sociale è decisa a dar battaglia: vuole le dimissioni del cda da poco eletto perché, in un momento così critico e delicato che la cooperativa sta vivendo, presidente e direzione si sono dimenticati di indire un’assemblea straordinaria per consultare anche i soci su quale strada pigliare. Si profila quindi una spaccatura nella base sociale e già alcuni soci hanno bussato alla porta di altre cantine con l’intenzione di abbandonare la La vis. Il gruppo dei «ribelli», invece, rimane fedeli alla sua cooperativa ma chiede l’azzeramento dei vertici.

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La protesta nasce da una cinquantina di soci ed è partita dalla val di Cembra. Si chiede il perché delle scelte azzardate nel piano degli investimenti quando già la situazione finanziaria era a rischio e come mai il collegio sindacale non ha mai avvertito l’assemblea dei soci del pericolo a cui la cooperativa andava incontro. Il taglio del liquidato non contribuisce a rassenerare gli animi. 350 soci firmano per convocare un’assemblea straordinaria e preannunciano anche un’iniziativa in tribunale: l’attivazione della procedura di controllo giudiziario ai sensi dell’art. 2545 del Codice Civile, che prevede la verifica di presunte gravi irregolarità nella gestione e la promozione dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori del Comitato di controllo. Sul versante societario, tramonta l’ipotesi Cavit, ritorna l’opzione Mezzacorona.

La situazione precipita il 1° settembre 2010: la giunta provinciale delibera il commissariamento della cantina La Vis, in seguito alla richiesta della Federazione della cooperazione attraverso una lettera del direttore della divisione vigilanza Enrico Cozzio. Per il revisore, i conti di La Vis sono rimasti insostenibili, anzi c’è stato un peggioramento della situazione finanziaria e della redditività aziendale. Il consiglio di amministrazione, guidato da Vittorio Brugnara, è sospeso e la giunta nomina commissario il segretario generale della Camera di commercio Marco Zanoni, a cui è stato affiancato come vice il direttore della cantina di Isera Fausto Campostrini.

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La divisione vigilanza delle Coop aveva lanciato l’allarme già nella certificazione del bilancio 2008-2009 di La Vis, quando aveva evidenziato crediti di dubbia esigibilità in capo a Casa Girelli per quasi 8 milioni di euro. I conti del gruppo si erano chiusi con un fatturato di 99 milioni, un indebitamento di 146 milioni di cui 82 con le banche e un rosso di quasi 2 milioni. Il 9 luglio, la vigilanza coop segnalava il peggioramento della situazione finanziaria e della redditività aziendale. «La legge - spiega il presidente Lorenzo Dellai - prevede che la Provincia eserciti funzioni di vigilanza e, in casi straordinari, possa adottare provvedimenti come questo, che risulta inevitabile considerata la situazione di difficoltà in cui versa La Vis e tenendo presente il bene dell’intero comparto vitivinicolo» sul quale la Provincia ha affidato uno studio alla Fondazione Mach. La giunta ha riconosciuto al cda l’impegno profuso per fronteggiare le difficoltà.

Zanoni e Campostrini hanno pieni poteri, nel senso che potranno svolgere ogni atto di ordinaria amministrazione e anche atti straordinari, previa autorizzazione della Provincia. Il commissariamento dura un anno e può essere prorogato, in caso di necessità, di altri sei mesi. Ma a Piazza Dante l’auspicio è che si faccia presto.

I commissari hanno prima di tutto il compito di preparare il bilancio chiuso al 30 giugno e di gestire la fase di emergenza. A questo proposito, è in cantiere un intervento finanziario ponte, garantito dalla Provincia probabilmente tramite Cooperfidi, per fornire la liquidità necessaria alla cantina. Poi traghetteranno La Vis all’assemblea che dovrà eleggere il nuovo cda. Con la cantina commissariata, di fatto sono stati esautorati anche gli amministratori delle società controllate e il direttore Fausto Peratoner.

Sono giornate di fuoco: tra i rilievi della divisione vigilanza della Federazione della cooperazione che hanno portato alla decisione della Provincia di commissariare la cantina di La Vis, emergono irregolarità contabili nella controllata Casa Girelli spa. Secondo il revisore coop, le contabilizzazioni irregolari nei conti della società commerciale del gruppo lavisano, che comprenderebbero anche mancati o tardivi inserimenti di dati a bilancio, ammonterebbero a 16 milioni di euro e riguarderebbero soprattutto crediti verso clienti che di fatto sono inesigibili. Il cda della controllata è presieduto dall’ex numero uno di La Vis Roberto Giacomoni e vede come vice il direttore della cantina Fausto Peratoner e come consigliere delegato Cesare Andermarcher. Casa Girelli è controllata da La Vis tramite Ethica spa, che ne possiede il 69% delle azioni, mentre il restante 31% è in capo all’Isa.

Il governatore Dellai è molto duro: l’era della Provincia-bancomat è finita, spiega: «La comunità trentina deve prendere atto che si è chiuso un ciclo e se ne è aperto un altro sul ruolo dell’ente pubblico: non è giusto pensare che la Provincia tutto copre e tutto sistema».

In attesa di perfezionare l’intervento di emergenza per la cantina, le Casse rurali aprono una linea di credito agevolata a favore dei soci di La Vis. L’iniziativa mira a sostenere sia i viticoltori che i frutticoltori, in difficoltà per gli acconti che tardano ad arrivare.

Il 16 settembre, la giunta provinciale, riunita in seduta straordinaria, mette a disposizione di Cooperfidi un totale di 12,5 milioni di euro per attivare due operazioni: l’acquisto di Maso Franch, con successivo riaffitto alla cantina, per fornire liquidità a La Vis e la possibilità di mutui di riassetto finanziario per il settore vitivinicolo nel suo complesso.

Un voluminoso dossier sui conti del gruppo La Vis, preparato dai viticoltori della «Nuova La Vis», arriva intanto sul tavolo dell’avvocato Luigi De Finis, per verificare le possibilità di azioni legali a tutela dei soci e dei loro diritti. «Se emergessero ipotesi di reato - dice l’avvocato - lo segnaleremo alla procura. Altrimenti si valuterà l’azione civile di responsabilità». In piazza Dante e in via Segantini i contadini manifestano con i trattori.

Ma cosa contiene il dossier? Nel 2008-2009 il gruppo, utilizzando la legge Tremonti 2/2009, ha rivalutato gli immobili di oltre 24 milioni di euro, di cui 14 nella cantina e quasi 10 milioni nella controllata commerciale.
Sempre a proposito di Casa Girelli, i soci vogliono sapere quanto c’è a bilancio a fronte dell’opzione «put» (vendere) dell’Isa, socia al 31%, che doveva scattare quest’anno. La finanziaria di via Grazioli ha la partecipazione a bilancio per 8 milioni. Ancora: come è possibile, si chiede Magnabosco, che i debiti totali in pochi anni arrivino a sfiorare i 150 milioni? Le banche hanno concesso crediti che non potevano concedere? Va ricordato che il patrimonio netto del gruppo La Vis è di 38 milioni, di cui 5 di pertinenza di terzi. Altri dubbi sono sul magazzino, sulle spese, sui compensi degli amministratori. I soci di La Vis replicano con questo lavoro alle critiche di non essersi attivati in tempo per denunciare quello che non andava.

Ma parliamo un po’ dei compensi: i soci viticoltori avranno anche ricevuto per anni liquidati d’oro, come viene rimproverato loro, ma anche alcuni degli amministratori della cantina di La Vis non si sono fatti mancare remunerazioni di tutto rispetto. Nell’esercizio 2008-2009 Roberto Giacomoni, allora presidente di La Vis, il direttore Fausto Peratoner, e il manager Cesare Andermarcher hanno ricevuto 690 mila euro in tutto in qualità di consiglieri di amministrazione di Casa Girelli spa, la società commerciale del gruppo. Questo senza contare i compensi ottenuti per le cariche nelle altre aziende controllate o partecipate dalla cooperativa lavisana. La difesa di Peratoner: erano sì compensi altissimi, ma che finivano non nelle tasche degli amministratori, bensì nelle casse della cantina «La Vis» stessa.

Siamo a fine settembre: i rumor parlano dell’apertura di un confronto tra il commissario Marco Zanoni e l’Isa per cedere l’area di Casa Girelli alla finanziaria. Il caso La Vis viene affrontato anche dalla politica, in consiglio provinciale, e dalle forze sindacali, in campo per tutelare gli interessi dei lavoratori dipendenti del gruppo.

La vendita di Maso Franch, che nelle intenzioni dei vecchi vertici doveva diventare una sorta di vetrina di rappresentanza del gruppo, viene perfezionata il 4 ottobre. È intanto iniziata una «fuga» di soci da La Vis: vanno in cerca di lidi più affidabili.

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2011

L’anno nuovo porta con sé nuovi guai: l’Agenzia delle entrate contesta alla cantina di La Vis la modalità con cui sono stati trattati i compensi degli amministratori della società controllata Casa Girelli. I compensi dei componenti del consiglio di amministrazione facenti capo alla cooperativa, infatti, non venivano versati ai singoli amministratori ma fatturati da La Vis come prestazione di servizi della cantina a Girelli.
Il fisco non è convinto della correttezza dell’operazione, in quanto in questo modo si caricano costi sulla società per azioni, abbassando l’imponibile, e si aumentano i ricavi della cooperativa, dove si pagano meno tasse.

Il 21 gennaio il commissario Zanon porta in assemblea il bilancio, che viene approvato con riserva. Viene rilevata una carente dimostrazione del valore delle partecipate: su questo il giudizio dei revisori della La Vis si è trasformato in un’astensione per mancanza di elementi di giudizio. La valutazione dei revisori resta comunque positiva, soprattutto per la constatazione che il cammino di risanamento è cominciato e che patrimonio netto e risorse della cooperativa sono obiettivamente notevoli.

Il bilancio 2011

La relazione alla gestione del bilancio 2011

La relazione dei revisori dei conti

In marzo la procura di Trento apre un’inchiesta sulla gestione di Casa Girelli. L’indagine mira a verificare l’eventuale «utilizzo di fatture per operazioni inesistenti», una delle fattispecie della falsa fatturazione.
Sotto osservazione, in particolare, i pagamenti alla controllante La Vis per le prestazioni fatturate dalla cantina a titolo di «attività di amministrazione».

In settembre la gestione commissariale viene prorogata dalla giunta provinciale, col parere favorevole della Federazione della Cooperazione, fino al 10 marzo 2012. «Il risanamento del gruppo La Vis - si legge in una nota della Provincia - richiede una continua e tempestiva realizzazione del piano prospettato dal commissario e dal vice commissario».

A fine anno si intensificano le voci su casa Girelli. Il compendio sarà ceduto entro il primo semestre 2012 con l’obiettivo di realizzare sull’area il nuovo studentato dell’Opera Universitaria

Intanto arriva il primo bilancio della gestione commissariale: i ricavi delle vendite ammontano a 39,8 milioni, il 2,7% in più dell’esercizio precedente. Il valore della produzione sale da 36 a 42 milioni. I costi invece salgono poco, dello 0,4%, e quindi torna un risultato operativo positivo per 972 mila euro contro il precedente rosso di 4,8 milioni. Una leggera contrazione degli oneri finanziari e qualche provento extra riportano in positivo il risultato d’esercizio, dopo la perdita di 6 milioni dell’anno scorso. L’indebitamento scende del 7,9% da 70,8 a 65,2 milioni. Diminuisce da 39 a 32,6 milioni l’esposizione verso le banche, grazie alle prime dismissioni, da Maso Franch a Novaledo. È in fase di completamento la rinegoziazione del finanziamento in pool di 10,7 milioni alla controllata Ethica. Ma si dimezza, da 10,4 a 5,3 milioni, il prestito da soci, anche se nel 2011 le richieste di rimborso si sono calmierate. Migliorano i risultati delle società partecipate.


2012

A metà febbraio, i soci sono chiamati a votare il progetto di scissione del comparto mele. Il ramo d’azienda scorporato dovrà ripartire come cooperativa 5 Comuni, con 8,5 milioni di patrimonio. Ripulita dai debiti, la coop frutticola potrà accedere ad agevolazioni provinciali e mutui. A Lavis non si parla più di «salvataggio» ma di «rilancio»

In luglio l’ex presidente della Cantina La Vis, Roberto Giacomoni, è indagato. L’inchiesta nasce dalla presentazione di un esposto da parte di alcuni soci, convinti che potrebbero esservi anche responsabilità penali e non solo cattive congiunture economiche dietro i conti «in rosso» della cantina. L’ex presidente Giacomoni è indagato per violazione dell’articolo 2638 del codice civile, ovvero «ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza». La contestazione nasce dalla mancata indicazione nel bilancio della cantina di una fidejussione firmata nel novembre 2005 da Giacomoni, allora presidente della cantina, a garanzia dell’investimento di Isa, la finanziaria della curia, che aveva acquistato una quota del 30% di Casa Girelli, società di commercializzazione controllata da La Vis. Quella di Isa era una partecipazione «a scadenza»: la finanziaria aveva messo in Girelli 8 milioni. L’opzione di uscita prevedeva il pagamento di 12 milioni cinque anni dopo, cioè nel 2010. In base a un accordo successivo con il commissario Zanoni, La Vis dovrà pagare il riacquisto a rate in altri cinque anni. Un debito - e questo è uno dei punti sollevati dai soci - rimasto nelle pieghe dei bilanci e «scoperto» solo nel 2010, dopo il commissariamento, che con gli interessi, supera i 13 milioni e che si va ad aggiungere agli oltre 80 milioni in corso con le banche.
 
Nel settembre, più o meno due anno dopo le prime avvisaglie della crisi, viene eletto il primo consiglio di amministrazione  del dopo commissariamento. Marco Zanoni sarà il nuovo amministratore delegato della cantina La Vis, affiancato da Matteo Paolazzi eletto presidente e da Renzo Brugnara in qualità di vicepresidente. Sul piano economico-finanziario, l’obiettivo è di arrivare ad un valore della produzione 2014-2015 di 95 milioni di euro, al netto della sezione mele, tornata cooperativa autonoma, e di ridurre l’indebitamento a 57 milioni.

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A fine mese si chiude l’indagine avviata dopo la presentazione di un esposto da parte di alcuni soci. E salgono a tre gli indagati: al nome dell’ex presidente Roberto Giacomoni, si aggiungono quelli dell’ex direttore generale Fausto Peratoner e dell’ex vice direttore della cantina Cesare Andermarcher. Tutto ruota intorno alla mancata indicazione nel bilancio della cantina della fidejussione da 12,2 milioni rilasciata il 2 novembre 2005 a garanzia dell’investimento di Isa, la finanziaria della Curia, che aveva acquistato il 31% di Casa Girelli.

È un documento fantasma: nessuno lo ha visto, nessuno lo ricorda. La fidejussione da 12,2 milioni di euro rilasciata dalla cantina La Vis a garanzia dell’acquisto di una quota del 30% di Casa Girelli da parte di Isa, sembra figlia di nessuno, come si apprende dalla lettura dei verbali di interrogatorio dei protagonisti della vicenda.

Il bilancio 2012

La relazione alla gestione del bilancio 2012

La relazione dei revistori dei conti



Per la Guardia di finanza «analizzando l’operazione finanziaria nel suo complesso e i termini degli accordi sottoscritti, ci si trova, di fatto, dinanzi ad un prestito obbligazionario concesso da Isa spa al gruppo La Vis per l’acquisto di Casa Girelli spa, camuffato come partecipazione a circa un terzo del capitale sociale di Casa Girelli da parte di Isa». Ma quali sono i termini del patto sottoscritto il 28 ottobre 2005 dalla Vinicola Lavis Export, ora Ethica spa, e da Isa? Dalle carte dell’inchiesta La Vis emergono per la prima volta i termini esatti dell’accordo, finora segreto. L’accordo prevedeva prima di tutto l’acquisto da parte di Isa, entro il 2 novembre 2005, del 30% di Casa Girelli, che era stata appena rilevata da Vinicola Lavis. Il prezzo era fissato in 8 milioni di euro da corrispondere in tre rate: 4,8 milioni alla stipula, 2,3 milioni entro il 5 marzo 2006 e 900 mila euro entro il settembre 2006. Nel caso in cui Casa Girelli avesse chiuso il bilancio 2005 con un utile inferiore a 700 mila euro, come è effettivamente avvenuto, Isa avrebbe avuto gratuitamente un altro 1% della società.
L’opzione di vendita di Isa, da esercitare tra il 2 novembre 2009 e il 2 novembre 2010, sarebbe stata ad un prezzo pari a prezzo di acquisto più eventuali altri versamenti meno eventuali incassi più il 9% annuo di interesse a capitalizzazione composta. L’opzione di acquisto di Vinicola Lavis, invece, se esercitata prima del 2 novembre 2009 prevedeva un calcolo analogo a quello precedente, ma con un tasso di interesse annuo del 12%. Se invece esercitata dopo, il tasso tornava al 9%. Isa, inoltre, si riservava si escutere la garanzia prestata dalla cantina La Vis, la famosa fidejussione da 12,2 milioni, se Vinicola Lavis non avesse onorato gli impegni. Alla fine il prezzo di vendita è stato di 12,1 milioni e Isa ha ricavato dall’operazione una plusvalenza di 4,1 milioni. Per gli investigatori il drenaggio di risorse economiche dal gruppo La Vis a Isa è stato «consistente».


2013

Il bilancio consolidato del gruppo La Vis, che non era stato presentato all’assemblea del 28 dicembre, viene depositato in Camera di commercio il 31 gennaio. Manca la certificazione dei revisori della Cooperazione, che avevano lamentato il ritardo nella consegna del documento. Ma i dati esposti, anche senza i rilievi della vigilanza, non sono tranquillizzanti. Il rosso consolidato è di 8,2 milioni di euro, il patrimonio netto scende a 18 milioni. Se si considera inoltre che dopo la chiusura dei conti c’è stato lo scorporo del comparto mele, con un patrimonio netto di scissione di 8,5 milioni assegnato alla nuova 5 Comuni, il netto del gruppo La Vis scende sotto i 10 milioni. I debiti sono in calo, da 128 a 124 milioni, in particolare quelli verso il sistema bancario, da 68,6 a 63,8 milioni, cifra che dovrebbe contrarsi ulteriormente mano a mano che procedono le operazioni di dismissione. Diminuisce però anche il patrimonio netto, che senza la quota di pertinenza di terzi è a 17,7 milioni. Pesano i 10,6 milioni di perdite pregresse portate a nuovo e gli 8,2 milioni di rosso al 30 giugno 2012.


Si apre un nuovo fronte di scontro, la cantina è determinata a chiedere alla Provincia di cambiare revisori dei conti: non più la divisione vigilanza della Cooperazione guidata da Enrico Cozzio ma un revisore terzo. Alla cooperativa vitivinicola lavisana sono ormai convinti che le ripetute bocciature dei conti arrivate dai revisori coop non siano solo valutazioni tecniche ma che dietro vi sia una strategia perseguita dalla Federazione: convincere La Vis a cedere a Cavit Casa Girelli e Cesarini Sforza Spumanti e a tornare a fare la cantina di primo grado.

In aprile avviene un avvicendamento nel consiglio d’amministrazione di Ethica spa, il braccio commerciale del gruppo La Vis, con la fuoriuscita di Fausto Peratoner (l’ex numero 1 operativo del gruppo) e Fausto Campostrini, che è stato il braccio destro nonché vicecommissario di Marco Zanoni durante il lungo commissariamento della cantina.

Il consiglio di amministrazione della cantina La Vis, intanto, affida ai legali di fiducia l’incarico di redigere un motivato parere sugli eventuali profili di responsabilità per l’operato dei componenti del cda della gestione pre-commissariamento ma anche degli organi di revisione e di vigilanza. In pratica, sotto attacco da parte dell’attuale gestione è anche, e forse soprattutto, la divisione vigilanza della Cooperazione trentina guidata da Enrico Cozzio, «rea» di valutazioni negative sul patrimonio della cooperativa.

A fine maggio la La Vis patteggia una sanzione pecuniaria di 25 mila euro nell’ambito dell’inchiesta per il mancato inserimento nel bilancio della fidejussione da 12,2 milioni di euro rilasciata a garanzia dell’acquisto del 31% di Casa Girelli spa da parte di Isa, la finanziaria della Curia. Un’omissione che, secondo l’accusa, avrebbe impedito all’organo di revisione di svolgere l’attività di controllo e vigilanza sulla gestione economica della cantina previsti dalla legge.

In luglio il gruppo vende le due aziende agricole toscane controllate dalla cantina e da Casa Girelli per un valore complessivo di 14 milioni di euro. La società Basilica Cafaggio srl di Greve in Chianti viene ceduta all’Isa per 9 milioni, valore che comprende l’accollo di 3,6 milioni di debiti con banche, e poi riaffittata alla stessa La Vis che proseguirà con la produzione e la commercializzazione nei prossimi dieci anni, senza obbligo di riacquisto. Poggio Morino, l’azienda di Scansano specializzata nel Morellino, va invece all’azienda vitivinicola veneta Tommasi Viticoltori, con sede  a Pedemonte di Valpolicella (Verona) per 5 milioni.

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Il 29 agosto, a poco meno di un anno dal loro insediamento, Matteo Paolazzi e Marco Zanoni illustrano ai soci, in assemblea, i dati «grezzi» del bilancio chiuso al 30 giugno e le nuove modalità di conferimento dell’uva che entreranno in vigore a partire da questa vendemmia. Il fatturato del gruppo è in crescita del 6%. Da un centinaio di soci sovventori sono stati raccolti 3 milioni di euro di capitale. Per quanto riguarda le dismissioni e la riorganizzazione del gruppo, mentre si perfezionano le operazioni con le tenute toscane, è rinviato di almeno un anno il trasferimento di Casa Girelli.

Il bilancio 2013

La relazione alla gestione del bilancio 2013

La relazione dei revisori dei conti

Ma se vendite e liquidato ai soci migliorano, non così l’indebitamento e gli squilibri finanziari ereditati dal quasi-crac del 2010. Il piano di dismissioni avviato in questi anni non dà i risultati sperati. La cessione dei beni della tenuta toscana Poggio Morino, ora Cafaggio sarl, venduti alla veneta Tommasi Viticoltori per 5 milioni, non ha evitato una pesante svalutazione che ha portato i conti 2012-2013 in rosso di 7,9 milioni di euro. La vendita a Isa di Basilica Cafaggio slitta. Così sta prendendo corpo un piano diverso, imperniato su una sorta di leaseback da 20 milioni con risorse della Provincia gestite da Cooperfidi attraverso il fondo immobiliare.

Il 30 dicembre, i soci approvano un altro bilancio in rosso, per 7,9 milioni (mezzo più dell’anno prima), frutto di una gestione caratteristica positiva, con i margini in miglioramento, azzoppata però dalla vendita in perdita dell’azienda toscana Poggio Morino, con minusvalenza 6,9 milioni.

A pagare lo scotto sono soprattutto decine di aziende agricole di soci ed ex soci, in difficoltà economiche per i liquidati troppo bassi ottenuti negli ultimi anni.



2014

Nel febbraio di quest’anno, il consiglio di amministrazione decide all’unanimità di procedere per le vie legali contro i «cugini» della cooperativa frutticola 5 Comuni che si è scissa dalla parte vinicola (1.100 soci) a metà 2012. Oggetto della contesa, un milione e mezzo di differenza negativa tra i crediti e i debiti melicoli (a causa dei superiori oneri del liquidato della raccolta precedente e del rinvio di incassi dovuti) «fotografati» il 30 giugno 2012 rispetto a un anno prima.

In aprile viene finalmente perfezionata la cessione del 100% di Basilica Cafaggio, società agricola di Greve in Chianti (Firenze), dal gruppo La Vis all’Isa.

Nello scorso mese di giugno si conclude con un mezzo pasticcio l’intervento milionario della Provincia per salvare la cantina La Vis dal tracollo finanziario definitivo. La giunta dà un via libera condizionato al leaseback per l’acquisto da parte di Cooperfidi di una porzione della sede di Lavis stanziando 8 milioni di euro. Una cifra che sarà concessa dopo la «verifica della sostenibilità economica del piano di risanamento».

Il nuovo salvataggio non passa inosservato, le polemiche infuriano e l’ad Zanoni assicura: le risorse in arrivo dalla Provincia? «Saranno le ultime che ci servono per rimettere in asse la cantina e rassicurare ragionevolmente le banche, consentendoci di evitare di dover ridurre il liquidato ai contadini e di raggiungere gli obiettivi del piano quadriennale». I debiti? «Quelli finanziari si sono ridotti negli anni della nuova gestione da 95 a 58 milioni di euro. Puntiamo ad arrivare tra i 40 e i 50, in modo da avere un rating migliore e ridurre gli oneri sul credito che oggi ammontano a 3,6 milioni di euro annui e che riducono i margini e le risorse da dare ai soci».

In dicembre,  il presidente Matteo Paolazzi spiega: «Distinguiamo: la cantina dal punto di vista dell’attività corrente vive una situazione di grazia rispetto a molte altre realtà. A conferma di ciò anticipo alcuni dati del bilancio al 30 giugno 2014 che saranno presentati nella prossima assemblea sociale: i debiti dal 2010 ad oggi sono passati da 95,6 milioni di euro agli attuali 57 milioni, il liquidato ai soci è cresciuto da 50 a 82 euro al quintale, il valore della produzione da 86,5 a 92,6 milioni, il fatturato dell’imbottigliato da 70,2 a 77,6 milioni, con un contestuale aumento del prezzo medio delle bottiglie vendute e quindi della marginalità realizzata, che sfiora l’8%». «La criticità maggiore in questo momento - prosegue Paolazzi - è rappresentata dai tempi della politica, che risultano lontani da quelli imposti alle aziende dal mercato e dalle banche».

Ma la situazione, nei giorni scorsi, sembra precipitare: i conti bancari del gruppo La Vis sono bloccati, tranne uno su cui affluiscono le entrate correnti e su cui dovrebbero essere fatti i pagamenti più urgenti come il saldo ai viticoltori della vendemmia 2013. Lo stop è arrivato dalle banche creditrici in attesa del piano di ristrutturazione dei debiti e di rilancio della cantina, che dipende dalle decisioni della Provincia sull’intervento Cooperfidi da 10 milioni di euro e sulla cessione dell’area di Casa Girelli.

Mentre i vertici del gruppo cercano un accordo con le banche per sbloccare la liquidità, sulla base di un preciso piano di risanamento dei conti, una delegazione di lavoratori e rappresentanti sindacali si incontra con il presidente della Cooperazione trentina Diego Schelfi. «La situazione è complessa – afferma quest’ultimo – serve l’impegno di tutti, istituti di credito, Provincia, soci, amministratori e dipendenti. La Cooperazione è impegnata a fare la sua parte»

Il 15 dicembre, circa 250 soci partecipano a una riunione informale durante la quale vengono stati spiegati i motivi per cui non è stato possibile approvare, per ora, il bilancio 2013-2014 e quindi si è reso necessario posticipare l’assemblea sociale, fissata per il 26 gennaio 2015. I vertici non nascondono un cauto ottimismo e rassicurano i soci sul futuro.

Anticipata dal nostro giornale, arriva però l’ennesima doccia fredda. Il bilancio della cantina La Vis, chiuso al 30 giugno 2014, vede non solo un aumento dei ricavi, saliti del 7% a 92,6 milioni di euro, e del liquidato ai soci, cresciuto a 83 euro, ma anche un utile netto, dopo le pesanti perdite degli anni scorsi (7,9 milioni solo nel 2012-2013). La Divisione vigilanza della Cooperazione, però, ha «smontato» i conti, mettendo in discussione numerose poste patrimoniali del bilancio, e ha concluso la sua revisione esprimendo un giudizio preciso: la situazione economico-finanziaria della società è a forte rischio di continuità aziendale. Insomma, i conti non tornano.

Ancora una volta, quindi, si annuncia un duro scontro sui numeri tra il vertice di La Vis, guidato dal presidente Matteo Paolazzi e dall’amministratore delegato Marco Zanoni, e i revisori coop, cioè, in sostanza, la Federazione. La Vigilanza ha espresso il giudizio sul bilancio della cantina, che è stato consegnato per tempo in vista dell’assemblea convocata in prima convocazione il 27 dicembre e in seconda, quella effettiva, lunedì 26 gennaio 2015.

Non lo ha potuto esprimere invece sul bilancio consolidato, che non è stato ancora reso disponibile, nonostante sia un obbligo depositarlo insieme a quello della capogruppo. Anzi, si osserva che i conti della cantina da soli non sono sufficienti per capire la situazione economico-finanziaria e potrebbero risultare ingannevoli per i soci senza la più ampia situazione consolidata.

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