Api senza crisi  Cresce richiesta di miele

In Trentino si producono circa 260 mila quintali di miele ogni anno - delle varietà millefiori (per il 70% della produzione), acacia (30%), rododendro, castagno ed erica carnia - alimentando un mercato i cui affari superano il milione di euro. Si tratta principalmente di vendita diretta tra produttori e consumatori

apeTRENTO - In un periodo difficile per molti settori produttivi locali, l'apicoltura sembra essere uno dei pochi ambiti non colpiti dalla crisi economica. Secondo quanto emerso ieri dall'assemblea dell'Associazione apicoltori trentini, infatti, la coltivazione degli insetti melliferi sul territorio provinciale è in forte espansione e - nonostante il numero di chi sceglie questo mestiere sia in progressivo calo - in pochi anni gli alveari sono aumentati in modo significativo, arrivando a quota 25 mila. Al contempo, la richiesta sul mercato europeo di miele e propoli è cresciuta notevolmente, e spesso è necessario ricorrere all'importazione di prodotti di scarsa qualità da Sud America e Cina per rispondere alle esigenze dei consumatori.


«Il settore dell'apicoltura - ci ha spiegato il presidente Marco Facchinetti a margine dell'assemblea - è in ottima salute, e vi sono grandi spazi per l'iniziativa privata. In particolare, abbiamo bisogno di giovani preparati e volenterosi, che non pretendano di guadagnare subito grosse somme perché la produzione stagionale è legata alle condizioni meteorologiche».


In Trentino si producono circa 260 mila quintali di miele ogni anno - delle varietà millefiori (per il 70% della produzione), acacia (30%), rododendro, castagno ed erica carnia - alimentando un mercato i cui affari superano il milione di euro. Si tratta principalmente di vendita diretta tra produttori e consumatori, anche se ultimamente è stato siglato un accordo tra l'associazione, che rappresenta circa il 90% degli apicoltori provinciali, e alcuni supermercati trentini. Inoltre, sul territorio provinciale vengono coltivate anche api regina destinate alla successiva vendita.


Per quanto riguarda le difficoltà sofferte dagli apicoltori locali, Facchinetti ha parlato soprattutto di questioni sanitarie (sono presenti alcune malattie tipiche delle api, come la verroa) e relative al confronto con l'amministrazione e gli enti di ricerca provinciali. «Nonostante la sintonia con il servizio veterinario trentino - ha detto il presidente - è necessario tenere alta l'attenzione nei confronti della verroa, promuovendo le corrette pratiche apistiche in sostituzione dei dannosi prodotti chimici. Inoltre credo che sia nostro compito ampliare il dialogo con l'ente pubblico e con i frutticoltori locali. Mi auspico poi una maggiore condivisione dei progetti di ricerca da parte della Fondazione Mach».

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