RIVA DEL GARDA. Per fortuna che ci sono ancora ragazze e ragazzi così, che non si perdono dentro uno schermo ma vivono la vita cercando di dare un senso ad ogni minuto, ad ogni alba e ad ogni tramonto e che, semmai, i social li usano per costruire qualcosa, fare qualcosa e dare qualcosa.

Cheyenne Grasso è una di quei ventenni di oggi che non sanno stare fermi. Mentre molti loro coetanei trovano la dopamina tra social e scroll, lei la cerca e la trova nei progetti che insegue e piano piano sta realizzando.

Una "passione giovane", come si chiama questa nostra rubrica (che oggi approda alla puntata numero 101), che si manifesta in modi a volte difficili da governare per noi che abbiamo già un'altra età. Cheyenne è originaria di Bologna ma il suo cuore batte per Riva, dove trascorre molti mesi all'anno - in pratica tutta l'estate e non solo - e vive da due anni a Copenaghen. Non proprio una cosa da nulla per una ragazza oggi 23enne che ha lasciato l'Italia, le sicurezze, la famiglia, il Politecnico di Milano per una coraggiosa avventura che sta realizzando passo dopo passo, pezzo dopo pezzo. 

Non solo, nel suo desiderio di fare (e fare bene) ha dato vita a un blog che sta diventando il principale riferimento per tutti i giovani che dall'Italia sognano di trasferirsi a lavorare o a studiare in Danimarca. Così come là, nell'elegante e ordinata Copenaghen - le statistiche dicono forse la città più felice del mondo - fa esattamente il contrario: cioè organizza incontri, occasioni ed eventi per i ragazzi italiani che nella capitale danese sono già sbarcati. Quando le avanza tempo - tra il lavoro, lo studio all'Università danese, il blog, gli incontri, i viaggi - dà anche lezioni di italiano a stranieri online. L'energia non le manca.

Non sei nata a Riva ma ti senti rivana più che bolognese o danese, almeno per ora...

«Fin da piccola ho sempre passato tantissimo tempo a Riva, qui vive mio nonno, qui lavora sei mesi all'anno mia madre, sulla Ponale. Il mio legame con la città è cresciuto nel tempo: da piccola quasi la odiavo, adesso adoro stare qui e ci torno appena posso, ogni volta. Qui è un pezzo importante della mia famiglia, della mia vita, della mia storia. Ci passo le estati ma ci torno anche durante l'anno, appena posso».

Per i ventenni di oggi non è raro muoversi e fare cose, ma tu non scherzi: Milano, Bologna, Riva, Copenaghen, addirittura Aruba...

«Ho fatto la triennale al Politecnico di Milano, Design e comunicazione, ho studiato grafica pubblicitaria ma con un percorso che dà competenze molto vaste. A Milano ho lavorato per una start-up in questo ambito e ho anche avviato un'esperienza da modella, ma poi ho deciso di cambiare città».

Copenaghen, ma perché proprio là?

«Mi sono laureata a Milano a luglio 2024, due mesi dopo ero in Danimarca. Volevo fortissimamente fare un'esperienza all'estero, mettere alla prova me stessa e il mio inglese, della città danese mi piaceva molto il suo legame storico con il mondo del design, lo stile scandinavo, ma era interessante anche la possibilità di frequentare gratuitamente l'Università. Mi sono buttata. Ho trovato un lavoro come cameriera per i primi mesi, poi ho cambiato alcuni lavori e ora ho un contratto da marketing assistant pensato apposta per gli studenti: lavoro due, tre giorni alla settimana per un'azienda che si chiama "Vivino" e si occupa del commercio di vini a livello internazionale».

Mentre sui social aiuti chi vuole seguire le tue tracce...

«Fornisco tutte le informazioni utili ai ragazzi italiani che pensano di venire a lavorare o studiare a Copenaghen. L'interesse è tanto, ma anche i timori: una vita all'estero da giovanissimi non è sempre facile da gestire, poi c'è la lingua quasi impossibile, l'inglese indispensabile, i costi della vita esorbitanti. Mi chiedono come trovare lavoro, come affittare, quanto costa, quanto resta in tasca. Ho realizzato una "guida pratica" per tutte queste domande e continuo a raccontare la mia esperienza online».

Intanto hai realizzato un altro sogno.

«Ho superato le mie difficoltà con l'inglese e ora studio alla Copenhagen Business School, laurea magistrale in Digital Business. Già al Politecnico ero abituata bene, ma il livello dell'università in Danimarca è stellare: organizzazione, logistica, attenzioni, gruppi pensati per gli studenti, un sacco di opportunità anche per trovare lavoro. C'è un approccio più pratico, meno teorico che da noi in Italia».

E quindi si può vivere bene a Copenaghen?

«Tutto costa tanto, ad iniziare dai pasti. Per questo restiamo quasi sempre a casa. Anche l'affitto è molto caro ma lo Stato ti aiuta con un contributo importante. Bisogna fare attenzione, ma si può vivere bene anche qui».

E poi ti dedichi agli italiani che sono già là, in Danimarca.

«Organizzo le "Colazioni tra italiani", ogni domenica ci diamo appuntamento in locali di Copenaghen per scambiarci esperienze e consigli. Ha funzionato bene, come le lezioni di italiano online che per alcuni mesi ho impartito a stranieri che volevano imparare la nostra lingua».

Tra tante cose hai trovato anche modo di fare una strana forma di volontariato.

«Sono stata un mese ad Aruba ad insegnare heels, cioè "ballo sui tacchi". Un'esperienza incredibile, un progetto dell'Unione Europea perché là sono europei ma si sentono fuori dal mondo. C'erano altri giovani europei a insegnare flamenco, circo e giocoleria. Che esperienza».

Ora torni a Copenaghen e ti prepari al lungo inverno nordico, ma il freddo non ti fa paura.

«Sì, pensavo peggio. Tornerò a Riva a fine anno, per il "Tuffo di Capodanno", sfida che ogni primo gennaio condivido con nonno Vittorio, ora 95enne».

In bocca al lupo, Cheyenne.