TRENTO. Dal 10 ottobre 2026 al 6 giugno 2027, lo storico Palazzo delle Albere a Trento ospita “Water Flow. Acqua, arte, scienza, umanità”, un’esposizione nata dalla sinergia tra il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e il MUSE - Museo delle Scienze di Trento.

Videoarte, fotografia, installazioni immersive, contributi scientifici e opere pittoriche: il progetto prosegue il fecondo percorso di intersezione tra arte e scienza.

Dopo gli "Sciamani", le "Terre Alte" di Steve McCurry e i "Ghiacciai" di Sebastião Salgado le due istituzioni trentine ritornano a condividere competenze e approcci nella realizzazione di un grande progetto culturale internazionale.

La mostra si inserisce nell’ambito di S+T+ARTS AQUA MOTION (Science, Technology and the Arts), programma europeo sviluppato per stimolare la collaborazione tra chi si occupa di creatività, scienza e tecnologia. In questa cornice, tra il 2025 e il 2026, il progetto ha mobilitato 25 artiste e artisti in tutta Europa per riflettere sulle sfide eco-sociali legate alla risorsa idrica.

Oggi il MUSE ospita in mostra i lavori di dieci di queste artiste e artisti: David Rickard (Regno Unito/Nuova Zelanda), Micol Grazioli (Italia), Salomé Bazin (Francia), Sara Bonaventura (Italia), Lukas Taido (Germania), Marc Vilanova (Spagna), Kerrie O’Leary (Irlanda), Paula Nishijima (Brasile/Paesi Bassi), Tatiana Rosa e Pedro Matias (Portogallo) che dialogano con testimonianze dell’arte antica e moderna, con capolavori appartenenti al patrimonio del Mart e con opere di altre artista e artisti contemporanei, creando una narrazione capace di attraversare i secoli.

«In un’epoca segnata da profonde trasformazioni e da una diffusa frammentazione dei saperi abbiamo scelto di affrontare insieme un tema ricco e affascinante, che permette di mettere in dialogo prospettive molteplici e integrate. La mostra Water Flow nasce dal presupposto di voler intrecciare il rigore dell’indagine scientifica con la capacità dell'arte di spalancare orizzonti di senso, intorno a una tematica che, partendo dallo sterminato universo semantico e simbolico che riguarda l’acqua, arriva a coinvolgere aspetti cruciali del dibattito ecologico, sociale e culturale dei nostri giorni. Allo stesso tempo Water Flow è, ed è stata, un percorso di sviluppo di una collaborazione istituzionale, che rappresenta un passo concreto verso una sinergia strutturata e duratura tra le nostre istituzioni presso il Palazzo delle Albere», affermano la direttrice del Mart Micol Forti e il direttore del MUSE Massimo Bernardi.

Il percorso espositivo: tra immersione ed emersione

Si articola su due piani ed è strutturato attorno alla metafora dell’alternanza tra immersione ed emersione, simbolo del legame tra le origini della vita e la conoscenza umana.

Prologo. Si apre con la serie fotografica Even After della giapponese Asako Narahashi, che cattura visivamente la linea di confine tra il mondo emerso e il mondo sommerso.

In aqua. Chi visita sprofonda nelle acque del mito. In questa sezione la fonte della vita si popola di creature fantastiche, la mitologia incontra i primi passi della scienza moderna: i disegni del pioniere dell’oceanografia Carl Chun insieme alle tavole dello zoologo e biologo Ernst Haeckel dialogano con sculture di tritoni e figure ibride.

Aqua spectata. La sezione indaga il rapporto tra l’acqua e la divinazione. Dalle tradizioni popolari legate alla chiaroveggenza, fino al superstizioso lancio delle monetine, gli specchi d’acqua rappresentano soglie mistiche, tra paesaggi interiori e desideri. Gli artisti traducono queste atmosfere con dispositivi contemporanei come la fotografia; ne è testimone l’opera Capri. The Diefenbach Chronicles di Francesco Jodice che lascia emergere sotto l’apparente quiete del paesaggio caprese una tensione misteriosa e latente.

Aqua furens. È dedicata alla forza distruttiva e indomabile dell’acqua, oggi amplificata da emergenze alluvionali sempre più frequenti e violente. Highlight della sezione, la celebre The Raft di Bill Viola.

Aqua corrupta. Affronta i drammatici temi dell’inquinamento, della siccità e della desertificazione, conseguenza dell’irresponsabilità antropica. Qui spicca l’opera di Luigi Stoisa, metafora di quel “narcisismo collettivo” e di quella visione antropocentrica che ha progressivamente alienato l’uomo dalla natura.

Ars aquarum. Il cuore propositivo della mostra. La parola Ars recupera il suo significato più ampio di tecnica ed estetica intrecciate, indicando una strada per riscoprire un rapporto osmotico ed empatico con l’acqua.

Epilogo. Protagonista della sezione è l’opera video All Is Water del collettivo Superflex, una riflessione speculativa narrata da un’intelligenza artificiale che ribalta la prospettiva antropocentrica per esplorare la “coscienza non umana” e il mondo dei pesci.

Un dialogo tra epoche e discipline

Water Flow si propone come uno spazio critico in cui memoria culturale e ricerca scientifica e tecnologica si fondono. Senza seguire un ordine cronologico, ma procedendo per analogie e suggestioni narrative, la mostra invita il pubblico a rinnovare la propria consapevolezza nei confronti del bene più prezioso del pianeta.

A cura di: Stefano Cagol, Margherita de Pilati, Judith Inglavaga, Denis Isaia

C. L.