TRENTO. «Nel mondo della musica c'è ancora una grande disparità di genere: sia numerica sul palco che dietro le quinte, ma anche nelle posizioni decisionali». Federica Pezzoni, 26 anni, vive tra Trento e Samone, suo paesino di origine nella Bassa Valsugana. Insegnante di musica, diplomata nel 2022 in canto pop al Cpm di Milano, la giovane scrittrice ha presentato per la prima volta all'ultima edizione del Salone internazionale del libro di Torino, il suo saggio "Musicarpia. Guida femminista per una musica collettiva e sovversiva". «Porto avanti un lavoro di ricerca e divulgazione sulle tematiche di genere nel mondo artistico - ci spiega - La mia attrazione per la materia musicale è nata molto presto: a 6 anni mi sono iscritta alla scuola di musica di Borgo Valsugana e da lì ho continuato a percorrere questa strada, a volte perdendomi, ma ritrovandomi sempre sui passi della musica».
Per lei è stata la prima volta al Salone del libro. Che emozione è stata, innanzitutto?
Era la prima volta che presentavo il mio libro al Salone e devo dire che è stato molto caotico e divertente. Per l'occasione ho chiamato tre amiche cantautrici, Irene Buselli, Vea e Giorgieness, a suonare qualcosa sul palco tra una chiacchiera e l'altra. Credo sia molto importante condividere lo spazio e passare il microfono quando si ha l'opportunità di farlo. E poi, non sarebbe stato lo stesso senza di loro.
È la sua prima pubblicazione?
Esatto, è il mio primo saggio. L'anno scorso una piccola casa editrice indipendente, Le plurali editrice, mi ha chiesto di scrivere qualcosa su musica e femminismo perché aveva intercettato il mio lavoro di ricerca e divulgazione. Da qualche anno, infatti, uso il mio profilo Instagram per diffondere dati e riflessioni sulla questione di genere nel mondo della musica. Ho iniziato a farlo dopo aver presentato la mia tesi di laurea sulle cantautrici e sui motivi per cui faticano ad avere successo. I dati e le testimonianze emerse mi avevano colpita profondamente, così ho deciso che mi sarei dedicata a quello. Da lì sono nati anche un podcast per ripensare il mondo della musica in chiave femminista, un gruppo di autocoscienza per artiste e un collettivo di addette ai lavori per sensibilizzare sul tema.
Sui contenuti di "Musicarpia". Cosa si intende per "musica collettiva e sovversiva"?
Viviamo in un'epoca individualista, dove il concetto di responsabilità collettiva è sempre più sfocato perché ognuno pensa a migliorare solo il proprio pezzetto di spazio-tempo su questo mondo. Ma è una visione miope, limitata e poco lungimirante. Rendersi conto di far parte di una società e riportare al centro la collettività è la chiave per fare in modo che le cose cambino per tutte e tutti. Il settore musicale, in particolare, è un ambiente precario, informale, con poche tutele e una scarsa considerazione professionale. Non esiste nemmeno una vera e propria categoria "musicisti e musiciste", e senza un senso di appartenenza collettivo è difficile cambiare le condizioni in cui si opera. Ecco quindi la necessità di parlare di una musica collettiva: da sole si va poco lontano. Sovversiva, invece, perché ambire a un cambiamento reale significa mettere in discussione completamente il sistema stesso in cui siamo inseriti e inserite e molto spesso si trova resistenza proprio da chi giova nel mantenimento dello status quo.
Parità di genere nel mondo della musica. A che punto siamo?
Non siamo a buon punto. I dati ci dicono che c'è effettivamente una grande disparità numerica sul palco, dietro le quinte e nelle posizioni decisionali. I motivi sono molteplici e bisogna agire su più fronti. La presenza femminile nell'industria è ancora fortemente collegata a una presenza estetica gradevole per l'occhio e l'orecchio maschile, sia sul piano fisico, sia sul piano vocale. Tutto ciò che esula dal ruolo di "cantante di bella presenza e con una bella voce" è difficile da ottenere. Chi vuole accedere ad altri ruoli deve dimostrare il doppio rispetto a un collega per avere credibilità. C'è poi la convinzione che le donne portino meno pubblico e quindi meno soldi, per cui c'è la tendenza a privilegiare progetti maschili. Grandissimo problema sono anche le molestie e gli abusi che purtroppo rimangono invisibili e difficili da denunciare in un ambiente prettamente maschile e maschilista. E potrei continuare con l'elenco dei problemi.
Come fare a ripensare il sistema, se è possibile farlo?Innanzitutto bisogna rendersi consapevoli e consapevolizzare. Quello che volevo fare attraverso questo saggio era informare sullo stato attuale delle cose e poi dare una visione più concreta possibile sulla direzione da prendere, insieme, per avviare un cambiamento. Tutti e tutte siamo nati e nate in una società sessista, per cui tendiamo ad esserlo anche involontariamente. Partire da questo assunto è la base per restare vigili e iniziare a notare la disparità nella vita di tutti i giorni, musica compresa. Siamo talmente abituati all'assenza femminile dallo spazio pubblico che non la notiamo nemmeno, per cui ci sembra normale una line up di soli uomini e appena c'è un po' di presenza femminile la segnaliamo come se fosse un'anomalia. Ecco, iniziamo a contare e a far presente l'esclusione. Supportiamo le artiste e le musiciste, incrementiamo la rappresentazione in modo che le bambine abbiano una pluralità di ruoli a cui aspirare. C'è tantissimo da fare, ma se ognuno dà il proprio contributo le cose cambieranno più velocemente.