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TRENTO. “Tutto ciò che esiste” è stato l’annuale prodotto del percorso avviato da ATU, l’Associazione Teatrale Universitaria, in scena ieri – 15 maggio, per la prima – al Teatro Sanbapolis e di casa il 19 presso l’Auditorium Santa Chiara. I due spettacoli, dopo il sold out dello scorso anno, con “Siamo troppi su questa barca”, si inseriscono in quello che è un progetto teatrale nato “dal basso”, lo spettacolo è successivo a un percorso del gruppo – che cambia come di consueto ogni anno – per riuscire a mettere in scena un tema centrale tanto nella pièce, opera del drammaturgo Tommaso Fermariello, quanto nella quotidianità degli universitari: la crisi.
Nel racconto, evoluto su varie linee narrative, il concept è quello di raccontare “l’ultima notte sulla Terra” dei protagonisti: il punto di partenza è una guerra alle porte, ma non manca un costante occhiolino al pubblico giovane del Sanba, con temi quotidiani e una chiave di lettura esistenzialista – i personaggi si muovono su dei grandi stereotipi, propri di ogni aula studio; ognuno rappresenta, a modo proprio, una corrente di pensiero filosofica, un modo di vivere la realtà, senza dubbio ansiogena, che ci circonda. L’opera funziona, con una scenografia minimalista, congegnale per il tutto, e un costante scroscio di applausi: si va dritti al punto per tutta la durata della visione. Sicuramente per la riuscita è complice, in positivo, il contesto universitario, perché il prodotto è “da e per” la fetta di popolazione iscritta all’Università di Trento. L’altra faccia della medaglia, un po’ il lato oscuro della luna, è la consapevolezza asfissiante della realtà che tocca la fascia di età dai 20 ai 30 anni: di crisi ce ne sono per tutti i gusti sul palco, ed è probabile che anche oltre il target dello spettacolo ci si possa sentire toccati a pieno.
Per quanto riguarda invece le prestazioni attoriali e lo svolgimento in sé dello spettacolo, tutto si direbbe meno che ci sia dell’amatorialità: i ragazzi di ATU hanno colto a pieno l’essenza dell’idea che cercavano di trasmettere, convincendo e meritando a pieno gli applausi ottenuti – che sia stato per le punchline sparse qui e lì, che per i simpatici sketch dei protagonisti. La visione all’Auditorium Santa Chiara, per cui si va verso il sold out, è più che consigliata. Dopo lo spettacolo c’è stato modo di scambiare due parole con il regista, Andrea Bonfanti.
Quali sono le prime emozioni dopo, appunto, la prima?
C’è imbarazzo, però sono tanto grato.
L’opera è sicuramente molto attuale, come si lega a Trento in maniera particolare?
Il progetto della Compagnia Teatrale Universitaria può arricchire il tessuto sociale e culturale della città, coinvolgendo professionalità anche al di fuori della regione – come lo scrittore Tommaso Fermariello (di origine milanese ndr). Poi, si lega alla città nella misura in cui diventa l’opportunità per gli studenti di creare uno spazio artistico e culturale dove sia possibile il dialogo, non solo in una dimensione performativa.
Quale delle linee narrative, tra la narrazione politica e quella più personale deve prevalere nella visione?
Il messaggio non conta, quello che vediamo e raccogliamo è l’importante. Una cosa che possiamo raccogliere da qui sono delicatezza ed entusiasmi.


