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TRENTO. È stata inaugurata questa mattina la mostra diffusa La città sommersa. Attraverso otto immagini, l'installazione curata dal Comune e dall'Azienda per il Turismo Trento racconta l'alluvione che, nell'autunno del 1966, trasformò per alcuni giorni la città in un'isola. Protagonisti dell'iniziativa sono i luoghi immortalati da Flavio Faganello, Rodolfo Rensi e Costantino Armani, che con sensibilità e coraggio testimoniarono la tragedia e la capacità di reazione di quei giorni.
Grazie all'esposizione delle immagini nel luogo stesso in cui sono state realizzate, la Trento di sessant'anni fa dialoga con la città contemporanea, mostrando gli effetti dell'alluvione ei cambiamenti intercorsi nel tempo. Come in una macchina del tempo, passeggiando per le vie della città, sarà possibile sovrapporre lo sguardo del presente con la drammatica realtà di quei giorni ritrovandosi faccia a faccia con la storia proprio là dove è accaduta.
Gli spettatori potranno osservare cosa è avvenuto in piazza della Mostra, largo Nazario Sauro, via della Malvasia, via Francesco Petrarca, piazza della Portèla e piazza Dante durante quei momenti difficili e scoprire cosa raccontano oggi questi luoghi della Trento di allora.
L'iniziativa è stata realizzata grazie alla disponibilità della famiglia Faganello, che ha accordato l'utilizzo e la riproduzione delle immagini esposte, e alla collaborazione dell'Archivio fotografico storico provinciale della Soprintendenza per i beni culturali e della Fondazione Museo storico del Trentino.
La notte dell'alluvione e la risposta della comunità. I primi giorni di novembre, una pioggia incessante mette a dura prova l'intero Trentino. La sera di venerdi 4 novembre, alle 23, l'Adige rompe gli argini a nord della città. Alle 23.30 l'acqua entra nello stabilimento della Sloi con un'ondata alta un metro e mezzo. I fusti di sodio,al contatto con l'acqua, scoppiano con fiammate altissime e con boati che fanno tremare le case circostanti.
Alle 24 corso degli Alpini viene raggiunto dall'acqua, che presto invade tutte le vie laterali. Alle 2 di sabato la statale del Brennero, all'altezza di piazza Centa, diventa intransitabile. Alle 3 l'acqua raggiunge la stazione ferroviaria e quella delle autocorriere. L'Atesina è invasa.
Semisommerse anche le concessionarie di automobili di via Brennero. Alle 4 l'acqua diventa nera: la nafta esce dai grandi serbatoi di via Brennero, che a loro volta si riempiono d'acqua. Alle 5 anche via Roma viene sommersa da un metro d'acqua. Alle 5 la caserma dei pompieri viene invasa da due metri d'acqua. Gli automezzi sono stati messi in salvo in via Gorizia, ma al centralino non risponde più nessuno. Alle6 il sovrappasso di San Lorenzo è inaccessibile. Piedicastello è isolata, il ponte San Giorgio è bloccato da ore. La città, da via Verdi fino a Roncafort, è sommersa da un mare nero di nafta e fango.
Immagini di automobili sommerse, barche che navigano tra i palazzi e piazze ridotte a specchi d'acqua sono rimaste impresse nella memoria collettiva come il simbolo di una ferita profonda, ma anche della straordinaria resilienza di una comunità capace di rimboccarsi le mani e ripartire.
Dalla drammaticità di quei giorni emerge una straordinaria spinta di rinascita e solidarietà. L'alluvione del 1966 segna un punto di svolta fondamentale per Trento e per tutto il territorio trentino: l'impegno corale di cittadini, volontari e istituzioni, subito attivatisi per ripulire le strade, mettere in sicurezza i quartieri e sostenere chi aveva perso tutto, getta le basi per una nuova consapevolezza nella gestione del territorio e delle emergenze. C.L.


