TRENTO. Hanno iniziato in quattro gatti. Ora vengono a suonare I Cani. E negli anni sono passati i Pinguini Tattici Nucleari, i Coma Cose, Joan Thiele, Fulminacci, Kid Yugi, Cosmo, i Verdena, i Fcuckers, che qualche mese fa hanno suonato pure con Madonna. Hanno iniziato alle Albere nel 2017 per proporre un evento alle universitarie e agli universitari. Ora i volontari dell’associazione Entropia, con la loro creatura Poplar, hanno portato Trento sulle mappe dei festival musicali d’Europa e da anni portano sul Doss Trento quasi 15 mila persone in quattro giorni.

Da oggi a domenica sono pronti a rinnovare la magia, quella di trasformare Trento in un place to be per giovani e meno giovani da mezza Italia e pure mezza Europa. «Fino a qualche anno fa i manager stranieri ci chiedevano dove fossimo. Ora ci chiamano loro per proporre i gruppi», spiega Luca Bocchio, che di Entropia è stato uno dei fondatori. Uno dei papà di Poplar, la cui edizione 2026 è alle porte: il lavoro sul Doss Trento è iniziato sabato con il montaggio del palco principale, davanti al mausoleo di Battisti. Dove le band si alterneranno - così come sugli altri due palchi - da giovedì 10 a domenica 13 settembre.

Un mondo, quello di Poplar, che ha dentro un mondo che ha dentro un mondo, perché negli anni oltre a spostarsi dal quartiere di Piano al Doss Trento, la rassegna ha dato vita a numerose altre emanazioni: gli approfondimenti e i dibattiti di Poplar Cult in piazza a Piedicastello, Poplar Utopia sotto la cupola del Mart a Rovereto, Eden nelle sere di inizio estate al parco Santa Chiara. «In fondo siamo sempre rimasti coerenti. Siamo nati per offrire qualcosa agli studenti. Ora continuiamo per offrire sempre qualcosa in più a tutti, dai diciottenni ai cinquantenni. Provando a estendere l’offerta a tutto l’anno. Non è facile ma ci stiamo lavorando».

Parlando di lavoro, la mole è tanta. Come si concilia la crescita di una realtà con la sua natura volontaristica?

«È l’aspetto più complesso e delicato. All’inizio nel 2017 eravamo in dieci. Ora dobbiamo gestire 400 volontarie e volontari, dicendo di no ad altri cento che si offrono. E abbiamo uno zoccolo duro di una quarantina di persone tra noi che coordinano, gestiscono, formano. Tutti fanno volontariato, ma è un impegno che ti assorbe più di un lavoro. E non tutti ce la fanno. C’è chi va, c’è chi resta, in base ai propri impegni e progetti di vita. Ma finora siamo sempre riusciti a rimanere una grande famiglia. Questo dal punto di vista umano. Dal punto di vista pratico, poi ci sono altri problemi. Ormai gestiamo qualcosa che avrebbe bisogno di una struttura stabile, ad esempio dal punto amministrativo. Ma finora riusciamo a farcela comunque».

Crescere è sempre complicato del resto, ma vi ha dato anche soddisfazioni.

«Soprattutto soddisfazioni. Anche perché in questi anni abbiamo visto, grazie alla musica, crescere anche la città e il territorio con noi. Una crescita a tutto tondo. Ormai Poplar è importante anche per il tessuto economico della città, da anni riempiamo un campeggio ai Laghi di Lamar, ognuno arriva qui e cerca e trova la sistemazione che preferisce in base alle sue tasche. E non parliamo solo di pubblico. Ci sono le band, ci sono i manager, abbiamo oltre una sessantina di artisti e molti di loro si muovono con cinque, dieci persone appresso».

Un bene per i conti delle attività, e dal punto di vista sociale?

«Credo che i benefici siano ancora maggiori. Siamo ancora una città in cui in tanti arrivano per studiare e poi se ne vanno. Proposte come la nostra, che arricchiscono l’offerta culturale di Trento, credo facciano bene. Poi c’è chi deve investire in questi aspetti. Uno dei nostri sponsor, una società altoatesina, ci ha spiegato che non vuole visibilità per vendere i suoi prodotti. Vuole che la visibilità sia nei confronti dei ragazzi che vengono qui, per convincerli dell’attrattività del territorio».

Un territorio è fatto anche di istituzioni. Com’è il rapporto con le amministrazioni che vi ospitano?

«Buono, sia per quel che riguarda Trento che Rovereto, con il Mart ad esempio. Spesso dobbiamo ancora far capire che non siamo più il gruppo di ragazzi che organizza una festa, ma una realtà che gestisce qualcosa di complesso. Ma il dialogo è continuo e sempre positivo. Forse sulla pianificazione a lungo termine si potrebbe fare meglio, ma si lavora assieme».

La pianificazione da anni è ormai un vostro punto forte. A cominciare dagli abbonamenti, che iniziate a vendere già il giorno dopo la chiusura dell’edizione precedente.

«È uno dei fattori che più ci sta accompagnando nella crescita e allo stesso tempo la certifica. Per il 2025 ne avevamo venduti 800, per quest’anno siamo arrivati a 1.250 abbonamenti. Con la maggior parte dei ticket acquistati a scatola chiusa, prima ancora di sapere chi suonerà, chi ci sarà. Vuol dire che è l’evento che convince, a prescindere dalle presenze sui palchi».

Che sono comunque il cuore di Poplar. E sempre con un mix tra nomi affermati, italiani ed esteri, novità italiane e locali.

«In quattro giorni e con tre palchi cerchiamo sempre di garantire la varietà, alzando sempre di più l’asticella. Anche perché non serve solo al pubblico ma anche ai nostri volontari. L’impegno a fondo perduto che chiediamo è tanto, anche a loro dobbiamo offrire ogni anno qualcosa in più, altrimenti perdi anche chi ti dà una mano. Parlo di offerta musicale ma anche di piccole cose. Quest’anno ad esempio abbiamo acquistato degli apparecchi affettaverdure, per far lavorare meglio chi è in cucina. Sembrano dettagli ma sono vitali».

L’anno prossimo Poplar compirà dieci anni. Come li festeggerà?

«Come sempre, puntando a crescere di anno in anno un po’ alla volta. Cercando di curare sempre meglio l’organizzazione, sperando di poter mantenere i prezzi attuali, perché con tutte le spese vi assicuro che proporre tutto a meno di quaranta euro e l’abbonamento a meno di cento non è facile. Cercando anche di trovare altri spazi, in cui proporre musica e proposte. Non per Poplar, ormai il Doss Trento è casa. E poi, quanti altri festival hanno una location così?»

Le band e le voci di Cult

Giovedì si partirà con il botto e Trentino Tutorial, collettivo trascinato dai Post Swag 2022. Fino a domenica poi si potranno ascoltare Floating Points [LIVE], I Cani, Sama' Abdulhadi, Ok Giorgio, The Avalanches, Marco Castello, 4am Kru, corto.alto, Dove Ellis, Ela Minus, faccianuvola, Florence Road, Freshmula, HAAi, Lime Garden, Maruja, Pippo Sowlo, Rareş e Sophia Stel. E ancora Aldolà Chivalà, Angelica Bove, Birthh, Cavalli Mongoli, Donny Benét, GANS, Madra Salach, Marta Del Grandi, Piccolo, Visconti, Westcross 1000 Rabbits, Bob and the Apple, Cheyenne, Emilio Paranoico, ggiovanni, LAMAKKIN, Macedonia Sintetica, Marco Fracasia, Sandri e Veneto d'Acciaio, per chiudere il cerchio con un amico proprio dei Post Swag, Zanóner.

Per quel che riguarda Poplar Cult a Piedicastello, ci saranno tra gli altri Annalisa Camilli, Fumettibrutti, Cartoni Morti, Giorgia Fumo, Federippi, Randa Ghazy, Laura Silvia Battaglia, Gabriella Dal Lago, Serena Mazzini, Matteo B. Bianchi, Giuditta Pini, Luciana Grosso, Priscilla De Pace, Sofia Torre, Giuseppe De Marzo, Viola Stefanello, Johnny Mox e Federico Zappini, insieme a numerosi altri ospiti.