ALA. C'è tutto il carisma di Peppe Servillo, attore e voce per anni degli Avion Travel, a segnare il capolavoro teatral – musicale "L’Histoire du Soldat" di Igor Stravinsky in cartellone, oggi, lunedì 5 luglio alle 20.30, per il festival "Ala città di musica", nel cortile di Palazzo Taddei.

Un omaggio a Igor Stravinsky, di cui quest'anno ricorrono i cinquant'anni dalla scomparsa, quello proposto con L’Histoire du Soldat, basato su una favola di Afanasiev, su testo di Charles Ferdinand Ramuz. Con l'artista e cantante napoletano abbiamo parlato di questo spettacolo ma anche del suo gioioso ritorno sul palcoscenico dopo la fase più acuta della pandemia.

Peppe Servillo, come si è avvicinato al capolavoro teatrale di Igor Stravinsky?

"Mi sono accostato a questo straordinario esempio di teatro musicale di Stravinsky ormai dieci anni fa grazie ad un'idea condivisa con il Maestro Francesco Lanzillotta per la Stagione di Musica Classica dell'Università La Sapienza di Roma. Si è rivelato poi un progetto fortunato che ho avuto l'onore di portare in scena negli anni anche con i solisti del Berliner e del San Carlo. In questa occasione, ad Ala, verrà proposto in forma di concerto con il "settimino" la formazione completa prevista proprio da Stravinsky". 

Quali forme ha preso allora il suo "Historie du soldat"?

"La mia interpretazione del protagonista si è legata da sempre al dialetto napoletano. Lui è una figura, in quanto soldato, appartenente al popolo e credo che il dialetto renda al meglio la sua natura. Il testo di "Historie du soldat" originato da una favola popolare russa di Afanasiev e scritto da Charles Ferdinand Ramuz, è in realtà una riproposizione in chiave più semplice del mito del Faust di Goethe. La vendita della propria anima, rappresentata in questo caso dal violino, al diavolo: quindi è una sconfitta di fronte al male. Una sconfitta che diventa maestosa attraverso la note del grande compositore russo che scrive una delle pagine più belle della musica classica del '900 che ancora oggi è molto riproposta nel mondo per la sua varietà di timbri, ritmiche, colori e per melodia oltreché per i suoi riferimenti alla musica popolare".

Qual è l'attualità di "Historie du soldat"?

"Le tentazioni del giovane soldato sono anche le tentazioni e le lusinghe che anche noi oggi subiamo dal mondo della comunicazione che ci fa sempre essere connessi e interconessi. L'illusione è quella della rappresentazione di un mondo reale sempre a nostra disposizione e di cui abusare. Ma così non è: il diavolo che è la nostra cattiva coscienza prima o poi ce lo ricorda quando viene  a chiederci il conto".

Fondamentale è, come lei ricordava, l'accompagnamento musicale.

"Sì, è cruciale e in questo contesto si affida all'esecuzione dell'Ensemble Windkraft mirabilmente diretta dal maestro Aldo Sisillo con Alberto Martino al primo violino".

Come sta vivendo questo ritorno ad una relativa normalità per chi vive di spettacolo?

"Con un grande entusiasmo che genera anche una certa, ma sempre giosa e bellissima, confusione. Noi attori ci stiamo riabituando a fare questo mestiere ed è facile riscoprirci un tantino arruginti ma questo non toglie certo la voglia di vivere questa ripartenza. Ho vissuto anche momenti di scoramento, non lo nascondo, ma ora spero che quanto successo possa portare anche ad una riorganizzazione del nostro mondo, dello spettacolo e della cultura, già trascurato per molti motivi e che rischiava il collasso".

La sua estate è colorata anche  da “Pensieri e parole – Omaggio a Lucio Battisti” con un quintetto di grandi jazzisti. 

"Per me Lucio Battisti è uno dei canatutori più personali della musica leggera italiani. In "Pensieri e parole" ci divertiamo a testimoniare la sua scrittura che ancora oggi risulta essere attuale ed originale, e ci piace farlo in chiave jazz. Una lettura affidata  anche al linguaggio dell'improvvisazione che si sposa benissimo con la grande melodia e i testi di Mogol".  

A quali progetti sta lavorando?

"Voglio essere sincero: vivo questo presente con grande gioia e passione senza guardare troppo oltre. La pandemia ci deve insegnare anche a ripensare la nostra vita, per i progetti c'è sempre tempo".