TRENTO. Questa estate i Negrita torneranno dal vivo per dieci date esclusive, unici appuntamenti live della stagione, con il fortunato format acustico “Talk & Lie”. Fra le tappe quella trentina del 26 luglio al Water Music Festival, Passo del Tonale, al Lago Valbiolo, con Paolo “Pau” Bruni, Enrico “Drigo” Salvi e Cesare “Mac” Petricich, accompagnati, in alcuni momenti della scaletta, da Giacomo Rossetti (basso e tastiere) e dal percussionista di Trento Cristiano Dalla Pellegrina. Di questo live, fra parole e musica, per trent’anni di rock vissuto e suonato senza compromessi, abbiamo parlato con il cantante dei Negrita.

Pau, come ha preso forma “Talk & Live” che vede al vostro fianco Gianmaurizio Foderaro di Rai Isoradio?

“E’ nato dal caso. Conosciamo da anni Foderaro perché ci ha intervistato decine di volte ed è nata una sorta di amicizia sia professionale che umana. Ci ha proposto questa cosa lo scorso anno e abbiamo fatto quattro date in luglio in una forma un po’ sperimentale perché è una cosa che non avevamo mai neanche pensato. E’ farina del suo sacco”.

Una formula che vi ha convinto?
“Sì, la cosa ha funzionato perché le date erano intasate di gente e poi è stato bello salire sul palco in acustico, come abbiamo fatto tante altre volte, però con un’interconnessione con un giornalista esperto di musica, anche un po’ storico, questa nuova formula ci ha affascinato perché è vero che interrompiamo il flusso sonoro ma guadagniamo in narrazione. Lui interveniva 3-4 volte per raccontare la storia dei Negrita ma anche per solleticarci delle risposte sul periodo che stavamo vivendo l’anno scorso. Questa connessione ha dato dei buoni frutti e quest’anno di conseguenza ci è venuta voglia di ripetere la cosa con nuove date in location meravigliose”.

Non solo musica dunque, ma anche racconto. C'è qualcosa che oggi sentite il bisogno di spiegare al vostro pubblico, oltre che cantare?
“Si improvvisa ma abbiamo anche dei canovacci che non sono uguali tutte le sere per mantenere la freschezza e l’immediatezza del racconto. Vogliamo raccontare che esiste una band in Italia che esiste dagli anni novanta e soprattutto per il pubblico più giovane è utile per collocarci nella loro geografia mentale, altrimenti certe cose che diamo per scontate perché le abbiamo vissute potrebbero essere sconosciute. Chi può raccontarsi meglio di noi stessi piuttosto che attraverso un giornalista e uno scrittore? Però ci raccontiamo con le nostre voci attraverso il filtro di un giornalista, sono mondi che sono sempre stati vicini, paralleli che a volte si sono intrecciati e che questa volta si uniscono per creare uno show”.

C’è qualche brano inserito nella setlist che magari non suonavate da tempo?
“Cerchiamo di favorire quei pezzi che spogliati del sound originale abbiano un’essenza sostenibile e importante anche in acustico, mediando tra la notorietà di certi brani e la loro capacità di essere rappresentati in acustico. Abbiamo un’idea di cosa faremo ma non abbiamo ancora iniziato le prove, può darsi che negli ultimi giorni di prove la scaletta possa modificarsi. Lasciamo molto all’emotività del momento perché viviamo la musica così, non per scopi economici, per avere tornaconti di chissà quale tipo ma per favorire le emozioni sia da parte di chi esegue che di chi riceve. E’ un po’ fuori moda negli ultimi anni ma è il motivo per cui abbiamo iniziato a fare musica”.

Il vostro sguardo è quello della maturità che non perde l’energia degli inizi. Che cosa avete imparato sul tempo?
“Siamo una band che ha attraversato tanti decenni sia come musicisti che come ascoltatori. Ogni decennio ha più o meno raccontato una storia e queste storie sommate si sono sedimentate dentro di noi. Abbiamo quindi un grande bagaglio musicale e culturale e cerchiamo di essere fedeli senza inseguire necessariamente la moda del momento. A volte ci siamo fatti influenzare da un tipo di sound o di musica che circolava in quegli anni però sempre con il rispetto delle nostre origini. Non è una questione di orgoglio ma è la nostra natura che è così, vogliamo portarci dietro tutto quello di buono che abbiamo ascoltato, sentito, imparato e cercando di aggiungere ogni volta un tassello che ci rappresenti nel tempo in cui viviamo e suoniamo. Cerchiamo di essere contemporanei ma allo stesso tempo forti di una tradizione musicale che abbiamo immagazzinato ed è diventata parte del nostro DNA musicale”.

Le vostre canzoni hanno sempre raccontato anche la società, non solo le emozioni personali oggi vi sembra più difficile trasformare la realtà in musica, oppure è proprio questo tempo a offrire più storie da raccontare?
“Dipende molto dai singoli. Noi siamo stati cresciuti da una musica che arriva dagli anni sessanta, la musica dei nostri genitori, che aveva un taglio di scrittura legato alla società di quei tempi, commentava cosa stava succedendo. Già dal titolo del nostro ultimo album “Canzoni per anni spietati” si capisce che non ci occupiamo solo di canzoni d’amore e neanche vogliamo guardarci la punta dei piedi, vogliamo raccontare la realtà che ci circonda perché è uno dei nostri modi di intendere la musica. Il ruolo sociale della musica c’è sempre stato e spero ci sarà sempre. E’ ovvio che i Negrita non sono mai stati un gruppo barricadero, ci prendiamo la libertà artistica di raccontare le nostre vite, quello che incrociamo per strada nella società che viviamo. Quindi in un disco ci possono essere diverse anime letterarie: la canzone d’amore, la canzone che racconta di te o di quello che ti preoccupa. C’è chi non lo vuole fare e si astiene perché non hanno interesse a raccontare quelle cose ma solo se stessi”.

Cosa c’è nel cassetto dei progetti dei Negrita?
“In autunno finito questo tour ci concederemo un po’ di vacanze ma dopo vogliamo vederci per scrivere qualcosa di nuovo. Abbiamo voglia di scoprire dentro di noi musica nuova che abbia un significato in primis per noi, poi per il pubblico che ci ascolta da sempre e anche per il pubblico più distratto o che potrebbe arrivare. Serve a costruire, a mettere tasselli. Una carriera lunga come la nostra merita rispetto e vogliamo continuare sulla nostra strada di piccoli passi come abbiamo sempre fatto e aggiungere qualcosa che possa suscitare un interesse da parte dell’ascoltatore”.