TRENTO. Dal filosofo si passerà al professore lombardo di storia delle dottrine politiche, nonché leghista della prima ora. Evidentemente per la giunta Fugatti non ha alcuna importanza che il presidente del Muse di Trento, il più innovativo Museo delle scienze del Paese, abbia una pur minima nozione scientifica o una qualche competenza in materia di natura, sostenibilità o tecnologia. I requisiti che premiano sono altri.

La presidenza del Muse, in fondo, è solo una delle tante da spartire all’interno della maggioranza di centrodestra. E così ecco che il presidente leghista della Provincia, Maurizio Fugatti, e l’assessora meloniana alla cultura, Francesca Gerosa, hanno concordato la scelta di Stefano Bruno Galli, assessore regionale della Lega alla cultura in Lombardia nella prima giunta Fontana, fino alle elezioni dell’anno scorso, quando non venne rieletto e tornò a fare il professore all’Università statale di Milano.

Subito dopo le elezioni, però, fu chiamato dal suo ex collega assessore leghista alla cultura trentino, Mirko Bisesti, a rappresentante la Provincia nel consiglio di amministrazione dell’Università di Trento, dove fu nominato dalla prima giunta Fugatti.

Il professore ed ex assessore regionale Stefano Bruno Galli, di cui si parlò a livello nazionale nel 2019 anche per essere stato indagato e poi archiviato in un ramo dell’inchiesta sui famosi 49 milioni di finanziamenti alla Lega nord spariti, conquista ora la presidenza del Muse, con la benedizione dell’assessora alla cultura di Fratelli d’Italia, Francesca Gerosa che dice: «Galli è una persona davvero capace, e ne ho parlato anche con il ministro Sangiuliano, di cui è consigliere. Siamo una coalizione e non escludo persone capaci perché sono della Lega. Ci siamo sentiti più volte e c’è sintonia».

Nel Cda sarà confermata poi dalla Provincia Laura Strada.

Il presidente Fugatti dunque ha incassato la riconferma di Vittorio Sgarbi alla guida del Mart, sebbene sia un nome che Gerosa ha criticato anche pubblicamente (non a caso non ha partecipato all’inaugurazione dell’ultima mostra «Arte e fascismo»). E piazzerà ora anche un leghista alla guida del Muse. Fratelli d’Italia punta - in cambio - ad altre poltrone. Tra queste si parla della presidenza della Trentino School of Management per Francesco Barone, fedelissimo della stessa Gerosa.

Intanto, ieri il presidente uscente del Muse, Stefano Zecchi, in una nota di commiato rivela che nel corso della sua presidenza aveva rassegnato le dimissioni due volte «rientrate grazie all’intelligente sensibilità del direttore Michele Lanzinger, e all’aiuto dell’eccellente professionalità amministrativa di Massimo Eder». E precisa che comunque: «Non avrei accolto un rinnovo della presidenza». Infatti, informa di aver accettato negli ultimi mesi «due prestigiosi incarichi: la delega alla cultura nel Comune di Venezia e la nomina alla Triennale di Milano».

Di fatto, più volte Zecchi era finito al centro di polemiche in questi anni e la sua conferma non era all’ordine del giorno.

Il professore rivendica comunque di aver portato «i linguaggi della cultura umanistica a interagire con quelli delle scienze».