Michele Leonardo Cavada, uno dei volti più noti della musica trentina capace di farsi conoscere ben oltre i confini locali, ha cambiato pelle. L’artista italo-americano nato Salvador de Bahia in Brasile e cresciuto in Trentino, terra natia del padre nato a Molina di Fiemme, ha deciso di abbandonare lo pseudonimo di Kenny Ray per scegliere quello - impegnativo - di Marley.

Cavada, negli anni, ha anche collaborato, nelle vesti di producer, con artisti di rilievo internazionale come Snoop Doog, Shaggy e Florida, giusto per citarne alcuni e della scena italiana quali Gabry Ponte e dj Matrix. In questi giorni, in cui vive a Cavalese, il brano «Resto qui», realizzato con il duo iPantellas, ed uscito per la Sony, è uno degli hit del momento con milioni di ascolti e visualizzazioni. Di questo brano, un inno di speranza perché si possa tornare presto alla normalità, abbiamo parlato con «mr. Marley» che ci rivela anche il suo presente e i progetti futuri.

Michele, perché hai mutato il tuo nome d’arte da Kenny Ray a Marley?
«Avevo bisogno di cambiare alcune cose nella mia vita e nella mia carriera musicale. Quello che ho fatto come Kenny Ray non mi rappresentava più e avevo bisogno di dedicarmi a qualcosa che rappresentasse la mia nuova dimensione. Dopo un anno di pausa ho deciso di dedicarmi alla musica in maniera più coerente con le mie origini ed i miei gusti musicali».
Quali allora le differenze fra i tuoi due volti d’artista?
«Kenny era più “superficiale” sia a livello personale sia musicale e a trent’anni suonati era ora di cambiare mood e atttitudine. Marley sono io, sempre allegro, solare, con un forte attaccamento alla vita e alla positività, una persona che cerca di spronare gli altri a diventare migliori in ogni aspetto della loro vita. Kenny era troppo spaccone, a volte arrogante, e i testi ne erano la conseguenza. In Kenny c’era troppa autocelebrazione, e l’ego è da sempre il peggior nemico di noi stessi».

 


Un cambio di pelle che significa anche un nuovo orizzonte musicale?
«Assolutamente: ho iniziato, dopo quindici anni di carriera, a dedicarmi anche alla musica italiana, è stata la mia sfida più grande perché ho sempre pensato che la mia voce non fosse adatta a questo tipo di cantato. Ora, visti i feedback e l’inaspettato successo del mio primo singolo “Resto qui” con Jacopo e Daniel (iPantellas) credo di non essermi mai sbagliato tanto. Lavorando con Sony Italy, France e Latin America, continuo a lavorare come artista e music producer in inglese e spagnolo, ma dopo aver finito un album in italiano, fra “reggaeton e reggaetrap”, che uscirà presumo dopo l’estate, ho capito che riesco ad essere me stesso anche cantando in questa lingua».
Come è nata la collaborazione con iPantellas?
«All’inizio il pezzo si chiamava “Medellìn” ed era uno dei brani più forti del mio album in uscita. Avevo caricato le anteprime del disco sul mio profilo Instagram, “marleymusicgram” e quando loro l’hanno sentito mi hanno contattato. La canzone si è trasformata in “Resto qui”: il caso ha voluto che proprio il giorno in cui l’abbiamo finita, ed io ho chiuso la produzione, il primo ministro Conte abbia decretato lo stato di pandemia. Abbiamo scelto di devolvere tutti gli introiti alla raccolta fondi di Fedez e Chiara Ferragni per il nuovo reparto di terapia intensiva al San Raffaele di Milano».
Il video sta viaggiando verso i due milioni di clic.
«Già, sia su YouTube sia su Spotify. I numeri stanno crescendo vertiginosamente. Questo mi dà la forza di continuare a fare ciò che faccio e mi da il “boost” per creare sempre qualcosa di nuovo, di fresco, che non solo renda felici le persone, ma che faccia la differenza in un mondo che sta diventando via via sempre più superficiale e distaccato».