TRENTO –  Uno spettacolo che in un momento storico segnato dalle crisi migratorie esplora le rotte migratorie umane e animali con empatia e profondità, ponendoci di fronte alla realtà che tutti i popoli della Terra hanno una radice comune e invitando a superare le barriere mentali e fisiche che abbiamo eretto.

Questi i contorni di “Nomadic. Canto per la Biodiversità” lo spettacolo proposto in un tour che toccherà Trento la sera del 15 novembre all’Auditoriuma.

Sul palco, insieme a Telmo Pievani, voce narrante, e Gianni Maroccolo ex musicista dei Litfiba e Csi alla direzione musicale, Angela Baraldi, Andrea Chimenti, Antonio Aiazzi, Beppe Brotto e Simone Filippi. A curare la regia e i light design dello spettacolo è il trentino Mariano Detassis che qui ci svela la genesi e le forme di "Nomadic".

Mariano Detassis, quali sono le radici del suo coinvolgimento in questo spettacolo creato da Telmo Piovani e Gianni Maroccolo?

“Tutto nasce da una domanda che si sono posti Telmo Piovani e Gianni Maroccolo: come possiamo mettere in scena uno spettacolo di per sé classico, divulgatore e con musicisti, proponendo insieme una visione nuova? Per Gianni la risposta alla soluzione è stata semplice: hanno chiamato me, vista la nostra trentennale amicizia e collaborazione, pensando che, da lighting, performer e regista, potessi fondere al meglio le loro esigenze anzi la nostra ricerca di alchimia artistica”.

E questo titolo?

“Nomadic è il perfetto nome per fondere la migrazione sia animale che umana, ingrediente principale dello spettacolo, che grazie alle illustrazioni di Marco Cazzato vengono viste e seguite dagli spettatori”.

In quale modo ha impostato allora il suo lavoro di regista?

“Mi sono chiesto in quale modo fondere i due ingredienti, parola e musica, in un laboratorio artistico  alchemico, e la risposta è stata quella di realizzare un contenitore dove tutti i protagonisti sono racchiusi e dialogano all'interno di un tulle .Per rendere il tutto ancora più laboratoriale, come un’officina artigianale, io e Michele Moser (responsabile video) siamo sul palco per una fusione totale dello spettacolo. Importante per me era di rendere Telmo protagonista assieme ai musicisti e quindi anche lui è all’interno del contenitore per un piano di visione il più possibile comune”.

Lei cura anche il light design dello spettacolo.

“Oltre alla regia mi è stato chiesto di pensare anche all’aspetto luci perché la difficoltà era quella di non creare il classico show musicale fatto oramai da luci che si muovono e disegnano lo show ma da una visione più poetica e minimale e per chi mi conosce sa che questi sono i miei punti di forza”.

Oltre ai due noti autori sul palco artisti del calibro di Angela Baraldi, Andrea Chimenti, Antonio Aiazzi, Beppe Brotto e Simone Filippi: quanto è difficile far convivere appunto questi personaggi in Nomadic?

“Non è stato difficile dato che siamo una grande famiglia: ognuno di noi si conosce da molti anni e quindi è semplice lavorare assieme , il clima che si respira ad ogni replica è fantastico".

Come avete scelto la colonna sonora che unisce le suggestioni di C.S.I., Philip Glass, Litfiba, Claudio Rocchi, Marlene Kuntz, Pgr & Franco Battiato?

“Ci hanno pensato Maroccolo e Piovani per rendere questo spettacolo un evento unico dove la scrittura di Telmo si fonde con i testi delle canzoni riarrangiate da Gianni per un vero viaggio emozionale”.

Quale allora a suo avviso la forza di Nomadic?

“La forza di Nomadic è quella di essere diretto e comprensibile a tutti ma senza dare risposte o soluzioni da veggenti o saccenti, una formula perfetta anche per i giovani per apprendere nozioni sul fenomeno delle migrazioni e sulla consapevolezza che senza confini il mondo sarebbe davvero molto più bello”.