TRENTO. Debutterà stasera, alle 20.30 al Teatro San Marco a Trento, lo spettacolo «Soli. Storia di una madre e del figlio Hikikomori», una produzione della compagnia territoriale «Alla Ribalta» con regia di Jennifer Miller e testo di Stefania Scartezzini (autrice del libro per bimbi «Non ho parole» dedicato ad Antonio Megalizzi). La messa in scena sarò seguita da un dialogo aperto con i referenti di "AMA" - associazione trentina di auto mutuo aiuto che offre ascolto, orientamento e strumenti ai genitori di figli che tagliano i contatti con il mondo esterno; è partner del progetto - per esplorare le connessioni tra arte e sfera sociale.

Jennifer, quando ha sentito l'esigenza di raccontare la realtà di chi vive il ritiro sociale?

Un anno e mezzo fa una collega attrice mi ha messa in contatto con sua figlia, Stefania Scartezzini, perché ci riteneva artisticamente compatibili. Fortunata fu questa intuizione: Stefania mi ha consegnato questa storia dedicata al rapporto tra una madre e suo figlio Hikikomori con l'intento di risaltare anche le sensazioni di un genitore che si trova a vivere la sofferenza isolante del figlio. "Alla Ribalta", di cui sono direttrice artistica, ha come mission il teatro sociale e comunitario: ho realizzato subito quanto fosse potente portare un punto di vista spesso trascurato. Lavoriamo spesso a produzioni con spaccati sociali di chi vive al margine per dare la possibilità a chi vi si identifica di sentirsi visto attraverso lo specchio dell'arte.

È stato arduo dare voce a due diverse sensibilità?

«Gli attori hanno avuto modo di cogliere più prospettive nella loro ricerca attoriale sul personaggio, la cui ricchezza emotiva trova origine nel bacino interiore degli attori stessi. È stata senza dubbio una bella sfida raccontare l'immobilità di un isolamento quale grido e bisogno di fermarsi, in relazione al tumulto vivido e drammatico delle emozioni. L'ho colta mostrando il contrasto tra il mondo del giovane Matteo e quello della madre Alessia con differenti luci, costumi e proiezioni videografiche (curate da Giulia Brighenti)».

Quale rapporto avete instaurato con "Ama" di Trento?

«Sin dall'inizio abbiamo collaborato con la psicoterapeuta Giulia Tomasi, esperta in ritiro sociale volontario e Hikikomori. È stata ospite nel nostro format di Youtube "Le pillole del martedì", in una finestra colloquiale in cui ha fornito strumenti utili alle famiglie e modalità di riconoscimento di una normale crisi adolescenziale, differenziandola da un isolamento. Il cast ha approfondito con lei la responsabilità che una famiglia ha di fronte all'obbligo formativo di un giovane e, al tempo stesso, il ritiro sociale di un maggiorenne. Ieri mattina abbiamo incontrato un centinaio di studenti trentini: hanno voluto capire quale sia l'atteggiamento migliore da assumere qualora un compagno non dovesse presentarsi a scuola per un lungo periodo.

Quale lavoro ha dovuto fare, come regista?

Il teatro è un mezzo capace di arrivare al cuore del pubblico grazie ad archetipi, simboli, suoni e immagini. È un'arte comunitaria: richiede la presenza dell'altro, più persone nel backstage e il respiro del pubblico come fiamma che lo mantiene vivo. Dopo un gran lavoro di ricerca e lettura materiali, ho delineato una resa fine, elegante e veritiera. Abbiamo dato poi spazio alla fase di disegno, le scene sono di Andrea Coppi, comprendendo l'importanza di collocare una porta divisoria al centro del palcoscenico. Ho lavorato molto per conferire movimento alla staticità derivante dalla frustrazione dei due personaggi».

Cosa vorreste trasmettere al pubblico?

Come ricorda Giulia Tomasi, quando un ragazzo si ritira vi è un intero nucleo familiare sofferente. Non si tratta di pigrizia e non basta la buona volontà per uscirne, serve sensibilizzare. Associazioni come "Ama" di Trento hanno spazi di ascolto per famiglie e ragazzi e forniscono a tutti input informativi sul fenomeno. Con "Soli" vorremmo informare in merito a cosa realmente sia il ritiro sociale volontario, offrendo una prospettiva diversa dalla consueta. Far sentire meno sola una famiglia immersa nell'Hikikomori, fosse anche nel tragitto tra auto e teatro, sarebbe una vittoria.